✕

Il priore degli agostiniani: “Con il nuovo Papa cattolici uniti, siamo costruttori di comunità”

Ascolta l'audio

Intervista a Gabriele Pedicino: “Ha scelto il nome Leone, discepolo di San Francesco. Le diversità anche nella Chiesa, non sono un pericolo ma ricchezza”
2 minuti di lettura

Leone XIV sarà il Papa dell’unità delle diverse visioni della Chiesa». Gabriele Pedicino, priore provinciale degli agostiniani d’Italia, l’ordine a cui appartiene il nuovo Pontefice, ha appreso durante una visita a Palermo dell’elezione di Prevost. «Il Santo Padre — dice Pedicino — cercherà di riconciliare le anime della Chiesa. Si è dato il nome di Leone, che era il discepolo di San Francesco e continuerà nel solco della dottrina sociale e dell’attenzione ai poveri, con uno stile più moderato».

Lei conosce da anni Robert Prevost: chi è il nuovo Papa?

«Il nostro ordine, in Italia, ha poco più di cento confratelli e ho incontrato Prevost tante volte.

Da parte sua c’è stata sempre la grande confidenza di chi mette l’altro a suo agio, con la semplicità di chi è pronto ad accogliere. Lo stile che il mondo ha visto nel giorno della sua elezione.

Una persona molto sobria, anche di poche parole, ma affabile e capace di costruire subito una relazione».

Che pontificato ci attende?

…

Leone XIV sarà il Papa dell’unità delle diverse visioni della Chiesa». Gabriele Pedicino, priore provinciale degli agostiniani d’Italia, l’ordine a cui appartiene il nuovo Pontefice, ha appreso durante una visita a Palermo dell’elezione di Prevost. «Il Santo Padre — dice Pedicino — cercherà di riconciliare le anime della Chiesa. Si è dato il nome di Leone, che era il discepolo di San Francesco e continuerà nel solco della dottrina sociale e dell’attenzione ai poveri, con uno stile più moderato».

Lei conosce da anni Robert Prevost: chi è il nuovo Papa?

«Il nostro ordine, in Italia, ha poco più di cento confratelli e ho incontrato Prevost tante volte.

Da parte sua c’è stata sempre la grande confidenza di chi mette l’altro a suo agio, con la semplicità di chi è pronto ad accogliere. Lo stile che il mondo ha visto nel giorno della sua elezione.

Una persona molto sobria, anche di poche parole, ma affabile e capace di costruire subito una relazione».

Che pontificato ci attende?

«Ha nominato tante volte la pace e ha interpretato il grido dell’umanità che chiede di risolvere i conflitti. Le sfide sono tante, a partire dalla riscoperta dalla dottrina sociale della Chiesa, la guerra e il dialogo con altre religioni e con le chiese protestanti».

E dentro la Chiesa?

«Ci sarà un lavoro di riunificazione e riconciliazione tra diversi modi di approcciare la dottrina e la liturgia. Il Papa ha richiamato la sua appartenenza all’ordine di Agostino, che rappresenta la Chiesa dell’unità e dei costruttori di comunione. Perché le diversità, anche all’interno della Chiesa, non sono un pericolo ma una ricchezza.

Un Papa agostiniano avrà come vocazione quella di favorire l’unità di diverse visioni».

Vede una continuità con papa Francesco?

«Sì. È stato Bergoglio a nominare Prevost cardinale e ad affidargli uno dei dicasteri più importanti, cioè la prefettura dei vescovi. Magari il nuovo Papa avrà un impatto più moderato rispetto a Francesco, che poteva risultare più istintivo. Ci sarà attenzione alla dottrina sociale della Chiesa e ai poveri. Ma ci sono altri elementi».

Quali?

«Prevost ha scelto il nome di Leone che richiama Leone XIII, un pontefice che ha voluto un gran bene al nostro ordine. Per questo papa Francesco torna sulla dottrina sociale della Rerum Novarum. Leone era anche il discepolo di San Francesco. Sono nostre interpretazioni, il Santo Padre spiegherà tutto».

Cosa significa per gli agostiniani avere il primo pontefice della loro storia?

«Tanti vescovi e cardinali mi hanno detto che Prevost aveva i numeri e in tanti si riconoscevano in lui. Ha tutte le prerogative per essere il Papa più adatto a questo momento, il Pontefice dell’unità e del dialogo. Si è formato a Roma ed è americano, ha anche trascorso venti anni in Perù da missionario e vescovo e conosce bene la curia romana. Ma soprattutto, da priore generale dell’ordine, ha girato e respirato ogni angolo del mondo».

Leggi i commenti