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Il silenzio sul Conclave, quando il vincolo viene violato

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I cardinali hanno la consegna del segreto, i collaboratori rischiano la scomunica. Ma ciò che è successo in passato è trapelato: dal testa a testa che elesse Roncalli ai voti per Wojtyla già ad agosto del 1978
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Quel che accadde nell’agosto del 1978 è un segreto di pulcinella: tutti sanno che i due veri papabili, Giuseppe Siri e Giovanni Benelli, vennero abbattuti dai veti incrociati, ma il fronte italiano, per così dire, resse: spuntò a sorpresa il nome di Albino Luciani, patriarca di Venezia, e venne rapidamente eletto Papa, scegliendo il nome di Giovanni Paolo I. Meno noto è un altro episodio. Tornato a casa, in un altro continente, uno dei cardinali elettori si lasciò andare a qualche confidenza, nonostante in teoria quello che succede in Conclave dovrebbe essere segreto. Questo porporato, però, non pensava di compiere una grave infrazione: il Pontefice era appena stato eletto, il prossimo Conclave chissà quando sarebbe stato, e insomma svelare quel che era appena accaduto non faceva male a nessuno. Raccontò a un confidente che i cardinali dell’area francese e germanica avevano in realtà adocchiato un giovane e semisconosciuto confratello polacco, tal Karol Wojtyla, che effettivamente pre…

Quel che accadde nell’agosto del 1978 è un segreto di pulcinella: tutti sanno che i due veri papabili, Giuseppe Siri e Giovanni Benelli, vennero abbattuti dai veti incrociati, ma il fronte italiano, per così dire, resse: spuntò a sorpresa il nome di Albino Luciani, patriarca di Venezia, e venne rapidamente eletto Papa, scegliendo il nome di Giovanni Paolo I. Meno noto è un altro episodio. Tornato a casa, in un altro continente, uno dei cardinali elettori si lasciò andare a qualche confidenza, nonostante in teoria quello che succede in Conclave dovrebbe essere segreto. Questo porporato, però, non pensava di compiere una grave infrazione: il Pontefice era appena stato eletto, il prossimo Conclave chissà quando sarebbe stato, e insomma svelare quel che era appena accaduto non faceva male a nessuno. Raccontò a un confidente che i cardinali dell’area francese e germanica avevano in realtà adocchiato un giovane e semisconosciuto confratello polacco, tal Karol Wojtyla, che effettivamente prese qualche voto già a quel Conclave. Ma la cosa finì lì. Nel giro di 33 giorni, però, Giovanni Paolo I morì all’improvviso. I cardinali elettori tornarono in fretta e furia a Roma per il secondo Conclave di quell’anno. E quell’indiscrezione su Wojtyla si rivelò un’informazione delicatissima, e azzeccata. Venne eletto Giovanni Paolo II, e governò per oltre un quarto di secolo.

Teoria e prassi

Le notizie su quel che succede in Conclave sono così: riservatissime, in teoria segrete, ma oltrepassano non di rado le mura della Cappella Sistina. Le norme sono chiare, ma con una importanza distinzione: chi viola il segreto è sanzionato con la scomunica solo se non è un cardinale. Un intero capitolo della costituzione apostolica Universi Dominici Gregis è dedicato alla “osservanza del segreto su tutto ciò che attiene l’elezione”. Ma mentre per i pochi ammessi al Conclave per assistere i cardinali (cerimonieri, confessori, infermieri) è previsto che, se violassero il segreto, “incorrerebbero nella pena della scomunica latae sententiae riservata alla Sede Apostolica”, per i porporati elettori la normativa nutre una sorta di riserva di fiducia nei confronti della loro coscienza: ad essi è ordinato infatti, “graviter onerata ipsorum conscientia”, di “conservare il segreto su queste cose anche dopo l'avvenuta elezione del nuovo Pontefice, ricordando che non è lecito violarlo in alcun modo, se non sia stata concessa al riguardo una speciale ed esplicita facoltà dallo stesso Pontefice”. Vietato, ad ogni modo, ogni “mezzo di ripresa o trasmissione audiovisiva”. Per tutto lo svolgimento delle elezioni i cardinali sono “tenuti ad astenersi da corrispondenza epistolare e da colloqui anche telefonici o per radio con persone non debitamente ammesse negli edifici a loro riservati” nonché “dal ricevere o inviare messaggi di qualsiasi genere al di fuori della Città del Vaticano”. E’ loro vietato “di ricevere stampa quotidiana o periodica, di qualsiasi natura, così come di ascoltare trasmissioni radiofoniche o di vedere trasmissioni televisive”. Tranne gli assistenti ammessi dalle norme (infermieri, confessori, cerimonieri) a chiunque altro, in Vaticano, incontrasse un cardinale (che, ad esempio, vuole andare a piedi da Casa Santa Marta alla Cappella Sistina) “è fatto assoluto divieto di intrattenere colloquio, sotto qualsiasi forma, con qualunque mezzo e per qualsiasi motivo”. Per tutelare i cardinali elettori “dall’altrui indiscrezione e da eventuali insidie, che potrebbero essere tese alla loro indipendenza di giudizio e alla loro libertà di decisione”, infine, è proibito “assolutamente” che siano usati “strumenti tecnici di qualunque genere, che servano a registrare, riprodurre e trasmettere voci, immagini o scritti”.

