“In un anno come questo non potevamo che scegliere l’argomento della vacatio, l’assenza”. Marco Delogu, direttore artistico del Festival Internazionale di Roma, racconta così come è nata la dodicesima edizione della kermesse al MACRO di Roma. “Senza governo, senza presidente della Repubblica: il Paese è stato totalmente allo sbaraglio e l’assenza è quello che più ci rappresenta”.
La XII edizione. Duecento fotografi, duemila fotografie esposte e oltre 100 tra mostre, letture, workshop e uno spazio dedicato all’editoria indipendente. Questi i numeri del Festival (IL PROGRAMMA) che a partire dal 4 ottobre fino all’8 dicembre ospiterà al MACRO nella sede di via Nizza le opere dei protagonisti più rappresentativi della scena internazionale tra cui il vincitore del premio Henri Cartier Bresson Patrick Faigenbaum, Adam Broomberg & Oliver Chanarin, vincitori del Deutsche Prize a Londra nel giugno 2013; le personali di Paolo Pellegrin e Guido Guidi; l’omaggio a Gigi Giannuzzi e Tim Davis, Jeff Wall e la sua rappresentazione della realtà, i ritratti dei paradisi polinesiani di Guy Tillim e workshop con Thomas Demand, Leo Rubinfien. Il tutto attorno il tema della vacatio, un argomento che spinge a riflettere su quello che c’è, che manca, che potrebbe esserci in un periodo di precarietà e incertezza.
LE IMMAGINI: LE GRANDI FIRME IN ESPOSIZIONE
L’assenza. Dopo Futurespective, Motherland e Work, la XII edizione di FOTOGRAFIA indaga la sospensione e l’assenza in fotografia “per riflettere non solo sul periodo storico che stiamo vivendo ma anche sull’atto di fotografare in relazione alle nuove tecnologie e sul concetto di sottrazione”, spiega Delogu. “La fotografia tra tutte le arti, è forse quella che maggiormente è stata influenzata dal contesto sociale, sia per la sua velocità di produzione, sia per il ruolo di testimonianza che le viene attribuito. Oggi rivediamo questo ruolo che si fa interpretazione e analisi, e lavorando sull’assenza, spostiamo il tutto verso una serie di auto testimonianze, dove si rielabora il soggetto esterno completandolo con visioni interiori, proiezioni”.
Ed è proprio la vicinanza tra la psicologia e la fotografia che caratterizza le scelte degli artisti che esporranno al Festival, come il naturalista Guy Tillim che dai paesaggi e le storie del suo Sudafrica ha scelto di abbandonare tutto e dirigersi in Polinesia a bordo di una barca a vela. “Tutto ciò – spiega Delogu – solo per ritornare sulle sue tracce e poi testimoniarlo attraverso le immagini. Non c’è bisogno necessariamente della documentazione, la fotografia è in primis una racconto di se stessi”. Un’emotività che secondo Delogu è aumentata con l’utilizzo delle nuove tecniche digitali, “ora ci si interroga maggiormente sull’atto della fotografia e non solo sul soggetto in sé”.
Se l’assenza ha caratterizzato il nostro Paese per tutto il 2013, c’è una città che ne ha risentito più di tutti e le ragioni sono diverse. “A Roma la sensazione di essere abbandonati è stata moltiplicata – continua Delogu – vuoi perché è la sede di tutte le istituzioni, ma anche perché la capitale è un mondo di passaggio tra le due Italie e anche per un atavico strano senso delle regole, da qui i vari ‘Batman’ che ci hanno accompagnato durante questi mesi”.
Le foto dei lettori. Come gli scorsi anni, rinnovata la partnership con il nostro sito. Il tema della foto è naturalmente quello dell'assenza. “La vacatio non è necessariamente una condizione negativa, la si può esplorare attraverso la lente del desiderio o della denuncia sociale anche in chiave ironica e rivoltare una tematica negativa presentando desideri: una casa, un amore, soldi, animali, il lavoro dei sogni, la reincarnazione di un'icona, le vacanze, luoghi e persone che per molti motivi non rivedremo facilmente ma che desideriamo” conclude Delogu. Gli scatti saranno selezionati e pubblicati su Repubblica.it, la premiazione delle tre immagini giudicate migliori avverrà il 7 dicembre, in conclusione del Festival.
