Il cardinale Versaldi: “Al Conclave niente pausa caffè, un sollievo passeggiare verso la Sistina”
di Andrea GualtieriCITTÀ DEL VATICANO – Da Santa Marta alla Cappella Sistina ci sono poco più di quattrocento metri, i cardinali chiusi nel Conclave li percorrono quattro volte al giorno. “Non potendo fare jogging, almeno era un’occasione per fare walking”, ricorda con un sorriso Giuseppe Versaldi. Piemontese, prefetto emerito della Congregazione per l'educazione cattolica, ha compiuto i fatidici 80 anni nel 2023, quindi non può votare il nuovo Papa. Ma c’era nel 2013. Abituato a camminare molto – anche in questi giorni di congregazioni generali non disdegnava una passeggiata dopo pranzo, ma in incognito – rifiutava sempre il passaggio col minivan su cui, dopo la fumata bianca, venne scattata la foto suggestiva con Francesco seduto tra i porporati. “Nella Sistina si resta seduti per ore durante gli scrutini, mica c’è un coffee break”, racconta.
Nemmeno una pausa, eminenza?
“No, si procede spediti. C’è il pensiero costante di arrivare all’elezione. Io sentivo la preoccupazione per la gente fuori che…
CITTÀ DEL VATICANO – Da Santa Marta alla Cappella Sistina ci sono poco più di quattrocento metri, i cardinali chiusi nel Conclave li percorrono quattro volte al giorno. “Non potendo fare jogging, almeno era un’occasione per fare walking”, ricorda con un sorriso Giuseppe Versaldi. Piemontese, prefetto emerito della Congregazione per l'educazione cattolica, ha compiuto i fatidici 80 anni nel 2023, quindi non può votare il nuovo Papa. Ma c’era nel 2013. Abituato a camminare molto – anche in questi giorni di congregazioni generali non disdegnava una passeggiata dopo pranzo, ma in incognito – rifiutava sempre il passaggio col minivan su cui, dopo la fumata bianca, venne scattata la foto suggestiva con Francesco seduto tra i porporati. “Nella Sistina si resta seduti per ore durante gli scrutini, mica c’è un coffee break”, racconta.
Nemmeno una pausa, eminenza?
“No, si procede spediti. C’è il pensiero costante di arrivare all’elezione. Io sentivo la preoccupazione per la gente fuori che aspettava, non avrei voluto passasse il messaggio di spaccature. Sa, poi c’è sempre chi racconta storie di tensioni, confronti drammatici”.
Invece non è vero?
“Ma no, almeno io non le ho vissute in quell’occasione. Possono esserci idee contrapposte, ma non sono guerre. Anche perché poi nella Cappella c’è quell’immagine del Giudizio universale a ricordarci che siamo lì per cercare la volontà di Dio, non gli interessi personali. E a quel punto, quando si deposita la scheda nell’urna, magari non trema la mano ma io mi sentivo fremere la coscienza”.
Ieri la fumata nera è arrivata tardissimo, cosa ha pensato?
“Bisogna considerare che il primo giorno c’è la meditazione del predicatore, poi l’elezione degli scrutatori e una spiegazione pratica delle procedure. Molti sono alla prima esperienza, non è detto che abbiano letto approfonditamente la Universi dominici gregis oppure hanno qualche dubbio. La lingua può essere un problema, anche se quasi tutti ne parlano almeno due, quindi ci si aiuta”.
Le lingue diverse condizionano anche i conciliaboli?
“Relativamente. Ecco, per esempio la passeggiata tra Sistina e Santa Marta era anche un’occasione per discutere, scambiarsi idee sui nomi, sui risultati delle votazioni. Per di più in una cornice meravigliosa”.
Era davvero tutto isolato attorno al vostro cammino?
“Sì. Percorrevamo la strada che gira attorno all’abside, alle spalle della Basilica, e arriva nella piazza davanti a Santa Marta. Anche se in Vaticano ci sono attività che non si fermano durante il Conclave, tutta l’area viene interdetta quando si avvicina l’orario in cui gli elettori devono spostarsi. E si passeggia in una quiete assoluta”.