Il cardinale Mamberti: “Sorpreso dal nome scelto dal Papa, per l’habemus papam non ho fatto le prove”
di Andrea GualtieriDica la verità, eminenza: aveva fatto le prove a casa? «No, no. Glielo assicuro». Dominique Mamberti ride divertito. La formula che tutti attendevano, il cardinale protodiacono l’ha pronunciata senza esitare, ha persino adattato i tempi assecondando i ritmi dell’entusiasmo che saliva dalla folla. «Sì, perché c’è stato un boato dopo la prima parte, quando ho detto: annuntio vobis gaudium magnum. Quindi mi sono dovuto fermare un attimo, poi ho ripreso».
Habemus papam. E il Papa è Robert Francis Prevost.
«Quando si è affacciato per presentarsi al mondo, un cardinale accanto a me ha detto: ha uno spirito paterno».
Riusciva a vedere la sua espressione nella Cappella Sistina mentre si concretizzava l’elezione?
«Sì. Lui era in prima fila tra i cardinali dell’ordine dei vescovi, io avevo una posizione laterale ma lo vedevo bene».
Gli si leggeva l’emozione sul volto?
«Era commosso. È naturale: si stava realizzando un cambiamento totale nella sua vita. Ma era sereno quando ha pronunciato …
Dica la verità, eminenza: aveva fatto le prove a casa? «No, no. Glielo assicuro». Dominique Mamberti ride divertito. La formula che tutti attendevano, il cardinale protodiacono l’ha pronunciata senza esitare, ha persino adattato i tempi assecondando i ritmi dell’entusiasmo che saliva dalla folla. «Sì, perché c’è stato un boato dopo la prima parte, quando ho detto: annuntio vobis gaudium magnum. Quindi mi sono dovuto fermare un attimo, poi ho ripreso».
Habemus papam. E il Papa è Robert Francis Prevost.
«Quando si è affacciato per presentarsi al mondo, un cardinale accanto a me ha detto: ha uno spirito paterno».
Riusciva a vedere la sua espressione nella Cappella Sistina mentre si concretizzava l’elezione?
«Sì. Lui era in prima fila tra i cardinali dell’ordine dei vescovi, io avevo una posizione laterale ma lo vedevo bene».
Gli si leggeva l’emozione sul volto?
«Era commosso. È naturale: si stava realizzando un cambiamento totale nella sua vita. Ma era sereno quando ha pronunciato la formula con cui accettava l’elezione».
Ha detto che gli avete messo una croce sulle spalle.
«Ne siamo consapevoli, sentiamo la responsabilità personale di aver caricato un nostro fratello e per questo gli saremo accanto, anche lui ci ha invitati a camminare insieme».
Un’elezione così rapida non poteva avvenire senza una convergenza, la rinuncia ai personalismi. Nella Sistina in fondo siete tutti candidati.
«Sì, ma si vota sotto il Giudizio Universale di Michelangelo. Il giuramento ci ricorda di votare colui che si ritiene vada eletto “secondo Dio” e di mettere al primo posto il bene della Chiesa».
La quarta votazione arriva dopo il pranzo. A tavola c’era la percezione che sarebbe stato lo scrutinio giusto?
«Arriva un momento in cui si sente un senso di unità, è una cosa molto particolare. Riflette il comando ai discepoli: rimanete nell’unità. E questo è ciò che si percepiva».
Prevost, come lei, faceva parte della Curia vaticana. Come si vivono dall’interno gli scandali, i processi?
«È una pena, non so se dire che ci siamo quasi abituati a leggerne. A volte sembrano storie che arrivano da un mondo diverso rispetto a quello in cui viviamo, io ho la fortuna di lavorare con specialisti di diritto canonico di alto profilo. Al nuovo Papa, quando siamo stati chiamati a rendergli omaggio uno per uno, ho assicurato la mia devozione e il mio servizio».
Si aspettava la scelta del nome Leone XIV?
«Mi ha sorpreso. Sono andato indietro ai predecessori, ho immaginato che da agostiniano volesse agganciarsi ai grandi padri della Chiesa, a Leone Magno. E poi sicuramente a Leone XIII e all’impulso che ha dato alla dottrina e quindi all’impegno sociale della Chiesa».
A lei è toccato annunciarlo al mondo. A cosa si pensa un attimo prima che si apra il balcone della Loggia delle Benedizioni?
«È indescrivibile. Sono momenti in cui la vita di una persona si intreccia con la storia. Già nei giorni precedenti mi tornava in mente il 16 ottobre 1978, quando io stesso ero in piazza da seminarista ad assistere all’annuncio di Giovanni Paolo II. Ho ripensato al 13 marzo 2013: non ero ancora cardinale ma da segretario per i Rapporti con gli Stati ero nella Loggia alle spalle di Francesco quando si è aperta la tenda. E ho ricordato il cardinale Jean-Louis Tauran che fu mio superiore in Segreteria di Stato e al quale toccò quel giorno annunciare il nuovo Papa».
E la piazza piena di gente festante, vista dall’alto che effetto fa?
«Non solo la piazza ma anche via della Conciliazione: capita altre volte di vederle piene ma quando c’è l’elezione del Pontefice devo dire che è tutto diverso. C’è la folla entusiasta, ci sono le bandiere che sventolano. E il colonnato che sembra abbracciarli. L’ha detto anche il Papa, da lassù si vede quello che pensava Bernini nel progettarlo: è la Chiesa che accoglie».