✕

The Framers, capolavori dipinti di jazz.
Così suonano Picasso, Dalì, Degas

Dal batterista Phil Mer e dal bassista Andrea Lombardini un album in cui ogni composizione esprime l'essenza di un celebre quadro, da Bosch a Warhol, da Boccioni a Henri Rousseau. Ospiti Malika Ayane e Mario Biondi. "Davanti a un capolavoro si crea un'esperienza che si sviluppa nel tempo ed è sempre diversa. L'abbiamo legata all'improvvisazione del jazz" di PAOLO GALLORI
4 minuti di lettura
DESCRIVERE UN QUADRO con suoni piuttosto che a parole. Non sarà una novità, ma sorprende la profondità dell'operazione The Framers, letteralmente "i corniciai": esprimere l'essenza, il tempo, la forza e il colore di otto celebri dipinti utilizzando la tavolozza del jazz più libero e sperimentale. Il tutto raccolto in un box dalla grafica ricercata e impreziosito dalle riproduzioni delle opere. Titolari del progetto, i trevigiani Phil Mer, attuale batterista dei Pooh e figlio della compagna di Red Canzian, formazione tecnica jazz, diverse collaborazioni pop e una laurea in storia dell'arte nel cassetto, e Andrea Lombardini, talentuoso bassista jazz a sua volta laureato in filosofia con tesi in estetica musicale. I due musicisti presenteranno The Framers per la prima volta dal vivo sabato 29 giugno, alle ore 19.30, all'Eco Festival di Mezzaestate a San Giovanni in Lupatoto (Verona).

Nella galleria dei Framers, scorrono la spigolosa scomposizione geom…
DESCRIVERE UN QUADRO con suoni piuttosto che a parole. Non sarà una novità, ma sorprende la profondità dell'operazione The Framers, letteralmente "i corniciai": esprimere l'essenza, il tempo, la forza e il colore di otto celebri dipinti utilizzando la tavolozza del jazz più libero e sperimentale. Il tutto raccolto in un box dalla grafica ricercata e impreziosito dalle riproduzioni delle opere. Titolari del progetto, i trevigiani Phil Mer, attuale batterista dei Pooh e figlio della compagna di Red Canzian, formazione tecnica jazz, diverse collaborazioni pop e una laurea in storia dell'arte nel cassetto, e Andrea Lombardini, talentuoso bassista jazz a sua volta laureato in filosofia con tesi in estetica musicale. I due musicisti presenteranno The Framers per la prima volta dal vivo sabato 29 giugno, alle ore 19.30, all'Eco Festival di Mezzaestate a San Giovanni in Lupatoto (Verona).

Nella galleria dei Framers, scorrono la spigolosa scomposizione geometrica dei Tre musici di Picasso, gli orologi al camembert nella Persistenza della memoria di Dalì, l'ancestrale richiamo del Sogno di Henri Rousseau il Doganiere, la stordente dinamica futurista delle Visioni simultanee di Umberto Boccioni, il metafisico International Klein Blue sintetizzato da Yves Klein, l'impressionista intrusione nelle Prove di balletto in scena di Degas. Outsider è Il giardino delle delizie, opera di fine 400, per la quale offre un buon alibi l'influenza esercitata dal visionario medievale di Bosch sul surreale Dalì.

Opere spesso dalla lettura, incerta, sfuggente o molteplice, che hanno sfidato convenzioni e poteri, indicato nuovi orizzonti e visioni. Esserne all'altezza, bel salto mortale. Ma  i "corniciai" sanno il fatto loro. "Un quadro può sembrare un'istantanea, perché uno lo vede contemporaneamente tutto  -  osserva Andrea -. Però è una finta istantanea, in realtà è solo un tempo breve. Ma il quadro ha un suo tempo interno, slegato dal tempo cronometrico, in cui si sviluppa la sua storia e la sua immagine. Da un punto di vista compositivo, l'improvvisazione è molto più affascinante rispetto a una scrittura totale. Uno ha davanti un capolavoro della storia dell'arte, crea un'esperienza che si sviluppa nel tempo ed è sempre diversa. E' quella la caratteristica del quadro che abbiamo salvato, legandola all'elemento improvvisativo del jazz".

