Cultura

Stop al festival del giornalismo di Perugia: "Non ci sono soldi, meglio fermarsi"

L'annuncio degli organizzatori: "Impossibile un'altra edizione con i budget degli ultimi anni". La storia di un successo iniziato nel 2007 e giunto, con la settima edizione dello scorso aprile, a numeri record. "Se le condizioni si presenteranno, saremo pronti a ripartire". Il sindaco della città garantisce il suo impegno. Il sito rimarrà attivo

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PERUGIA - Il festival del giornalismo di Perugia è arrivato al capolinea, almeno per ora: "Non ci sono soldi, meglio fermarsi che farlo al ribasso". Ad annunciarlo Arianna Ciccone, l'organizzatrice, con un post sul sito ufficiale dell'evento. Giunto alla VI edizione, il Festival è stato il più importante evento giornalistico italiano degli ultimi anni e aveva ormai raggiunto un valore europeo e mondiale, mentre il budget si riduceva. Ecco quindi la decisione. 

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Un evento che ha raggiunto il top ("Stop at the top", scrivono oggi i due organizzatori) lo scorso aprile, con una quattro giorni che ha fatto registrare numeri da brivido: migliaia di partecipanti, 200 eventi, 500 relatori, 1500 i giornalisti accreditati, 30 workshop, 120mila visite al sito internet, con più di 50mila tweet in 5 giorni. Un successo che non si poteva replicare con pochi soldi.

L'avventura di Arianna Ciccone e Christopher Potter inizia nel 2006, con la prima edizione nel 2007: fu organizzata con 80mila euro, ricorda Ciccone. Un'idea nata per caso: "L'idea mi venne in giardino - scrive la Ciccone - e andai in giro con il mio foglietto A4 e il format di un evento sull'informazione che è esattamente il Festival che oggi tutti conoscete. Cercavamo sostegni istituzionali e finanziatori. Non è stato affatto facile".

Ma la risposta del pubblico fu immediata e di successo, e continuò a crescere negli anni. Fino ai record del 2013. Che hanno convinto la Ciccone e Potter a mettere un punto fermo: "Ci sono momenti in cui capisci che ti devi fermare. Che la vera forza, il vero coraggio è dire: grazie, ma no. È quello che è successo a me e a Chris con il Festival, una parte molto importante della nostra vita". Ma "il Festival deve continuare a crescere, a essere innovativo, a migliorare. I budget modesti di questi anni non sono più sostenibili. Fare il Festival a ogni costo pur di farlo, magari riducendo ospiti e giornate non è accettabile. O si va avanti migliorando o ci si ferma".

Ma la speranza rimane, "magari è solo una pausa di riflessione": "Se le condizioni si ripresenteranno e saranno quelle giuste per realizzare una nuova edizione degna della storia del Festival, saremo pronti a ripartire. Ma oggi è il momento di dire no". Stop al festival, ma non a quello che gli organizzatori chiamano "laboratorio di pensiero": per questo il sito andrà avanti, continuando "a lavorare, aggregare, produrre contenuti".

Non un addio, ma "un saluto di cuore verso tutte quelle persone che, negli anni, abbiamo imparato a conoscere, rispettare e amare". Appuntamento sul web, aspettando una nuova occasione.

La reazione del sindaco di Perugia. "Il Festival del giornalismo non deve chiudere, non deve interrompersi, deve restare a Perugia, dove è nato e dove ha potuto crescere fino a diventare una delle più importanti manifestazioni, non solo della città e della regione. Se le cose non andranno così, non dipenderà certo dalle istituzioni, Comune di Perugia e Regione Umbria, che lo hanno sostenuto al limite del possibile e intendono continuare a farlo, proprio nella convinzione della sua unicità, sia in termini finanziari (la Regione ha comunicato in un incontro con gli organizzatori che aumenterà il suo contributo) sia sollecitando un intervento nazionale (a tal fine ho contattato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Legnini, che mi ha confermato interesse e disponibilità). 

Irricevibile la critica: "i soldi ci sono, li abbiamo visti, semplicemente si preferisce investirli in appuntamenti sicuramente non paragonabili al festival". Perugia e l'Umbria hanno una vita culturale intensa e propositiva, che rappresenta  una ricchezza della nostra comunità e va tutelata. Emerge piuttosto, e non oggi, il tema di quanto il tessuto economico ed imprenditoriale, ed in particolare il settore del commercio e del turismo, riesca e intenda investire sulle grandi manifestazioni. Il  tema è stato sollevato più volte anche da Umbria Jazz, per fare un solo esempio, e resta un punto importante soprattutto in una fase come questa".