Scarpe nere e croce d’oro ma per ora il Papa non ha scelto l’alloggio
di Viola GiannoliNon più, e certo ora non servono, gli stivali fino al ginocchio che indossava due anni fa nel mezzo di un’alluvione in Perù, ma neanche le babbucce rosse del calzolaio Adriano Stefanelli che portava papa Ratzinger. Una mozzetta rossa portata sopra la talare nel primo affaccio da pontefice dalla Loggia delle benedizioni di San Pietro come Benedetto XVI, ma pure l’abito integralmente bianco al suo ritorno a casa, nel palazzo del Sant’Uffizio, identico a quello di Bergoglio. Una casula essenziale nella prima messa davanti ai cardinali, dove però è arrivato sul sedile posteriore di una Tiquan nera. Ortodosso nelle celebrazioni da pontefice, più semplice quando ritorna tra la sua gente.
È certo tutto ancora da capire, ma qualcosa si può pur provare a raccontare sullo stile portato da questo nuovo Papa, pastore, missionario in America Latina e pure teologo, canonista, poliglotta; agostiniano e dunque tradizionalista ma certo …
Non più, e certo ora non servono, gli stivali fino al ginocchio che indossava due anni fa nel mezzo di un’alluvione in Perù, ma neanche le babbucce rosse del calzolaio Adriano Stefanelli che portava papa Ratzinger. Una mozzetta rossa portata sopra la talare nel primo affaccio da pontefice dalla Loggia delle benedizioni di San Pietro come Benedetto XVI, ma pure l’abito integralmente bianco al suo ritorno a casa, nel palazzo del Sant’Uffizio, identico a quello di Bergoglio. Una casula essenziale nella prima messa davanti ai cardinali, dove però è arrivato sul sedile posteriore di una Tiquan nera. Ortodosso nelle celebrazioni da pontefice, più semplice quando ritorna tra la sua gente.
È certo tutto ancora da capire, ma qualcosa si può pur provare a raccontare sullo stile portato da questo nuovo Papa, pastore, missionario in America Latina e pure teologo, canonista, poliglotta; agostiniano e dunque tradizionalista ma certo un po’ anomalo; bergogliano però cauto; rassicurante con i segni della tradizione e le stole e le croci d’oro ma più sobrio, lontano dagli eccessi del camauro o del galero calzati sul capo da papa Ratzinger.
Nella sua ultima uscita, ieri mattina, nella Cappella Sistina in cui ha rimesso piede da Papa, Leone si è presentato con la croce pastorale realizzata per Benedetto XVI usata poi anche da Francesco. E ha scelto di vestire la casula donata al suo predecessore nel 2022 all’Aquila in occasione della Perdonanza celestiniana: un abito bianco e oro, lineare, con i simboli della Croce di Collemaggio.
Eppure più indietro, all’Habemus Papam Prevost aveva riportato sulla Loggia la mantellina rossa mandata in pensione da Bergoglio sopra la talare disegnata dal sarto di Borgo Pio, Raniero Mancinelli: «L’ho riconosciuta - ha raccontato l’artigiano nella sua bottega - Ci avevo lasciato una firma da sarto, visibile anche sotto la mozzetta. Era la taglia media tra quelle che avevo realizzato, una 54». Altri ordini però non sono arrivati, richieste di fare un orlo nemmeno. Le vesti di Leone XIV vanno bene così, lunghe il giusto da scoprire solo le scarpe. Nere, come quelle ormai consunte che indossava Bergoglio. «Che bello che non ha messo le rosse, si vede che non è cambiato», ha commentato una sua cugina, Carmen Prevost, che lo conosce bene.
Qualcosa in verità di diverso c’è: l’utilitaria anonima con la quale per giorni ha schivato i crocicchi di giornalisti piazzati davanti alle congregazioni generali ha lasciato il posto a un suv della Volkswagen su cui siede dietro, dal lato del passeggero. Con quella è rientrato giovedì sera, da Leone XIV, nel suo appartamento al Sant’Uffizio, accolto dagli altri condomini: suore, impiegati e dipendenti vaticani. Quand’è sceso dall’auto però la mozzetta, le stole, le croci d’oro dell’indulgenza erano sparite: Prevost indossava solo la talare, la papalina e la croce d’argento. Di nuovo come Francesco.
È lì, al Sant’Uffizio, nel quartiere di Borgo, che il nuovo Papa vive dal 2023, da quando Bergoglio lo ha nominato prefetto del Dicastero dei vescovi, ed è lì che per ora ha deciso di continuare ad abitare. Non a Casa Santa Marta, come aveva preferito, infrangendo la tradizione, Francesco e nemmeno, per ora, nel Palazzo apostolico che come a ogni nuova elezione è in ristrutturazione. Poi chissà. Momentaneamente cambierà forse solo l’abitudine di muoversi ogni giorno, come negli ultimi due anni, verso l’Ordine degli agostiniani per pranzare e celebrare messa.