La XII edizione. Duecento fotografi, duemila fotografie esposte e oltre 100 tra mostre, letture, workshop e uno spazio dedicato all’editoria indipendente. Questi i numeri del Festival (IL PROGRAMMA) che a partire dal 4 ottobre fino all’8 dicembre ospiterà al MACRO nella sede di via Nizza le opere dei protagonisti più rappresentativi della scena internazionale tra cui il vincitore del premio Henri Cartier Bresson Patrick Faigenbaum, Adam Broomberg & Oliver Chanarin, vincitori del Deutsche Prize a Londra nel giugno 2013; le personali di Paolo Pellegrin e Guido Guidi; l’omaggio a Gigi Giannuzzi e Tim Davis, Jeff Wall e la sua rappresentazione della realtà, i ritratti dei paradisi polinesiani di Guy Tillim e workshop con Thomas Demand, Leo Rubinfien. Il tutto attorno il tema della vacatio, un argomento che spinge a riflettere su quello che c’è, che manca, che potrebbe esserci in un periodo di precarietà e incertezza.
LE IMMAGINI: LE GRANDI FIRME IN ESPOSIZIONE
L’assenza. Dopo Futurespective, Motherland e Work, la XII edizione di FOTOGRAFIA indaga la sospensione e l’assenza in fotografia “per riflettere non solo sul periodo storico che stiamo vivendo ma anche sull’atto di fotografare in relazione alle nuove tecnologie e sul concetto di sottrazione”, spiega Delogu. “La fotografia tra tutte le arti, è forse quella che maggiormente è stata influenzata dal contesto sociale, sia per la sua velocità di produzione, sia per il ruolo di testimonianza che le viene attribuito. Oggi rivediamo questo ruolo che si fa interpretazione e analisi, e lavorando sull’assenza, spostiamo il tutto verso una serie di auto testimonianze, dove si rielabora il soggetto esterno completandolo con visioni interiori, proiezioni”.
Ed è proprio la vicinanza tra la psicologia e la fotografia che caratterizza le scelte degli artisti che esporranno al Festival, come il naturalista Guy Tillim che dai paesaggi e le storie del suo Sudafrica ha scelto di abbandonare tutto e dirigersi in Polinesia a bordo di una barca a vela. “Tutto ciò – spiega Delogu – solo per ritornare sulle sue tracce e poi testimoniarlo attraverso le immagini. Non c’è bisogno necessariamente della documentazione, la fotografia è in primis una racconto di se stessi”. Un’emotività che secondo Delogu è aumentata con l’utilizzo delle nuove tecniche digitali, “ora ci si interroga maggiormente sull’atto della fotografia e non solo sul soggetto in sé”.
Se l’assenza ha caratterizzato il nostro Paese per tutto il 2013, c’è una città che ne ha risentito più di tutti e le ragioni sono diverse. “A Roma la sensazione di essere abbandonati è stata moltiplicata – continua Delogu – vuoi perché è la sede di tutte le istituzioni, ma anche perché la capitale è un mondo di passaggio tra le due Italie e anche per un atavico strano senso delle regole, da qui i vari ‘Batman’ che ci hanno accompagnato durante questi mesi”.
Le foto dei lettori. Come gli scorsi anni, rinnovata la partnership con il nostro sito. Il tema della foto è naturalmente quello dell'assenza. “La vacatio non è necessariamente una condizione negativa, la si può esplorare attraverso la lente del desiderio o della denuncia sociale anche in chiave ironica e rivoltare una tematica negativa presentando desideri: una casa, un amore, soldi, animali, il lavoro dei sogni, la reincarnazione di un'icona, le vacanze, luoghi e persone che per molti motivi non rivedremo facilmente ma che desideriamo” conclude Delogu. Gli scatti saranno selezionati e pubblicati su Repubblica.it, la premiazione delle tre immagini giudicate migliori avverrà il 7 dicembre, in conclusione del Festival.