È UNA SORTA di labirinto borgesiano da cui è difficile uscire, dopo esservi entrati. Questo romanzo noir, incastra due storie in una sola. Ambientate in due contesti diversi, riunite in un processo, celebrato in un programma televisivo. La Giuria. Dove si ripercorrono casi irrisolti. Oppure discussi e discutibili. In questa occasione, un delitto misterioso, commesso in Vaticano. Tre vittime, due guardie svizzere e la moglie di uno di esse. La soluzione ufficiale, maturata in fretta in sede vaticana, prevede un omicidio consumato per invidia, gelosia "professionale". Ma, ovviamente, il caso non è così semplice. Come emerge dalla ricostruzione fatta negli studi televisivi.
D'altronde, nei meandri del Vaticano, si incontrano e scontrano poteri e interessi secolari. Ma le vicende del processo si intrecciano con la messa in scena televisiva. Narrata, nel romanzo, come un copione tv, con un alternarsi di studi, rvm sonori, pubblicità. Così incontriamo, un passo dopo l'altro, registi e registe, autori, presentatori e presentatrici, ospiti, figuranti. Testimonianze dirette e sceneggiate. Dopo qualche pagina, diventa difficile, quasi impossibile distinguere il reality tv dalle vicende processuali. Districarsi nel gioco di cospirazioni, conflitti e complicità che si svolge intorno al Papa. Dove si incrociano e si scontrano logge massoniche e Opus Dei. Perché, in fondo, la distanza tra la fiction e la realtà, fra la narrazione e la cospirazione è tanto sottile che quasi non si coglie. D'altra parte, siamo abituati ad assistere ai processi in diretta tv. Quelli veri (basti citare Un giorno in Pretura). E quelli riprodotti e rilanciati. Sulle reti satellitari vi sono canali tematici, dove i "casi criminali" vengono discussi, aperti e riaperti di continuo.
Così vediamo avvocati, giudici e magistrati, nelle trasmissioni più popolari, misurarsi, in diretta, su vicende chiuse e riaperte molte volte. Con giurie di figuranti. Di fronte ad accusati, accusatori, vittime e testimoni. Molto spesso, attori che recitano la parte. Esattamente come avviene nel romanzo di Vladimiro Polchi, I camaleonti. Un titolo emblematico e significativo. Perché evoca personaggi che "hanno la capacità di mutare colore". Per aderire a questi mondi paralleli fino a confondersi con essi. Fino a confondersi fra loro. Fino a confondere noi, che li guardiamo da spettatori. D'altra parte, lo scambio tra fiction e realtà è, davvero, fitto e stretto. Difficile da discernere. Il triplice delitto avvenuto in Vaticano - secondo la prima versione: un duplice delitto seguito dal suicidio dell'assassino - richiama avvenimenti noti alle cronache. Come le trame oscure che lo circondano.
I cenni bibliografici e la documentazione, richiamati nei "titoli di coda", rammentano che tutti i riferimenti sono assolutamente "causali". Veramente veri. Solo i nomi sono, ovviamente, cambiati. D'altronde, l'arrivo di Papa Francesco ha prodotto effetti inattesi e clamorosi non solo fuori, ma anche dentro la Chiesa. Dentro il Vaticano.
Le stesse storie di ordinaria mediocrità che fanno da sfondo al programma televisivo, dove viene affrontato il delitto in Vaticano, sembrano, più che verosimili, vere. Le relazioni fra autori, attori, presentatori, aspiranti soubrette e veline, politici e imprenditori. Che, in un gioco di reciprocità, scambiano visibilità, carriera mediale, posizione professionale, sesso... Non sembra fiction. Non è fiction. Purtroppo, verrebbe da dire. Se non fosse che, in fondo, lo sapevamo già.
Polchi ci accompagna in questo viaggio nel sottosuolo di mondi paralleli, la tv e il Vaticano. Al centro di due religioni. Ci guida in questo labirinto in modo sapiente (e un po' compiaciuto). Ci cattura, con un linguaggio esplicito e senza aggettivi inutili. E si perde insieme a noi. Anche se è "bene informato", non lo lascia intendere. E appare stupito di quel che vede e scopre. O, almeno, finge di esserlo. Perché neppure i "bene informati" possono mostrare indifferenza, di fronte a personaggi, interpreti ed episodi come questi. Senza esserne complici. Mentre noi, che immaginiamo senza sapere e senza vedere, alla fine del viaggio, pardon, del romanzo, restiamo un po' frastornati. Ma anche attratti e perfino un po' ammaliati. Dai riflessi torbidi che emanano da quello specchio (elettro)domestico. Da cui fatichiamo a staccare lo sguardo.
