Leone XIV, nelle prime parole il manifesto del pontificato: “Troppi battezzati vivono come atei”
di Andrea GualtieriCITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa di Leone XIV si intravede già. Robert Francis Prevost ieri ha celebrato la prima messa dopo l’elezione: ha parlato di missione, ha stroncato le ambizioni di chi vuole esercitare il potere nelle gerarchie ecclesiastiche. E ha denunciato le moderne forme di ateismo che, ha ammonito, sono presenti anche tra i battezzati.
Tutto avviene ancora nella Cappella Sistina, dove meno di ventiquattr’ore prima si era innescata la fumata bianca. Stavolta di bianco ci sono le casule, il pontefice indossa quella che era stata regalata a Francesco con i simboli della Perdonanza di Celestino V. Davanti a lui tutti i cardinali, anche quelli ultraottantenni che non hanno partecipato al voto. «Mi avete chiamato per portare una croce, so di poter contare su ognuno di voi per camminare con me. Siamo una comunità, sostenetemi», invoca Leone esordendo stavolta in inglese, dopo il passaggio in spagnolo inserito nel saluto del giorno prima. È un Papa cosmopolita e lo vuole ribadi…
CITTA’ DEL VATICANO – La Chiesa di Leone XIV si intravede già. Robert Francis Prevost ieri ha celebrato la prima messa dopo l’elezione: ha parlato di missione, ha stroncato le ambizioni di chi vuole esercitare il potere nelle gerarchie ecclesiastiche. E ha denunciato le moderne forme di ateismo che, ha ammonito, sono presenti anche tra i battezzati.
Tutto avviene ancora nella Cappella Sistina, dove meno di ventiquattr’ore prima si era innescata la fumata bianca. Stavolta di bianco ci sono le casule, il pontefice indossa quella che era stata regalata a Francesco con i simboli della Perdonanza di Celestino V. Davanti a lui tutti i cardinali, anche quelli ultraottantenni che non hanno partecipato al voto. «Mi avete chiamato per portare una croce, so di poter contare su ognuno di voi per camminare con me. Siamo una comunità, sostenetemi», invoca Leone esordendo stavolta in inglese, dopo il passaggio in spagnolo inserito nel saluto del giorno prima. È un Papa cosmopolita e lo vuole ribadire. La parte più consistente dell’omelia la pronuncia poi in italiano. Ed è un primo manifesto condensato in millecento parole: le ha prese da due testi del Concilio vaticano II, ma anche da un padre della Chiesa, l’altro Ignazio rispetto a quello dei gesuiti di Francesco, quello che veniva da Antiochia. Lo cita per ricordare «un impegno irrinunciabile per chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità» e cioè «farsi piccolo», addirittura «sparire, perché rimanga Cristo».
Se giovedì, presentandosi al mondo, aveva invocato la pace, ieri, rivolgendosi ai suoi cardinali ha fatto risuonare la preoccupazione per un dilagante ateismo che va oltre i canoni tradizionali. Ci sono contesti, rileva il Papa, «in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto».
È questo «il mondo che ci è affidato», dice Leone ai presuli, quello in cui «non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito». Ma sono proprio questi i luoghi in cui «urge la missione», perché «la mancanza di fede porta spesso con sé drammi quali la perdita del senso della vita, l’oblio della misericordia, la violazione della dignità della persona nelle sue forme più drammatiche, la crisi della famiglia e tante altre ferite di cui la nostra società soffre e non poco».
Anche dietro alla scelta del nome Leone c’è un messaggio rivolto a una delle sofferenze contemporanee, quella del lavoro. Il Papa non ne ha parlato in pubblico, ma a rivelarlo al termine della messa, quando viene sciolto il Conclave, è il cardinale Ladislav Nemet, arcivescovo di Belgrado. Racconta Angela Jelicic Krajcar che tornati a Santa Marta dopo l’elezione, il nuovo pontefice era seduto al tavolo con lui e altri cinque porporati: «Gli abbiamo chiesto come ha scelto il nome, ci ha risposto che vuole dare più attenzione alla giustizia sociale nel mondo. Ha detto che siamo dentro una nuova rivoluzione: ai tempi di Leone XIII era in corso quella industriale, adesso ce n’è una tecnologica. Ma anche oggi c’è il problema dei posti di lavoro, proprio a causa della digitalizzazione».
Avrà modo di spiegarlo anche il Papa, probabilmente già nei prossimi giorni. Il calendario dei suoi primi appuntamenti è stato ufficializzato: per la messa di inizio pontificato ci sarà da attendere domenica 18 maggio, è necessario allestire il cerimoniale solenne e predisporsi ad accogliere di nuovo le delegazioni da tutto il mondo. Nel frattempo, oggi Prevost incontra di nuovo i cardinali ma a porte chiuse e senza riprese televisive. Domani, alle 12, è previsto dalla Loggia centrale di San Pietro il primo Regina Coeli, la preghiera domenicale che sostituisce l’Angelus nel tempo di Pasqua. Il 16 maggio l’incontro col corpo diplomatico sarà un’occasione per focalizzare le linee guida del dialogo con i governi. Il 21 maggio un nuovo bagno di folla con la prima udienza generale.
Nel frattempo Prevost è tornato da Papa a vivere nell’appartamento che occupava da cardinale, nell’edificio dell’ex Sant’Uffizio adiacente all’aula Paolo VI, a circa cento metri da Casa Santa Marta dove abitava Francesco. Ha trascorso lì anche la prima notte dopo l’elezione: tornando a casa, la sera, ha trovato nel cortile interno alcune persone che vivono negli appartamenti accanto al suo. Suore, prelati, anche ospiti laici. Ha scattato un selfie, c’era anche una bambina che gli ha chiesto di scriverle una dedica sulla Bibbia. E lui ha scherzato: «Devo abituarmi alla nuova firma».
Non è stato comunicato se quella resterà la sua residenza, a due passi dall’edificio che ospita la curia generalizia degli agostinani che lui stesso ha fatto costruire quando era superiore generale dell’ordine religioso. Nei prossimi giorni, in ogni caso, dovranno essere rimossi i sigilli dall’appartamento pontificio nel Palazzo Apostolico e dalla stanza occupata da papa Francesco a Santa Marta. È un passaggio formale: il nuovo Papa deve prendere possesso delle proprietà del vecchio. C’è da immaginare che andrà anche a pregare sulla sua tomba, ma ancora non si sa quando avverrà e non è detto che venga annunciato in anticipo. Ieri una folla enorme di fedeli ha atteso invano. Ma ci sarà tempo, il pontificato di Leone è solo all’alba.