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Extra omnes e prima fumata, il mondo guarda a San Pietro. I papabili alla prova del voto

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Alle 16.30 al via i riti del Conclave, poi i cardinali rimarranno soli nella Sistina. Per l’evento attese 250mila persone. Verso le 19 il responso dell’unico scrutinio
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CITTÀ DEL VATICANO – Fuori tutti, è il momento di votare. Sedici giorni dopo la morte di papa Francesco, stasera attorno alle 19 arriverà una fumata dalla Cappella Sistina. Sarà nera, ma non sarà inutile: nelle schede del primo scrutinio compariranno i nomi che aspirano a un’elezione rapida, da provare a concretizzare già nella mattinata di domani. Gli occhi dei cardinali più esperti riusciranno a leggerci dentro anche i potenziali equilibri per le alleanze da far maturare stasera, quando gli elettori torneranno a Santa Marta per la cena e partiranno i conciliaboli.

Da domani, poi, si procede al ritmo di 4 votazioni al giorno. Fumate previste dopo le 12 e le 19, ma se si raggiungesse il quorum in uno scrutinio intermedio potrebbe arrivarne una bianca a sorpresa verso le 10 o le 17.

Il tempo delle assemblee plenarie ormai è finito. Ieri mattina c’è stata l’ultima congregazione generale, la dodicesima: altri ventisei interventi, in totale ce ne sono stati più di 250 in questi giorn…

CITTÀ DEL VATICANO – Fuori tutti, è il momento di votare. Sedici giorni dopo la morte di papa Francesco, stasera attorno alle 19 arriverà una fumata dalla Cappella Sistina. Sarà nera, ma non sarà inutile: nelle schede del primo scrutinio compariranno i nomi che aspirano a un’elezione rapida, da provare a concretizzare già nella mattinata di domani. Gli occhi dei cardinali più esperti riusciranno a leggerci dentro anche i potenziali equilibri per le alleanze da far maturare stasera, quando gli elettori torneranno a Santa Marta per la cena e partiranno i conciliaboli.

Da domani, poi, si procede al ritmo di 4 votazioni al giorno. Fumate previste dopo le 12 e le 19, ma se si raggiungesse il quorum in uno scrutinio intermedio potrebbe arrivarne una bianca a sorpresa verso le 10 o le 17.

Il tempo delle assemblee plenarie ormai è finito. Ieri mattina c’è stata l’ultima congregazione generale, la dodicesima: altri ventisei interventi, in totale ce ne sono stati più di 250 in questi giorni. Si è parlato delle riforme che devono essere portate avanti rispetto all’economia vaticana, alla legislazione contro gli abusi, alla sinodalità, al rapporto tra Papa e cardinali. Si è pure compiuto il gesto simbolico di annullare i sigilli di Francesco, compreso l’anello del pescatore. Era l’ultimo giorno utile per farlo.

Da oggi gli ultraottantenni si staccano, il loro compito si chiude nella basilica di San Pietro, dove il decano Giovanni Battista Re presiede alle 10 la messa pro eligendo pontifice alla presenza di tutto il collegio cardinalizio. Poi i 133 elettori entreranno definitivamente nel perimetro, isolato con i sigilli di piombo, che si trova tra l’ex residenza di Bergoglio e la Cappella affrescata da Michelangelo. Le reti telefoniche verranno schermate in tutto il territorio vaticano, compresa la basilica ma esclusa la piazza. E alle 16,30 dalla Cappella Paolina partirà la processione con i cardinali che canteranno l’inno Veni, creator spiritus. Nella Sistina ci sarà il giuramento: uno alla volta, pronunceranno la formula in latino toccando con la mano il Vangelo. Poi sarà il momento dell’extra omnes, pronunciato dal maestro delle cerimonie pontificie, Diego Ravelli. L’indiano George Jacob Koovakad, l’ultimo per nomina tra i cardinali dell’ordine dei diaconi, chiuderà le porte. E gli elettori scompariranno dalla vista del mondo, degli oltre 5.300 giornalisti accreditati, dei 250mila fedeli che, secondo le stime della Protezione civile, si preparano ad accorrere per l’insediamento del nuovo Papa.

Ai cardinali in Conclave verrà proposta una meditazione dal novantenne frate Raniero Cantalamessa, l’ex predicatore della casa pontificia che non ha rinunciato al saio nemmeno quando Bergoglio gli ha concesso la porpora.

Quando finirà di parlare, anche lui uscirà dalla Cappella insieme a monsignor Ravelli. All’esterno delle porte verranno posizionate le guardie. I 133 saranno soli, costituiranno il seggio sotto la guida di Pietro Parolin, il più anziano tra i cardinali elettori dell’ordine dei vescovi. Tra i suoi compiti ci sarebbe anche quello di chiedere al futuro prescelto se è disposto ad accettare e in caso affermativo con quale nome vuole essere chiamato. Sempre ammesso che non sia proprio Parolin a raggiungere il quorum degli 89 voti, in quel caso sarebbe la voce di Ferdinando Filoni a chiedere in latino: “Acceptasne eleptionem?”.

Il nome del Segretario di Stato di Bergoglio apparirà di sicuro nel primo scrutinio e sarà il riferimento con il quale misurarsi. Anche le porpore asiatiche si presenteranno compatte su un candidato. Gli africani proveranno a puntare probabilmente su Fridolin Ambongo Besungu. C’è da attendersi un candidato su cui si conteranno i conservatori e non è detto che sia subito quello su cui punteranno come opzione definitiva. I bergogliani, che costituiscono la maggioranza ma sono una galassia variegata, dovrebbero proporre profili diversi per poi valutare una sintesi. Tutto questo, però, resterà segreto, nella Sistina. «A un certo punto davanti alla scheda saremo soli — diceva ieri l’arcivescovo francese di Algeri, Jean-Paul Vesco — Presteremo giuramento. E saremo di fronte a noi stessi e a Dio».

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