La consegna del silenzio

L’Ordo Rituum Conclavis prevede che l’avvertimento a non rivelare nulla di quel che accade durante le votazioni è esplicitato dal decano del collegio cardinalizio – o da chi guida il Conclave al posto suo – ai cardinali appena entrati nella Cappella Sistina. E’ severamente vietato registrare in audio o video tutto ciò che accadrà lì dentro. Come è noto, del resto, è proprio questa la natura del Conclave, un evento che deve svolgersi in rigida separatezza dal resto del mondo, al momento in cui si svolge e per l’eternità. Per questo le schede di voto non vengono conservate in qualche archivio segreto ma bruciata subito dopo lo spoglio (la fumata bianca o nera), per questo i cardinali vivono reclusi dentro il Vaticano, a Casa Santa Marta, per questo al loro arrivo devono sottoporsi ai controlli del metal detector e lasciare ogni possibile strumento di comunicazione con il mondo esterno, per questo anche le finestre delle loro camere sono sigillate. Non solo: con lo sviluppo delle tecnologie moderne, e la loro pervasività, si sono moltiplicati anche gli accorgimenti per evitare fughe di notizie involontarie. Le finestre della Cappella Sistina sono oscurate, gli ambienti bonificati prima dell’inizio del Conclave, per prevenire la presenza di cimici, e schermati elettronicamente tramite jammer, apparati in grado di inibire ogni tipo di comunicazione Gsm e Gps (nel 2005 una troupe televisiva tedesca ricevette un sms che preannunciava l’elezione di Joseph Ratzinger) nonché possibili intercettazioni. Nel 2005, tenuto in considerazione il fatto che molti cardinali sono anziani e hanno qualche problema di udito, venne usato un microfono, ma il suono poteva essere percepito al di fuori della Sistina, ad esempio dalle Guardie Svizzere che piantonavano la cappella: per questo nel 2013 venne bandito anche questo strumento di amplificazione, e venne incaricato un cardinale dalla voce particolarmente tonante, il messicano Juan Sandoval Iniguez, di proclamare a voce alta i risultati dei voti.

Rivelazioni e interessi

Nel corso della storia, tuttavia, non sono mancati resoconti anche dettagliati di ciò che è successo durante il Conclave. Racconti a cui evidentemente fare la tara – a motivare una simile infrazione del segreto, oltre al desiderio di verità, possono essere istanze politiche, o quantomeno il desiderio di mettere in luce una certa versione della storia – ma che rivestono un enorme interesse cronachistico. In tempi recenti il caso più noto è quello del “diario” di un cardinale pubblicato dal giornalista Lucio Brunelli sulla rivista Limes dopo il Conclave del 2005. In questa memoria si ricostruisce con dovizia di particolari come andò l’elezione di Joseph Ratzinger, che avrebbe ottenuto 47 voti nel primo scrutinio, 65 nel secondo, 72 nel terzo e 84 nel quarto, su 115 votanti. Ma questo “autorevole porporato” svela anche che l’elezione di Ratzinger fu fortemente avversata da un pezzo del collegio cardinalizio, e che, in particolare, l’opposizione si era inizialmente coagulata attorno ai due gesuiti Carlo Maria Martini e Jorge Mario Bergoglio, il secondo dei quali avrebbe raccolto su di sé una quantità di consensi minoritaria ma potenzialmente capace di bloccare l’elezione di Benedetto XVI. Secondo diverse ricostruzioni che si sono susseguite negli anni, tra Martini e Bergoglio all’epoca non c’era piena sintonia, e fu Martini, king maker di quel Conclave, che stornò su Ratzinger i voti raccolti da Bergoglio, per evitare che, se si fosse bruciato il nome di Ratzinger, sarebbe spuntato un altro nome (il cardinale Camillo Ruini?).

