Cultura

Berlino a fumetti, tra suggestioni e quotidiano. In otto tavole

"Aiuto! Hilfe!", è il primo fumetto del progetto "L'Europa in una nuvoletta" di Goethe Institut e Institut Français, che Repubblica.it pubblica in esclusiva. Tre grandi disegnatori (il primo è l'italiano Manuele Fior, poi sarà la volta della tedesca Anke Feuchtenberger e del francese Emmanuel Guibert) per sei sguardi d'autore su le città degli altri

4 minuti di lettura
UN ITALIANO a Parigi disegna un italiano a Berlino. Il "parigino" è Manuele Fior, cesenate di nascita, che vive e lavora nella capitale francese da anni. Il protagonista del suo nuovo fumetto invece è Davide, un ragazzo italiano che perde suo figlio nella confusione dell'aeroporto di Tempelhof. L'incubo di ogni genitore che diventa realtà. Scattano le ricerche, e nei momenti di panico una storia privata si intreccia con un luogo fortemente evocativo per la storia tedesca ed europea. E' "Aiuto! Hilfe!", il primo fumetto del progetto "L'Europa in una nuvoletta" di Goethe Institut e Institut Français, che Repubblica.it pubblica in esclusiva. Tre grandi disegnatori (coinvolti anche la tedesca Anke Feuchtenberger e il francese Emmanuel Guibert) disegnano tre grandi città: Roma, Parigi e Berlino.

Un respiro internazionale d'altronde ha tutto il lavoro di Manuele Fior, che pubblica su testate come The New Yorker e Le Monde e che i lettori di Repubblica conoscono per le illustrazioni dei libri consigliati da Alessandro Baricco e delle poesie scelte ogni domenica da Walter Siti. Nel 2011 ha vinto il premio di miglior album al Festival di Angoulême (l'Oscar del fumetto) per il graphic novel "Cinquemila chilometri al secondo". Tutti i suoi lavori sono pubblicati in Italia da Coconino Press.

GUARDA LA STORIA

Perché ha scelto di raccontare Berlino attraverso una situazione-limite?
"Ho vissuto nella capitale tedesca per cinque anni e quindi sono partito dalla volontà di non proporre un resoconto da visitatore neofita. Quando ci sono tornato, recentemente, con lo scopo di  realizzare questo fumetto, è accaduto che mio fratello non trovasse più il figlio a Tempelhof. Il tutto si è poi risolto nell'arco di mezz'ora, ma mi ha dato il là per questa storia. Ho così ambientato una vicenda personale, intima, in un luogo dove Berlino e il popolo tedesco sono stati aiutati ai massimi livelli. Tempelhof infatti è famoso per il ponte aereo organizzato nel 1948/49 con cui gli Stati Uniti e i loro alleati sono riusciti a far arrivare viveri agli abitanti di Berlino Ovest. Dunque un evento contemporaneo si è unito quasi per caso a un grande evento storico, e ho potuto parlare di realtà diverse, entrambe legate al concetto di aiuto: una privata e una collettiva, storica".

Il protagonista è uno dei tanti trentenni italiani che vivono all'estero, proprio come lei. Alla fine della storia sarà una mano tedesca a dare il tanto sperato aiuto, ma Davide nei momenti di panico si lascia andare anche a luoghi comuni contro la Germania...
"In una storiella di otto pagine non si può andare troppo in profondità, ma volevo evidenziare un atteggiamento che è comune a molti italiani all'estero. Sono là e ne traggono un certo vantaggio, ma c'è un rapporto di amore-odio con il posto che li ospita. Forse a Berlino in particolare. A Parigi, dove vivo ora, si condividono un po' di più le difficoltà della crisi. La Germania invece continua a essere vista come il paese più forte dell'Europa. Non a caso ho inserito anche un vero manifesto elettorale di Angela Merkel ("La Germania è forte e così deve rimanere"). E' una madre, da cui però a volte vorresti fuggire".

Anche i protagonisti del suo graphic novel più conosciuto, "Cinquemila chilometri al secondo" (2010) sono italiani all'estero, i cui destini si incrociano. Una ragazza che va a studiare in Norvegia, un italiano che fa l'archeologo in Egitto. Quanto è internazionale il suo fumetto?
"Posso fare questo mestiere proprio perché ho viaggiato, in Italia non avrei avuto le stesse possibilità. Dunque sento miei i temi come la perdita di radici o l'emigrazione. Ho lasciato l'Italia per un Erasmus e poi ho cominciato a lavorare fuori. All'inizio pensavo che quella della mia generazione non potesse essere considerata una vera e propria emigrazione: semplicemente, mi dicevo, siamo persone che viaggiano. Ora però credo che per noi italiani si possa parlare davvero di una nuova forma di emigrazione. Rispetto a un tempo, adesso sono i laureati a lasciare l'Italia, ma lo fanno sempre per ambizioni che non possono essere soddisfatte nel nostro paese o per sfruttare il talento che hanno".

Anche i riferimenti culturali delle sue opere non sono necessariamente italiani. Penso a "La signorina Else" (2009), fumetto tratto da un romanzo di Arthur Schnitzler.
"E' naturale che quando si parla di ispirazioni a livello artistico, iconografico, non si vada a pescare esclusivamente a livello nazionale. In quel caso mi stavo occupando di fin de siècle, art nouveau, e dunque ho incrociato suggestioni diverse, anche provenienti dall'Austria. Ma allo stesso tempo l'Italia resta per me un punto di riferimento. E' sempre presente nei miei fumetti".

In effetti anche il suo ultimo lavoro, un fumetto spiazzante come "L'Intervista" (2013), una storia in cui usa la fantascienza (strane forme geometriche cominciano ad apparire nel cielo) per parlare di relazioni di coppia, di sentimenti (il protagonista, uno psicologo cinquantenne, è attratto da una ragazza che crede nell'arrivo degli Ufo), ha una precisa ambientazione: la campagna friulana.
"Nell'ambientare quella storia sono tornato alle mie radici: sono nato a Cesena, ma ho passato la mia adolescenza in Friuli. Il primo ad essere spiazzato è stato il mio editore francese: in tanti sono rimasti stupiti del mio passaggio dal colore a quel bianco e nero molto particolare, ma ogni libro è un viaggio nuovo, un esperimento. Non avevo certo deciso di abbandonare il colore per sempre".

Come è cambiata la sua carriera dopo la vittoria del premio per miglior album ad Angoulême?  
"E' cambiata molto, inutile negarlo. Anche prima facevo fumetto per professione, ma ero un autore quasi sconosciuto. Quel riconoscimento mi ha aperto tante porte, anche di grossi editori, e nuove possibilità di comunicazione. Dal punto di vista della deontologia e della maniera in cui lavoro però ho cercato di dimenticarmi di Angoulême. Non volevo mi influenzasse troppo: faccio questo lavoro per il piacere di meravigliarmi sempre".

A cosa sta lavorando ora?
"Ogni domenica su Repubblica c'è una mia illustrazione a una poesia scelta da Walter Siti, e così sarà per un anno. Inoltre devo realizzare il reportage da Parigi per "L'Europa in una nuvoletta", e sto lavorando a un bellissimo progetto legato al Musée d'Orsay: un'opera che ha per tema il museo stesso. In pratica per lavoro vado a visitare il Musée d'Orsay una volta a settimana, e senza fare la coda. Non è bellissimo? Il problema è che adesso devo farne un libro!"