Il giovane liutaio che custodisce un mestiere antico: “Questo lavoro ha ancora un futuro”
di Paolo LazzariÈ singolare apprezzare quanto il tempismo giochi sempre una parte rilevante nelle nostre vite. Un adolescente strimpella una chitarra classica, la porta a riparare da un liutaio e si invaghisce di un mestiere antico, catturato da quel flusso di gesti pazienti, dal silenzio che alloggia nel laboratorio. È successo ad Umberto Cevoli, che oggi di anni ne ha 27, e nel centro di Rimini ha aperto la sua piccola bottega – 25 metri quadrati in tutto – dove da un anno costruisce e restaura uno strumento soltanto: la chitarra classica, appunto. Una scelta verticale in un settore di nicchia. Un azzardo, per molti di quelli che gli stanno intorno e lo consigliano.
Lui, però, ha una visione decisamente diversa delle cose. “Vengo da una famiglia di orologiai – spiega Cevoli – e quindi ho sempre respirato la dimensione dell’artigianato. Passavo ore ad osservare mio padre e i suoi fratelli compiere, concentrati e dediti, movimenti di p…
È singolare apprezzare quanto il tempismo giochi sempre una parte rilevante nelle nostre vite. Un adolescente strimpella una chitarra classica, la porta a riparare da un liutaio e si invaghisce di un mestiere antico, catturato da quel flusso di gesti pazienti, dal silenzio che alloggia nel laboratorio. È successo ad Umberto Cevoli, che oggi di anni ne ha 27, e nel centro di Rimini ha aperto la sua piccola bottega – 25 metri quadrati in tutto – dove da un anno costruisce e restaura uno strumento soltanto: la chitarra classica, appunto. Una scelta verticale in un settore di nicchia. Un azzardo, per molti di quelli che gli stanno intorno e lo consigliano.
Lui, però, ha una visione decisamente diversa delle cose. “Vengo da una famiglia di orologiai – spiega Cevoli – e quindi ho sempre respirato la dimensione dell’artigianato. Passavo ore ad osservare mio padre e i suoi fratelli compiere, concentrati e dediti, movimenti di precisione. Così, fin da piccolo, ho iniziato ad appassionarmi al fatto di prendersi cura delle cose, con i tempi giusti”.
Non ci sono tuttavia le lancette, incise nel suo destino. Cevoli suona la chitarra già dalla fine delle elementari, poi frequenta il liceo musicale della sua città. L’inclinazione è chiara e la strada da intraprendere è diagonale, rispetto a quella di famiglia. Poi, un giorno, l’epifania: “Andai da un liutaio per riparare la chitarra, e mi innamorai”. Inizia così la frequentazione di un ancora minorenne con un mestiere secolare, che pretende pazienza e forza di volontà.
“A diciassette anni sono andato nel laboratorio di Heidi Pulfer, una liutaia svizzera che lavora a Rimini. Da lei ho appreso molto e sono riuscito a costruire la mia prima chitarra”. Fare il liutaio, ovvero occuparsi dello stato di salute di tutti gli strumenti a corda, snuda anche un aspetto psicologico rimasto fino a quel momento seppellito in Cevoli: “Credevo di essere una persona impaziente, ma non era così. Dovevo soltanto capire in quale direzione orientare la mia concentrazione”.
Poi arriva una scuola di liuteria a Milano, per perfezionare ulteriormente le conoscenze teoriche e pratiche. Quattro anni intensi, seguiti da un ulteriore momento di approfondimento, nel laboratorio di un liutaio di Voghera. “Osservando – prosegue Cevoli – ho compreso anche gli aspetti più pratici del mestiere. Cose come la gestione degli spazi nel laboratorio, o come e dove acquistare il legno necessario”. Cura ogni singola fase, senza affidarsi al supporto di un falegname.
“Lavoro il legno completamente a mano, usando gli stessi attrezzi impiegati da generazioni di liutai per costruire violini, mandolini, arpe, chitarre. Tutto comincia dalla scelta dei legni, appunto, perché sono loro che plasmano il suono. Utilizzo molto l’abete, ma anche il noce, l’acero, il cipresso. Alcune parti dello strumento, le più pregiate, sono composte da palissandro, mogano, ebano e cedrella”.
Cevoli trascorre le sue giornate avvolto nel laborioso silenzio della sua bottega. “Per fortuna amo molto passare del tempo da solo”, dice. Per costruire una chitarra classica impiega mediamente un mese, ma il lavoro non finisce qui. “Dopo arriva la fase della verniciatura a gomma lacca: per ottenere un bel risultato è necessario passare pochissime mani, in modo accurato. Questo è un momento molto zen. Alla fine, per un singolo strumento, mi servono circa due mesi di lavoro”.
Le chitarre classiche frutto di questo scrupoloso processo possono avere un valore di mercato che spazia dai 5 ai 10mila euro, a seconda dei materiali utilizzati. “Dovessi trovare tre parole da assegnare al mio lavoro, direi pazienza, dedizione e senso artistico. Non c’è spazio per la distrazione o per la noia, e l’impulso creativo è indispensabile”. Il che trae in salvo la categoria, sostiene Cevoli, dalla concorrenza della grande distribuzione: “Non rappresentano un problema reale, perché i liutai riescono a fare cose su misura, sia dal punto di vista del suono che dell’estetica. L’industria no”.
I committenti non mancano: “Sono per la maggior parte musicisti professionisti, semplici appassionati e collezionisti. Il fatto di essermi specializzato in uno strumento soltanto non mi penalizza, nel mio laboratorio richiamo un’utenza affine alla mia scelta”. Eppure, in molti l’hanno sconsigliato: perché un ventisettenne, oggi, dovrebbe fare il liutaio? “Il primo a chiedermelo sono io. All’inizio mi sono detto che sarebbe stato meglio rinunciare, perché non era facile, sotto nessun punto di vista. Anche gli amici hanno provato a dissuadermi, ma poi hanno capito. Ora frequentano la mia bottega e si sono appassionati pure loro”.
Cevoli, quindi, non appare particolarmente preoccupato per il futuro: “Credo che più la mentalità comune viaggerà in una direzione, più, in modo simmetrico, una grande quantità di persone cercherà di fuggire dall’omologazione. Con il mio lavoro sento di fare parte di questa seconda cerchia, così come le persone che frequentano la mia attività”.