Il voto di Bergoglio

Dettagliatissimo, otto anni dopo, il racconto che del Conclave del 2013 ha fatto Gerard O’Connell nel libro “The election of Pope Francis”. Il noto giornalista, che aveva un rapporto di amicizia con Bergoglio ben prima del 2013, ha infatti avuto accesso a informazioni di prima mano sull’andamento delle votazioni, ricostruendo dinamiche elettorali, sommovimenti politici, numeri al pallottoliere. Se molti giornali italiani (ma non tutti) scrissero che il gran favorito di quel Conclave era l’allora arcivescovo di Milano, Angelo Scola, orientamento conservatore, che avrebbe potuto prendere fin dal primo scrutinio 40 o addirittura 50 voti, O’Connel racconta, pallottoliere alla mano, un’altra storia: al primo scrutinio Scola arrivò sì primo, ma con soli 30 voti, Bergoglio, che moltissimi (ma non tutti) i pronostici avevano ignorato, partì subito forte, piazzandosi secondo con 26 voti (27 in realtà, ma qualcuno scrisse male il suo cognome, Broglio), terzo il canadese conservatore Marc Ouellet, con 22 voti, quarto il cappuccino statunitense Sean O’Malley, molto impegnato nel contrasto agli abusi sessuali, che raccolse 10 voti, solo quinto, e con appena 4 voti, il brasiliano Pedro Odilo Scherer, candidato sostenuto da un pezzo di Curia romana, e poi una manciata di altri voti sparpagliati tra svariati altri possibili candidati. Nel giro di cinque scrutini (più uno scrutinio annullato perché nell’urna era finita una scheda di troppo), l’arcivescovo di Buenos Aires scalò le posizioni, superando Scola già al secondo voto, la mattina del 13 marzo, e arrivando ad essere eletto Papa, nel tardo pomeriggio di quel giorno, con 85 voti su 115 (Scola arrivò secondo con 32, Ouellet terzo con 13, Agostino Vallini, vicario dell’epoca per la diocesi di Roma, raccolse alla fine due voti, e O’Malley conservò un voto (si dice, ma O’Connell non lo conferma, che era il voto di Bergoglio).

Giovanni XXIII e i ceci

Ma a raccontare come sono andati i Conclavi a volte sono stati i Papi stessi. Giovanni XXIII raccontò qualcosa del Conclave che lo aveva eletto nel 1958, quando svelò che l’elezione si era giocata alla fine tra due contendenti, se stesso e il patriarca Agagianian: “Sapete”, disse nel corso di un’udienza al collegio armeno di Roma, “che il vostro cardinale e io eravamo come appaiati nel conclave dello scorso ottobre? I nostri nomi si avvicendavano or su, or giù, come i ceci nell'acqua bollente”.

Se un Papa svela il segreto

Più dettagliato è stato da ultimo Francesco. Che in un capitolo del libro-intervista El Sucesor, realizzato con il giornalista spagnolo Javier Martinez Brocal, ha voluto fare chiarezza su come andò il Conclave del 2005. Bergoglio, allora arcivescovo di Buenos Aires, conferma che nel 2005 arrivò a raccogliere 40 voti su 115: “Erano sufficienti a frenare la candidatura del cardinale Ratzinger perché se avessero continuato a votarmi, egli non avrebbe potuto raggiungere i due terzi necessari ad essere eletto Papa”. Francesco ha chiarito che l’obiettivo non era eleggerlo: “Questa non era l’idea di coloro che stavano dietro ai voti. La manovra consisteva nel porre il mio nome, bloccare la elezione di Ratzinger e poi negoziare un terzo candidato diverso. Mi raccontarono, molto tempo dopo, che non desideravano un Papa “straniero””. Ha continuato Bergoglio: “Mi usavano, ma dietro già stavano pensando a proporre un altro cardinale. Non erano d’accordo su chi sarebbe stato, ma stavano per lanciare un nome”. Ma “quando nel pomeriggio me ne sono reso conto, dissi a un cardinale latino-americano, il colombiano Dario Castrillon: “Non scherzate con la mia candidatura, perché adesso stesso dirò che non accetterò, eh? Lasciatemi qui”. E così uscì eletto Benedetto”. “Era il mio candidato”, ha precisato il successore di Ratzinger. Quanto al segreto del Conclave, “i cardinali giurano di non rivelare quello che succede nel Conclave”, ha detto Francesco, “però i Papi hanno la licenza di raccontarlo”.

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