Favoriti, emergenti, outsider: i papabili e il gioco delle alleanze
di Iacopo ScaramuzziI conti veri si faranno solo in Cappella Sistina, quando, separati dal mondo esterno e sotto lo sguardo del Dio michelangiolesco, i 133 cardinali elettori metteranno nell’urna la scheda sulla quale avranno scritto il nome di «colui che», è la formula, «secondo Dio, ritengo debba essere eletto». Solo allora si capirà quali sono i veri pesi in campo, come si sono coagulati i consensi, quanto sono forti le candidature ipotizzate in questi giorni, pallottolieri alla mano.
Il Conclave si apre mercoledì, se la fumata bianca arrivasse già giovedì, si ragiona Oltretevere, sarà Papa Parolin. Sulla carta è il nome più forte, c’è chi gli attribuisce già un pacchetto di una quarantina di voti. Il Segretario di Stato di Francesco è uno dei pochi cardinali conosciuti da tutti gli altri e la sua caratura diplomatica ha un forte appeal in questo agitato frangente geopolitico. Il “partito dei nunzi” lo sostiene convintamente, così diversi porporati di Curia ma anche dal resto del mondo, dal Messi…
I conti veri si faranno solo in Cappella Sistina, quando, separati dal mondo esterno e sotto lo sguardo del Dio michelangiolesco, i 133 cardinali elettori metteranno nell’urna la scheda sulla quale avranno scritto il nome di «colui che», è la formula, «secondo Dio, ritengo debba essere eletto». Solo allora si capirà quali sono i veri pesi in campo, come si sono coagulati i consensi, quanto sono forti le candidature ipotizzate in questi giorni, pallottolieri alla mano.
Il Conclave si apre mercoledì, se la fumata bianca arrivasse già giovedì, si ragiona Oltretevere, sarà Papa Parolin. Sulla carta è il nome più forte, c’è chi gli attribuisce già un pacchetto di una quarantina di voti. Il Segretario di Stato di Francesco è uno dei pochi cardinali conosciuti da tutti gli altri e la sua caratura diplomatica ha un forte appeal in questo agitato frangente geopolitico. Il “partito dei nunzi” lo sostiene convintamente, così diversi porporati di Curia ma anche dal resto del mondo, dal Messico agli Stati Uniti all’Asia. Le fake news sulla salute non lo hanno scalfito, sono anzi la riprova della solidità della sua posizione.
Può averlo indebolito, almeno agli occhi di alcuni elettori, la gestione del caso Becciu, il porporato sardo che di Parolin è stato a lungo numero due ed è stato escluso all’ultimo dal Conclave. Ai cardinali statunitensi in sintonia con Donald Trump il Segretario di Stato è inviso per l’accordo con Pechino che, in un gioco di specchi, anche gli apparatchik cinesi più intransigenti boicottano. Altro cardinale forte, ma figura per molti versi sovrapponibile a Parolin, è quella del filippino Louis Antonio Tagle, prefetto di Propaganda Fide capace di calamitare non pochi voti asiatici. L’associazione statunitense BishopAccountability in questi giorni lo ha accusato di aver fatto poco contro i preti pedofili, i vescovi filippini lo hanno difeso.
Il drappello di cardinali convintamente conservatori, una quindicina o poco più, potrebbero unirsi al primo scrutinio dietro la bandiera dell’arcivescovo di Budapest Peter Erdo, per poi virare su un candidato più forte. Sullo stesso Parolin – l’ambasciatore ungherese presso la Santa Sede, Eduard Habsburg ieri ha voluto smentire «ogni speculazione di un accordo pre-Conclave» tra Erdo e Parolin – sullo svedese Anders Arborelius o sul patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa, che – il meno italiano degli italiani – suscita curiosità trasversali nonostante abbia solo 60 anni: fermo nella dottrina, carattere risoluto, parla in modo carismatico e la sua esposizione, già alta, è aumentata con l’ultima guerra in Medio Oriente.
La vera incognita, a questo stadio, è come si orienterà il resto dei cardinali, che, con un’ottantina di voti, è la maggioranza del collegio. Tra di loro c’è un’ampia area, sinora non organizzatissima, che vuole scongiurare che l’eredità di Francesco venga diluita o addirittura sconfessata. Se molti paroliniani ritiengono che il pontificato dell’argentino abbia creato un po’ di «confusione» (così Beniamino Stella nelle congregazioni generali), e ora ci vorrebbe una figura più calma, che agisca più ordinatamente, per i bergogliani doc Parolin è stato troppo cauto e non ha assecondato a sufficienza la spinta riformista di Francesco. Nell’arcipelago dei 61 cardinali che hanno partecipato alle assemblee sinodali spiccano il gesuita lussemburghese Jean-Claude Hollerich e il gioviale maltese Mario Grech, che del sinodo sono segretario e relatore e al Conclave saranno i portabandiera.
Dopo il Pontefice argentino venuto «quasi dalla fine del mondo», non è probabile, ma neppure escluso, un altro outsider, e non mancano figure di rilievo come il congolese Fridolin Ambongo e l’indiano Neri Ferrao, arcivescovo di Goa, astro nascente dei vescovi asiatici. In un collegio dove la gran maggioranza dei cardinali sono o sono stati alla guida di una diocesi, di certo, si cerca una figura più marcatamente pastorale, capace di parlare alla testa ma anche ai cuori dei fedeli. Come il salesiano spagnolo Cristobal Lopez Romero, oggi arcivescovo di Rabat, in Marocco, molti anni in America latina, l’arcivescovo di Bologna Matteo Zuppi, o, soprattutto, il pacioso Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia e teologo di vaglia: il sospetto era che il suo punto debole fosse la lingua, alla messa che ha celebrato ieri nella parrocchia di Santa Maria ai Monti ha parlato in un italiano non perfetto ma fluente.
Potrebbero infine crescere nelle ultime ore le personalità capaci al contempo di rassicurare i più tentennanti e rinfrancare i più riformisti: c’è il portoghese José Tolentino de Mendonca, 59 anni, c’è l’arcivescovo di Algeri, il domenicano Jean-Paul Vesco, 63 anni (ma sono ancora un po’ giovani). Molti guardano al discreto agostiniano Francis Robert Prevost, 69 anni, il meno americano degli americani, finora prefetto del cruciale dicastero dei vescovi, alle spalle venti anni in Perù, prima da missionario e poi da vescovo: carismatico e pragmatico, è riconosciuto da tutti per le sue capacità di ascolto e collaborazione.