Cultura

La tela digitale più grande del mondo.
Dal 2008 sempre più "quadro collettivo"

In Rete il progetto virtuale dalle ambizioni titaniche: chiunque può iscriversi e scrivere o disegnare ciò che vuole di AMELIA CARTIA

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ERA il 2008 quando un anonimo graffitaro tratteggiava su un'appena nata piattaforma digitale, lanciata giusto quattro giorni prima, la proposta di matrimonio per la sua bella: oggi a quelle coordinate, a quel link corrisponde un'altra immagine, che copre e cancella la precedente, e chissà se la fortunata ha mai accettato.
 
INTERATTIVO: NAVIGA LA TELA

La proposta era chiara, "Yin... will you marry me?", era scritta nero (anzi: rosa) su bianco, veniva dalla rete ed era parte della più grande opera collettiva del mondo, la "tela digitale" di webcanvas.com, che si sviluppa senza sosta dal 2008. Il progetto virtuale e virale ha ambizioni titaniche: se un murales, infatti, mira a colpire tutti gli occhi di una città, la "nuova arte" del graffito corale sulla rete vuole essere vista da tutti. Tutti e basta.

L'idea è semplice e per questo geniale e l'inventore, il londinese Antonio Roldao Lopez all'epoca dottorando in Ingegneria Elettronica e Informatica, lo spiegava sul suo sito personale: "This is one of my pet projects which aims to create The World's Largest Collaborative Painting", il più grande dipinto collaborativo del mondo. Quello di WebCanvas, nelle intenzioni del suo creatore, è un "nuovo inizio" che può nascere oggi perché "il web diventa un mezzo davvero così intuitivo che ciascuno può farne parte semplicemente scrivendo o disegnando su un enorme pezzo di carta".

Se la rete è libertà, nulla è più libero del WebCanvas: libero accesso, gratuità, intuitività e simultaneità, per contribuire alla realizzazione dell'opera basta connettersi al sito e, muovendo il cursore del mouse o le dita sul touchscreen, lasciare la propria impronta a colori. Senza alcuna regola. Oppure, registrandosi, si può accedere al forum e alla chat, ottenere un avatar e contenuti extra da aggiungere ai disegni. Per ritrovare la propria opera, poi, basta memorizzare le coordinate sulla tela/muro/pagina infinita del web. La chicca di furbissima perfidia è il tasto che individua l'ultima location "attiva" sulla tela: se si ha fortuna si può assistere al farsi di un'opera in diretta e magari, per dispetto, cancellare ogni tratto di matita virtuale mentre qualcuno, dall'altra parte della terra, lo sta tracciando.
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La diffusione, rapida come un contagio, ha raggiunto ogni angolo del pianeta con i mille graffiti, disegni, scritte e progetti della drawing board senza confini, in cui i link rimandano a coordinate spaziali come in un planisfero e in cui l'arte non è l'opera ma la collaborazione stessa. Il tratto è quello incerto del Paint dei primi pc, oppure è quello definito delle foto caricate in upload e poi modificate; gli stili sono infiniti, l'estensione in vastità, profondità e sovrapposizioni non ha limiti. Nello schermo di Babele non manca all'appello una bandiera né una lingua, e i progetti che riscuotono più successo sono quelli che ricordano una sfida: aggiungere a una locomotiva un numero potenzialmente infinito di vagoni; far crescere a dismisura una città; dar vita al serpente più lungo del mondo, che si estende sul mappamondo virtuale fino a ricongiungersi con se stesso in un eterno ritorno.

Ma è davvero arte? si chiede la Bbc, che qualche giorno fa ha dedicato un servizio all'opera. Nell'epoca digitale in cui non esisti se non sei online, a permanere davvero è ciò che non ha corpo, e l'arte 2.0 non può che seguire il trend. Non sei mai stato al mare se non posti su Instagram una foto delle tue ginocchia sulla sabbia; non sei mai stato a un concerto se non twitti una foto sfocata e indecifrabile in cui l'ombra irriconoscibile di Lady Gaga punteggia un palco illuminato a 500 metri dalla tua mano tremolante. Allora perché dovresti dirti artista se la tua arte non fluttua nella rete? Anche se sopra il tuo capolavoro qualcuno posterà fra un mese una scritta in una lingua straniera: il bello sarà esserci stato, aver avuto il quarto d'ora di notorietà che Warhol aveva predetto per tutti e per ciascuno. E se ciò che è scritto non va più bene, basta cancellare e ricominciare.

Come forse ha fatto la stessa Yin, dopo aver rifiutato quella creativa e singolarissima proposta di matrimonio.