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Il cardinale Calcagno: “La scheda e il Giudizio universale, che tensione si prova nella Sistina”

Il cardinale Domenico Calcagno nella messa pro eligendo pontifice

 (reuters)

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Nel 2013 partecipò al Conclave che elesse Bergoglio: “Quel risultato non fu del tutto inatteso. Nemmeno per lui, probabilmente”
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Stavolta la scena l’ha vista in tv. «Spondeo, voveo ac iuro…». Le voci che si spezzano, le mani che tremano appoggiandosi sul Vangelo. Domenico Calcagno oggi è fuori dalla Sistina perché ha superato il limite d’età fissato per gli elettori, ma il 12 marzo 2013 quando si apriva il Conclave che poi avrebbe eletto Bergoglio, era vestito di porpora, il terzultimo della fila. All’epoca aveva 70 anni, era il presidente dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio apostolico. Non si inceppò nel leggere la formula. «Ma c’era un’emozione straordinaria, certo. Sono momenti che si fa fatica anche a descrivere».

Ci provi, eminenza.

«Si avverte una tensione infinita, tutti ci chiedono di eleggere un Papa conforme alla volontà di Dio, ma sarebbe più corretto dire: a quella che si ritiene sia la volontà di Dio. Diciamo che un po’ di patema ti viene».

Qual è il momento peggiore?

«Quando si fa cadere la scheda nell’urna, sotto all’affresco del Giudizio universale di Michelangelo che mette una cert…

Stavolta la scena l’ha vista in tv. «Spondeo, voveo ac iuro…». Le voci che si spezzano, le mani che tremano appoggiandosi sul Vangelo. Domenico Calcagno oggi è fuori dalla Sistina perché ha superato il limite d’età fissato per gli elettori, ma il 12 marzo 2013 quando si apriva il Conclave che poi avrebbe eletto Bergoglio, era vestito di porpora, il terzultimo della fila. All’epoca aveva 70 anni, era il presidente dell’Apsa, l’amministrazione del patrimonio apostolico. Non si inceppò nel leggere la formula. «Ma c’era un’emozione straordinaria, certo. Sono momenti che si fa fatica anche a descrivere».

Ci provi, eminenza.

«Si avverte una tensione infinita, tutti ci chiedono di eleggere un Papa conforme alla volontà di Dio, ma sarebbe più corretto dire: a quella che si ritiene sia la volontà di Dio. Diciamo che un po’ di patema ti viene».

Qual è il momento peggiore?

«Quando si fa cadere la scheda nell’urna, sotto all’affresco del Giudizio universale di Michelangelo che mette una certa soggezione. In cuor mio pensavo: se Gesù dovesse giudicarmi per quello che sto facendo adesso sarebbe contento?».

E a posteriori cosa pensa, sarà stato contento del voto che ha dato?

«Me lo sono chiesto anche in seguito: penso di sì»

Oltre cento cardinali, tutti con questa tensione emotiva. Finito di votare, quando tornavate a Santa Marta e vi sedevate a tavola com’era l’atmosfera? Vi parlavate?

«Certo, si parlava. Ma non c’era tensione tra noi, anzi. Era bello trovarsi con persone che provenivano da tutto il mondo, non ci conoscevamo e quella era un’ottima occasione. Si discuteva di tutto, ma si finiva sempre lì: alle questioni fondamentali della Chiesa e soprattutto al Papa che avremmo dovuto eleggere».

I posti erano prefissati come nella Sistina o si sceglieva a simpatia?

«Si sceglieva liberamente e si cambiava ad ogni pasto. Nella sala ci sono tavoli rotondi da otto posti. Poi chi voleva poteva restare negli spazi comuni, sempre all’interno di Santa Marta. C’era chi passeggiava nell’atrio, altri prendevano il caffè. Io no: andavo in stanza a riposare. Quell’unica sera tra l’extra omnes e la fumata bianca ero davvero stanco».

Si è trovato qualche volta accanto al cardinale Bergoglio?

«No, eravamo distanti in Sistina e non ci è mai capitato di sedere allo stesso tavolo. Lo conoscevo poco, solo di nome. Mi sarebbe poi capitato di pranzare spesso con lui sempre a Santa Marta, ma dopo la sua elezione».

E com’era a pranzo?

«Aveva momenti di grande serenità e allegria, altri in cui sentiva il peso della responsabilità».

Papa Francesco vi ha tenuto in conclave la sera dopo la fumata bianca. Ha poi raccontato di un brindisi nel quale vi avrebbe bonariamente richiamato dicendo: vi perdono per quello che avete fatto.

«Un po’ di sorpresa per la sua elezione c’è stata, ma direi che il risultato non era del tutto inatteso. Nemmeno per lui, probabilmente».

Lo scrutinio decisivo in quel caso fu il quinto, quello della sera dopo l’inizio del Conclave. A pranzo avevate avuto già il sentore che la decisione fosse imminente?

«Un po’ sì. Chissà invece come andrà adesso, speriamo facciano presto».

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