Nella loro impresa, Phil e Andrea sono assistiti da altre eccellenze, come il tastierista newyorkese Jason Lindner, il trombettista Fulvio Sigurtà e il sassofonista Francesco Bearzatti. Eccellenze non solo jazz. Nel disco, la pop art di Andy Warhol sintetizzata dalla banana dei Velvet Underground, è ad esempio lo spunto per una rendition di Sunday Morning cantata da Malika Ayane. E chiude il disco Paint!, esortazione sussurrata dalla voce di Mario Biondi a dipingere la tela della propria vita. Dal pop, altre opportunità per i Framers. "Sto seguendo la direzione musicale di Erica Mou  -  rivela Phil -. Questa estate con Andrea saremo in giro per un po' di concerti con lei. A Erica il disco è piaciuto talmente tanto che ha voluto darci uno spazio all'interno dei suoi concerti per suonare un nostro pezzo".

Particolarmente interessante è la descrizione del processo creativo dietro ogni composizione. "C'è stato prima un gran lavoro di scrittura musicale, praticamente con il quadro davanti, per fissare il nesso tra quadro e musica  -  spiega Phil -. Poi abbiamo istruito a fondo i musicisti, in modo che anche nella libertà dell'improvvisazione il legame con il quadro rimanesse molto saldo e che nessuno si facesse travolgere dal proprio ego strumentale. Infine il brano veniva registrato suonando tutti insieme contemporaneamente, come si fa nel jazz,  per catturare l'essenza dell'interplay. E' stato molto divertente, in studio c'erano le riproduzioni dei quadri ovunque, sui leggii, sulle pareti, addirittura il fonico aveva la fotocopia del quadro sul banco mixer".

Ed ecco come Phil spiega l'idea all'origine del brano Orologi molli, ispirato da Dalì. "L'orologio è qualcosa di matematico, indica un tempo atomico, che non cambia mai. Dalì ci dice che nel sogno, nel ricordo, la percezione del tempo non è matematica, ma fluida e soggettiva. Ed ecco gli orologi che si sciolgono come formaggio. Elucubrazione che abbiamo tradotto musicalmente in un beat, che in partenza sembra costante, poi accelera e rallenta in continuazione, per dare un'idea dell'elasticità del tempo, musicale e non didascalica".

Da Andrea il making di Sulle punte. "Nel quadro di Degas, si vede questo teatro con le ballerine intente a fare una prova, non un balletto. Sono scomposte, una si stiracchia, provano dei passi, in fondo un maestro che controlla. L'idea era di ricrearne la delicatezza senza andare su un pezzo banalmente ballabile. Le due chiavi utilizzate sono un metro dispari, in 7/4, che legato alla tradizione europea e occidentale non è particolarmente danzabile, e una melodia di quattro note che si ripete per tutto il tema assumendo un colore sempre diverso grazie a variazioni armoniche. A rappresentare lo stesso passo di danza ripetuto più volte in modo diverso. Anche l'improvvisazione di tromba e clarinetto è volutamente scomposta, per dare l'idea di quelle ballerine che sul palco provano quasi in modo indipendente".

In fondo, The Framers è un percorso a doppio senso: se i brani nascono per avvicinare al patrimonio pittorico, le tele, seguendo il percorso inverso, finiscono per offrire un codice interpretativo del jazz moderno. "Quando suoni in un locale  -  conferma Phil - a un certo punto è come se il pubblico avverta che ti stai chiudendo in un tuo mondo e la comunicazione viene un po' meno, fa fatica a capirti mentre sei nel tuo viaggio strumentale. Mettendo un quadro su un cavalletto o proiettandolo, assieme a poche spiegazioni introduttive per chiarire il nesso tra dipinto e brano, fanno sì che il pubblico rimanga più coinvolto".

Ma giocare con le avanguardie vuol dire anche raccogliere la loro continua sfida alle convenzioni del presente. Per Andrea, "il senso di questo progetto è l'esigenza, più che il tentativo, di arrivare a una sintesi sonora di quello che è il nostro mondo, che va dal jazz contemporaneo al jazz tradizionale, la musica classica, la musica pop. Questo è il risultato, dove nella globalità rientra anche l'interfacciarsi con le altre arti. Potrebbe essere il cinema, la fotografia. Abbiamo diverse idee per il futuro, perché la musica non sia solo da ascoltare ma unisca altri aspetti dell'esperienza della conoscenza. Sarebbe bello potersi permettere videoarte, installazioni, che in arte contemporanea sono comuni ma non nella musica, ma i tempi sono maturi. Anche l'idea di un cd box così ricco è in controtendenza con la musica in streaming che non dà più valore al disco. Cerchiamo di recuperare quel valore, che non è nel supporto, ma in tutto quello che succede intorno".