CITTÀ DEL VATICANO – Fino alle 19,20 di oggi Roberto Francis Prevost non è stato un personaggio mediatico. Poche dichiarazioni pubbliche, rarissime interviste. Parlando al Tg1 raccontò delle sue origini, statunitensi sì ma piuttosto cosmopolite: "Io sono nato negli Stati Uniti. I miei genitori tutti e due anche nati a Chicago, però i nonni erano tutti immigrati, francesi, spagnolo. Sono cresciuto in una famiglia molto cattolica, i genitori tutti e due molto impegnati nella parrocchia”. Poi la vocazione: "Con i preti diocesani, è nata l'idea della possibilità di diventare sacerdote. Dopo ho conosciuto la mia famiglia religiosa, gli Agostiniani”. E a 14 anni l’ingresso in seminario, poi “l’inquietudine” che lo ha spinto a partire missionario in Perù. Ma quando in altre occasioni pubbliche si è trovato a parlare della sua idea di Chiesa sono riecheggiate tre parole: umiltà, sinodalità, unità.
CITTÀ DEL VATICANO – Fino alle 19,20 di oggi Roberto Francis Prevost non è stato un personaggio mediatico. Poche dichiarazioni pubbliche, rarissime interviste. Parlando al Tg1 raccontò delle sue origini, statunitensi sì ma piuttosto cosmopolite: "Io sono nato negli Stati Uniti. I miei genitori tutti e due anche nati a Chicago, però i nonni erano tutti immigrati, francesi, spagnolo. Sono cresciuto in una famiglia molto cattolica, i genitori tutti e due molto impegnati nella parrocchia”. Poi la vocazione: "Con i preti diocesani, è nata l'idea della possibilità di diventare sacerdote. Dopo ho conosciuto la mia famiglia religiosa, gli Agostiniani”. E a 14 anni l’ingresso in seminario, poi “l’inquietudine” che lo ha spinto a partire missionario in Perù. Ma quando in altre occasioni pubbliche si è trovato a parlare della sua idea di Chiesa sono riecheggiate tre parole: umiltà, sinodalità, unità.
Cardinale Re profeta: “Stasera fumata bianca”. E papa Leone XIV prega e ricorda la Madonna di Pompei
Il nuovo compito affidato dal Papa ai nuovi cardinali, diceva quando ancora non era Leone XIV, è “una chiamata all'umiltà”, una dote “fondamentale per ogni discepolo di Cristo”. Era la vigilia del concistoro 2023, nel quale papa Francesco avrebbe concesso la berretta porporata al suo successore. Pochi mesi prima lo aveva chiamato a guidare il dicastero che istruisce le pratiche per le nomine in tutte le diocesi del mondo, da sottoporre poi al Papa. “Mi considero ancora missionario”, disse Prevost arrivando a Roma. Missionario lo era stato in Perù, dov’era arrivato frate agostiniano e diventato vescovo. “Ora ho una missione molto diversa ma anche una nuova opportunità di vivere una dimensione della mia vita che semplicemente è stata sempre rispondere sì quando ti chiedono un servizio”.
Ha risposto sì anche nella Sistina, quando gli hanno chiesto se fosse disposto ad accettare l’elezione a pontefice. Poi, affacciandosi vestito di bianco dalla Loggia di San Pietro, ha detto di volere una “Chiesa sinodale”. E cosa voglia dire lo aveva spiegato sempre nel 2023, in un dialogo con i frati agostin:iani: "Essere una Chiesa sinodale che sa ascoltare tutti è la via non solo per vivere personalmente la fede, ma anche per crescere in una vera fraternità cristiana".
In questo contesto, il ruolo dei vescovi – e quindi della gerarchia ecclesiastica – deve essere svolto nella consapevolezza che, quando "si parla della loro autorità”, si parla “essenzialmente di servizio". Queste parole Prevost le ha pronunciate proprio al sinodo del 2024, quando di nuovo parlò profeticamente proprio del ruolo del pontefice, citando il modello Francesco: “Dobbiamo fare attenzione: il Papa ha autorità su tutta la Chiesa ma ha chiarito che il suo ministero è a servizio degli altri” e proprio il dialogo sinodale è il mezzo per “comprendere in modo chiaro come esercitare tale autorità”.
In quell’occasione riferì un aneddoto, riportato all’epoca da Vatican News: alcuni "monaci buddisti, giunti a Roma per incontrare il Santo Padre, hanno ammesso di essere un po’ gelosi perché in nessun’altra parte del mondo si trova l’esperienza di una comunità mondiale basata su un principio di unità espresso in modo così chiaro”. Unità, appunto: in illo uno unum, nell’unico Cristo siamo uno, recita d’altra parte il motto del nuovo Papa.