D'altronde, nei meandri del Vaticano, si incontrano e scontrano poteri e interessi secolari. Ma le vicende del processo si intrecciano con la messa in scena televisiva. Narrata, nel romanzo, come un copione tv, con un alternarsi di studi, rvm sonori, pubblicità. Così incontriamo, un passo dopo l'altro, registi e registe, autori, presentatori e presentatrici, ospiti, figuranti. Testimonianze dirette e sceneggiate. Dopo qualche pagina, diventa difficile, quasi impossibile distinguere il reality tv dalle vicende processuali. Districarsi nel gioco di cospirazioni, conflitti e complicità che si svolge intorno al Papa. Dove si incrociano e si scontrano logge massoniche e Opus Dei. Perché, in fondo, la distanza tra la fiction e la realtà, fra la narrazione e la cospirazione è tanto sottile che quasi non si coglie. D'altra parte, siamo abituati ad assistere ai processi in diretta tv. Quelli veri (basti citare Un giorno in Pretura). E quelli riprodotti e rilanciati. Sulle reti satellitari vi sono canali tematici, dove i "casi criminali" vengono discussi, aperti e riaperti di continuo.
Così vediamo avvocati, giudici e magistrati, nelle trasmissioni più popolari, misurarsi, in diretta, su vicende chiuse e riaperte molte volte. Con giurie di figuranti. Di fronte ad accusati, accusatori, vittime e testimoni. Molto spesso, attori che recitano la parte. Esattamente come avviene nel romanzo di Vladimiro Polchi, I camaleonti. Un titolo emblematico e significativo. Perché evoca personaggi che "hanno la capacità di mutare colore". Per aderire a questi mondi paralleli fino a confondersi con essi. Fino a confondersi fra loro. Fino a confondere noi, che li guardiamo da spettatori. D'altra parte, lo scambio tra fiction e realtà è, davvero, fitto e stretto. Difficile da discernere. Il triplice delitto avvenuto in Vaticano - secondo la prima versione: un duplice delitto seguito dal suicidio dell'assassino - richiama avvenimenti noti alle cronache. Come le trame oscure che lo circondano.
I cenni bibliografici e la documentazione, richiamati nei "titoli di coda", rammentano che tutti i riferimenti sono assolutamente "causali". Veramente veri. Solo i nomi sono, ovviamente, cambiati. D'altronde, l'arrivo di Papa Francesco ha prodotto effetti inattesi e clamorosi non solo fuori, ma anche dentro la Chiesa. Dentro il Vaticano.
Le stesse storie di ordinaria mediocrità che fanno da sfondo al programma televisivo, dove viene affrontato il delitto in Vaticano, sembrano, più che verosimili, vere. Le relazioni fra autori, attori, presentatori, aspiranti soubrette e veline, politici e imprenditori. Che, in un gioco di reciprocità, scambiano visibilità, carriera mediale, posizione professionale, sesso... Non sembra fiction. Non è fiction. Purtroppo, verrebbe da dire. Se non fosse che, in fondo, lo sapevamo già.
Polchi ci accompagna in questo viaggio nel sottosuolo di mondi paralleli, la tv e il Vaticano. Al centro di due religioni. Ci guida in questo labirinto in modo sapiente (e un po' compiaciuto). Ci cattura, con un linguaggio esplicito e senza aggettivi inutili. E si perde insieme a noi. Anche se è "bene informato", non lo lascia intendere. E appare stupito di quel che vede e scopre. O, almeno, finge di esserlo. Perché neppure i "bene informati" possono mostrare indifferenza, di fronte a personaggi, interpreti ed episodi come questi. Senza esserne complici. Mentre noi, che immaginiamo senza sapere e senza vedere, alla fine del viaggio, pardon, del romanzo, restiamo un po' frastornati. Ma anche attratti e perfino un po' ammaliati. Dai riflessi torbidi che emanano da quello specchio (elettro)domestico. Da cui fatichiamo a staccare lo sguardo.