Vele, messaggio dal quartiere: “Scampia, modello che parla alle periferie di tutto il Paese”
di Dario Del PortoDa periferia a modello. «Scampia oggi è un’avanguardia della metropoli. Parla alla città, al Paese. E racconta che una condizione di marginalità estrema può assumere centralità non solo geografica, ma anche politica», dice la vicesindaca Laura Lieto davanti alla platea che affolla l’aula magna della università degli studi di Napoli Federico II in viale della Resistenza.
In uno dei luoghi-simbolo della rinascita del quartiere, realizzato dove fino a pochi anni fa sorgeva una delle Vele, la prima edizione di “Repubblica Insieme” riunisce intorno allo stesso tavolo la politica, l’imprenditoria, le professioni e i cittadini che da anni lottano «per abbattere i mostri di cemento, i pregiudizi e riconquistare la dignità di un popolo che non ha abbassato la testa», come ricorda Omero Benfenati del Comitato Vele.
La giornata, intitolata “Scampia in movimento, ripartire dalle periferie”, rappresenta anche «un omaggio alle tre vittime del crollo di luglio», sottolinea il caporedattore Ottavio Ragone, responsabile della redazione napoletana di questo giornale, sul palco con la vicedirettrice Stefania Aloia. E aggiunge: «Siamo qui perché Scampia non si è mai arresa».
Seguono i lavori i vertici delle forze dell’ordine, esponenti della società civile e della politica, ma anche tanti cittadini di un quartiere nel quale, come afferma in un videomessaggio l’attore Alessandro Siani, «bisogna credere. Va bene l’abbattimento delle Vele, ma non dovrà mai esserci un abbattimento da parte della gente».
Il presidente della municipalità, Nicola Nardella, cita “Le città invisibili” di Italo Calvino e argomenta: «Lavoro tutti i giorni per contestare il concetto di periferia, perché Scampia sta diventando il centro di una conurbazione. Abbiamo attraversato momenti bui, è vero. Ma adesso stiamo compiendo un balzo in avanti». Lo ribadisce la vicesindaca Lieto, quando cita le tappe del progetto “Restart”, con i primi 168 alloggi che dovrebbero essere disponibili in un paio d’anni, la demolizione della Vela Gialla giunta ormai a metà e le iniziative sulla Vela Celeste, l’unica che resterà in piedi ma non con destinazione abitativa. E lo conferma Angela Zampella, prorettrice dell’università Federico II, ideale “padrona di casa” della sede di viale della Resistenza. «Qui si guarda alla salute con la scuola di medicina e chirurgia. Ma non ci si ferma a questo. Restituire significa anche guardare ai servizi per il territorio, con grande progettualità. Sono in fase di ultimazione i laboratori dell’azienda ospedaliera, i centri di assistenza socio-sanitaria di elevatissima tecnologia. Abbiamo giovani che possono andare a lavorare nelle grandi aziende per lo sviluppo di nuovi farmaci. Ed è solo l’inizio di un percorso». Annuisce Angelo Lancellotti, il presidente dell’Acen, l’associazione dei costruttori edili, che definisce Scampia «un esempio». E ragiona: «Il modello deve partire dal basso, dai cittadini, da quelli che si occupano del territorio. L’elemento essenziale è restituire non semplicemente un tetto ma una chance di ripartenza. L’imprenditore va dove c’è valore e per questo serve qualità della vita. Occorrono non solo incentivi, che sono anche previsti dalla legge regionale, prima bisogna fornire servizi».
Lancellotti richiama il tema della sicurezza e il prefetto Michele di Bari non si sottrae. «Questo è il tema dei temi, soprattutto nelle periferie. Ma c’è grande attenzione con l’impegno quotidiano di decine di appartenenti alle forze dell’ordine. Si stanno facendo passi da gigante con il Comune sulla videosorveglianza e nei controlli sui cantieri. La sicurezza esige meno disuguaglianze, meno contraddizioni, meno degrado, maggiore attenzione da parte delle forze di polizia e maggiore legalità». Il prefetto evidenzia che «per Scampia e Secondigliano saranno impiegati milioni di euro con il programma del commissario per le periferie, di cui 8 milioni di fondi della prefettura per il recupero e la riqualificazione dell’area di Cupa Perillo. Ci sono moltissimi elementi per immaginare un bel futuro, ma bisogna stare molto attenti sui cantieri, parliamo di una prima tranche da 200 milioni di euro. Tutto quello che si sta mettendo in campo ha una connessione diretta con la sicurezza perché quanto più un territorio è meno degradato, tanto più la sicurezza è alta».