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Roberto Capucci, 83 anni di creatività

Il decano dei sarti fra India e record: "Di solito dico no alle collettive, non mi divertono molto: rifuggo dalle cose facili, il mio è un lavoro estremo. Ma questa esposizione è un'eccezione"
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A 83 anni, più in forma che mai, sta per partire per il suo trentaseiesimo viaggio in India, in vacanza ma anche a caccia di ispirazione. Roberto Capucci è il decano degli stilisti che espongono nella mostra "Alta Moda, Grande Teatro" alla Venaria Reale di Torino: otto maestosi abiti di scena più 25 disegni di balletto del tutto inediti. Una tunica creata per la Kabaivanska, due abiti disegnati per Capricciodi Strauss al San Carlo di Napoli indossati da June Anderson, uno d'oro con ali da angelo, l'altro rosso fuoco; e vestiti per i recital di vari soprano fra cui Katia Ricciarelli. Per Capucci quello alla Venaria Reale è un ritorno: si è appena chiusa il mese scorso una sua personale dal titolo "La ricerca della regalità": 108mila visitatori, un bel record.

Fuori dai calendari commerciali, Capucci è abituato a esser celebrato in location di rara solennità: da Palazzo Strozzi a Firenze al Kunsthis…
A 83 anni, più in forma che mai, sta per partire per il suo trentaseiesimo viaggio in India, in vacanza ma anche a caccia di ispirazione. Roberto Capucci è il decano degli stilisti che espongono nella mostra "Alta Moda, Grande Teatro" alla Venaria Reale di Torino: otto maestosi abiti di scena più 25 disegni di balletto del tutto inediti. Una tunica creata per la Kabaivanska, due abiti disegnati per Capricciodi Strauss al San Carlo di Napoli indossati da June Anderson, uno d'oro con ali da angelo, l'altro rosso fuoco; e vestiti per i recital di vari soprano fra cui Katia Ricciarelli. Per Capucci quello alla Venaria Reale è un ritorno: si è appena chiusa il mese scorso una sua personale dal titolo "La ricerca della regalità": 108mila visitatori, un bel record.

Fuori dai calendari commerciali, Capucci è abituato a esser celebrato in location di rara solennità: da Palazzo Strozzi a Firenze al Kunsthistorisches Museum di Vienna, dal Teatro Farnese di Parma a Palazzo Colonna di Roma, dal Museo Fortuny di Venezia al Victoria and Albert di Londra, dal Puskin di Mosca al Palazzo imperiale di Xian.

Abituato alle mostre monografiche su di lei, che giudizio dà delle collettive?
"Non mi divertono molto. Io faccio un lavoro diverso dagli altri. Il mio è un lavoro estremo, io rifuggo dalle cose sexy o dalle cose facili, non faccio moda: il 99 per cento delle volte dico di no alle collettive. Ma questa mostra è un discorso a parte, un'eccezione".

Da Armani a Valentino, passando per Fendi, Missoni, Versace: di chi è la creazione non sua che l'ha colpita di più?
"Di Gianni Versace, perché ha creato delle cose giuste per il teatro. Mi hanno colpito anche i costumi di Missoni, molto divertenti. Io a ben vedere per il teatro non ho fatto quasi niente, non è il mio lavoro. In Italia abbiamo i più bravi costumisti del mondo, perché mi devo mettere io a fare i costumi? Ho fatto solo un paio di eccezioni: Capriccio di Strauss, perché Strauss è un autore che adoro, e un omaggio alla Callas che si tenne nel 1986 all'Arena di Verona, dove ho vestito le Vestali che sfilavano sulle note incredibili di Casta diva".

Ma di quasi tutte le sue creazioni, così ieratiche, spesso si dice proprio che somigliano a dei costumi. È una lode o è un limite?
"Questo non lo so. Certo io, per il teatro, anziché fare costumi, ho sempre preferito vestire le cantanti per i loro recital. Nessuna sa portare abiti importanti come Raina Kabaivanska, alta, elegante, più brava della mannequin più brava del mondo. La voce può piacere o no, ma il suo carisma in scena è indiscutibile. Per un recital al vecchio auditorium di Roma ricordo di avere creato per lei un vestito che - bastava modificare un drappeggio - si trasformava in dodici abiti diversi, tanti quanti erano i brani che cantava. Arbasino era impazzito: scrisse un articolo molto suggestivo in cui parlava quasi solo del vestito, e pochissimo del recital".

A che punto è il film che stanno girando su di lei?
"Quasi finito. Più che un film è un documentario, temo piuttosto noioso dato l'argomento, sulla mia vita, la mia carriera, il mio lavoro. Lo sta girando Ottavio Rosati, psicoanalista e regista. Un altro film su di me lo sta per cominciare Amalia Carandini: il primo ciak a giugno. E ce n'è un terzo in arrivo: lo vuole fare Pappi Corsicato".