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Il mastro cartaio di Fabriano che lavora come nel 1200: “Nella mia bottega nascono opere d’arte”

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Sandro Tiberi è l’unico nelle Marche e uno dei pochissimi in Italia: “Questo mestiere può avere ancora un futuro”
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È uno degli ultimi mastri cartai rimasti in Italia. Lui e sua moglie portano avanti una bottega artigianale a Fabriano, per elezione la patria della carta. Si chiama Sandro Tiberi, ha 62 anni e lavora ancora come si faceva da queste parti nel 1200, quasi interamente a mano: “Abbino alle tecniche della tradizione le ultime evoluzioni del mestiere. Penso che questo settore possa avere un futuro dialogando con l’arte”, sostiene.

Nel loro laboratorio Tiberi e la moglie, Gilvana Maria Da Silva, non producono soltanto manufatti classici come le partecipazioni, le buste per le lettere, i notebook o le tovagliette. Modellano quell’impasto grumoso per creare anche borse, gioielli, lampade, bassorilievi, quadri.

“La carta fatta a mano - spiega Tib…

È uno degli ultimi mastri cartai rimasti in Italia. Lui e sua moglie portano avanti una bottega artigianale a Fabriano, per elezione la patria della carta. Si chiama Sandro Tiberi, ha 62 anni e lavora ancora come si faceva da queste parti nel 1200, quasi interamente a mano: “Abbino alle tecniche della tradizione le ultime evoluzioni del mestiere. Penso che questo settore possa avere un futuro dialogando con l’arte”, sostiene.

Nel loro laboratorio Tiberi e la moglie, Gilvana Maria Da Silva, non producono soltanto manufatti classici come le partecipazioni, le buste per le lettere, i notebook o le tovagliette. Modellano quell’impasto grumoso per creare anche borse, gioielli, lampade, bassorilievi, quadri.

“La carta fatta a mano - spiega Tiberi - è un vero processo artistico, perché il materiale è molto versatile e si presta a creazioni differenti. è qui, nei campi dell’arte, dell’interior design e della moda, che intravedo la conservazione di un sapere antico e anche la sua futuribilità. La carta non è più soltanto un supporto per le altre arti, ma diventa essa stessa protagonista”. Il mastro cartaio di Fabriano, del resto, insegna tutto questo da tempo all’Accademia delle Belle Arti di Roma.

“Per me è iniziato tutto nel 1986. Entrai a lavorare alle cartiere Miliani Fabriano, dapprima nel reparto macchinari, quindi in quello della carta fatta a mano. Fu una svolta, perché iniziai ad apprendere queste tecniche affascinanti. Siccome ci vedevo un grande potenziale inespresso, decisi di dimettermi nel 1999, e di aprire la mia piccola bottega”.

I materiali principali provengono dalla cellulosa di cotone e dal riuso del tessile di cotone: “Produrre carta a mano - prosegue Tiberi - significa quindi fare anche economia circolare. è un tipo di lavoro che, inoltre, richiede un consumo di energia minimo”.

Puntando sulla qualità e sulle personalizzazioni dei prodotti, ben oltre le soffocanti logiche numeriche, Tiberi e Da Silva possono concedersi i ritmi lenti, cadenzati, che queste lavorazioni pretendono. “Inizia tutto dall’impasto, che giace in una grande tino composto al 99% di acqua e all’1% di fibra di cotone. In questa fase riusciamo già a dare una forma, grazie ad una cornice che si trova sulla superficie”.

Le borse prodotte nel laboratorio 

Dopo aver prelevato la quantità di impasto desiderata, i due coniugi passano alla feltrazione: “Si tratta di movimenti manuali che intrecciano le fibre in senso longitudinale e trasversale, creando un effetto impossibile da ottenere con la produzione industriale”. Poi arriva il momento della “ponitura”: il foglio viene staccato e posto sul feltro, quindi viene messo ad asciugare. “Se si decide di lasciarlo all’aria i tempi sono lunghi, quindi spesso impiliamo i fogli in una posta che li pressa e li disidrata, estraendo fino al 50% dell’acqua di cui sono impregnati. Quindi impieghiamo un essiccatore”. Per fare cento fogli standard servono - spiega Tiberi - almeno tre ore di tempo.

La bottega di Fabriano 

I committenti non mancano: “Sono sia locali che internazionali. Riceviamo richieste dagli Usa e da diversi paesi europei”. I clienti sono attratti dall’unicità delle lavorazioni. “Fabriano è anche la patria della filigrana artistica o del segno d’acqua, come dovrebbe essere chiamato più correttamente. Noi siamo tra gli unici a rivolgerci ancora all’orafo per aiutarci a completare un processo antico, che la produzione industriale non può ottenere”.

Nel frattempo Tiberi tiene anche workshop nella sua bottega, per cercare di formare le nuove generazioni. “Gli ultimi ad essere passati da qui - ricorda - sono stati degli studenti della Western Michigan University, ma sono molti anche gli italiani. Questo però è un mestiere che può ingannare: richiede di stare molte ore con le mani immerse nell’impasto, a tenere dei pesi, e poi a modellarli. Per diventare mastri cartai serve un apprendistato notevole, non è facile che le nuove generazioni scelgano questa strada”.

Tiberi, che organizza da tempo mostre con opere che esaltano il binomio tra carta e luce, resta però convinto che questo sapere fragile si salverà: “Qua abbiamo creato un movimento di artisti, Fabriano Paper Symphony, che punta a stimolare nuove creazioni attraverso la carta fatta a mano. Questo significa dover maneggiare tecniche che così si rinnovano intatte nel tempo”.

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