PARIGI - "E' stato il miglior storico del Medioevo che io abbia mai conosciuto ed è lo storico più emblematico della nuova storiografica francese". Marc Ferro ricorda così Jacques Le Goff, con cui per alcuni decenni ha condiviso l'avventura delle Annales, unanimemente considerata la pagina più importante della storiografia francese del XX secolo. "Conoscevo Le Goff da quasi cinquant'anni", ci dice lo storico francese autore di una sessantina di libri, molti dei quali tradotti anche in italiano. "Fin dalla fine degli anni sessanta, entrambi chiamati da Braudel, abbiamo fatto parte del gruppo delle Annales. Insieme a Emmanuel Le Roy Ladurie abbiamo diretto la rivista per molti anni, prima di lasciare la direzione a storici più giovani di noi."
Qual è stato il contributo di Le Goff alla storiografia del medioevo?
"I suoi studi hanno rinnovato radicalmente la nostra visione di quell'epoca storica. E ciò grazie soprattutto alla sua grande creatività. Le Goff infatti si è sempre interessato a temi di ricerca di solito trascurati dalla storia più tradizionale. Ad esempio, è stato il primo a studiare la problematica del tempo nel medioevo, mostrando come il tempo dei mercanti fosse diverso dal tempo della chiesa e da quello degli agricoltori. Dimostrando che i mercanti avevano una diversa visione del presente e del futuro, ha saputo affrontare in maniera radicalmente nuova un problema essenziale per la storia, vale a dire la percezione del tempo. Un altro aspetto fondamentale del suo lavoro è l'attenzione alla mentalità dei gruppi sociali, che per lui era cosa molto diversa dalle idee e dalle ideologie."
Le Goff si è anche interessato ad alcuni aspetti della storia della religione...
"E anche in questo caso con grande originalità, dato che ha messo in luce ambiti della storia sociale e religiosa ai quali fino ad allora nessuno aveva pensato. Ne sono una prova i suoi studi sul purgatorio, attraverso i quali ha mostrato come, dopo aver inventato l'idea del purgatorio, l'uomo medioevale abbia potuto organizzare diversamente la propria vita. Da quel momento infatti ha avuto la possibilità di riscattare i propri peccati ad esempio con la carità. Insomma, Le Goff guardava la storia sempre in modo nuovo."
Questa originalità è presente anche quando affronta personaggi storici più noti?
"Certo. Si pensi a San Luigi, il suo libro dedicato a Luigi IX di Francia. Anche qui c'è grande novità, perché riesce a sbarazzarsi di tutte le leggende della tradizione, ricostruendo invece la storia del re santo attraverso una grande varietà di documenti ufficiali, testimonianze dirette, carte della chiesa, eccetera, proponendo così un ritratto ricco di sfumature totalmente inedito."
Per usare il titolo di un suo libro, Le Goff ha saputo rivelare Un altro Medioevo?
"Secondo me sì. Prima di lui dominava l'idea di un Medioevo uniformemente cupo e decadente, a cui fa seguito un rinascimento altrettanto uniforme. Le Goff ha mostrato che la realtà è molto più complessa e che soprattutto non esiste un unico medioevo, riconducibile a una sola dimensione. Grazie ai suoi studi sappiamo che ci sono tanti medioevi diversi. E poi ha mostrato che le segmentazioni storiche sono spesso schematiche e fuorvianti, come ha ripetuto anche nel suo ultimo libro pubblicato all'inizio dell'anno, Faut-il vraiment découper l'Histoire en tranches (Seuil).
Le Goff è stato uno storico del medioevo che però non è mai rimasto chiuso nel passato...
"E' vero, non era studioso chiuso nella torre d'avorio delle sue ricerche. S'interessava molto al presente e difendeva volentieri - e sempre con grande coerenza - le sue idee di sinistra. In diverse occasioni ha anche preso posizione pubblicamente, sebbene non fosse uno di quegli intellettuali che hanno bisogno d'intervenire sempre su tutto. Negli settanta e ottanta è stato molto vicino agli storici polacchi e al suo amico Bronislaw Geremek, aiutandoli a liberarsi dal peso e dal controllo del partito. Era quindi molto attento ai temi della libertà, e in seguito alle problematiche dell'Europa."
Sul piano umano com'era?
"Era un uomo molto socievole, che amava la musica e la buona cucina. Gli piaceva molto discutere. E infatti alle riunioni delle Annales discutevamo spesso appassionatamente, ma sempre in maniera cortese e conciliante. Le Goff aveva inoltre il gusto della trasmissione e dell'insegnamento. Ha avuto molti allievi e discepoli, riuscendo a formare tutta una nuova generazione di storici. Insomma, la storiografia francese gli deve moltissimo. E il suo nome va collocato al fianco di quelli dei grandi storici che lo hanno preceduto, Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel."
Qual è stato il contributo di Le Goff alla storiografia del medioevo?
"I suoi studi hanno rinnovato radicalmente la nostra visione di quell'epoca storica. E ciò grazie soprattutto alla sua grande creatività. Le Goff infatti si è sempre interessato a temi di ricerca di solito trascurati dalla storia più tradizionale. Ad esempio, è stato il primo a studiare la problematica del tempo nel medioevo, mostrando come il tempo dei mercanti fosse diverso dal tempo della chiesa e da quello degli agricoltori. Dimostrando che i mercanti avevano una diversa visione del presente e del futuro, ha saputo affrontare in maniera radicalmente nuova un problema essenziale per la storia, vale a dire la percezione del tempo. Un altro aspetto fondamentale del suo lavoro è l'attenzione alla mentalità dei gruppi sociali, che per lui era cosa molto diversa dalle idee e dalle ideologie."
Le Goff si è anche interessato ad alcuni aspetti della storia della religione...
"E anche in questo caso con grande originalità, dato che ha messo in luce ambiti della storia sociale e religiosa ai quali fino ad allora nessuno aveva pensato. Ne sono una prova i suoi studi sul purgatorio, attraverso i quali ha mostrato come, dopo aver inventato l'idea del purgatorio, l'uomo medioevale abbia potuto organizzare diversamente la propria vita. Da quel momento infatti ha avuto la possibilità di riscattare i propri peccati ad esempio con la carità. Insomma, Le Goff guardava la storia sempre in modo nuovo."
Questa originalità è presente anche quando affronta personaggi storici più noti?
"Certo. Si pensi a San Luigi, il suo libro dedicato a Luigi IX di Francia. Anche qui c'è grande novità, perché riesce a sbarazzarsi di tutte le leggende della tradizione, ricostruendo invece la storia del re santo attraverso una grande varietà di documenti ufficiali, testimonianze dirette, carte della chiesa, eccetera, proponendo così un ritratto ricco di sfumature totalmente inedito."
Per usare il titolo di un suo libro, Le Goff ha saputo rivelare Un altro Medioevo?
"Secondo me sì. Prima di lui dominava l'idea di un Medioevo uniformemente cupo e decadente, a cui fa seguito un rinascimento altrettanto uniforme. Le Goff ha mostrato che la realtà è molto più complessa e che soprattutto non esiste un unico medioevo, riconducibile a una sola dimensione. Grazie ai suoi studi sappiamo che ci sono tanti medioevi diversi. E poi ha mostrato che le segmentazioni storiche sono spesso schematiche e fuorvianti, come ha ripetuto anche nel suo ultimo libro pubblicato all'inizio dell'anno, Faut-il vraiment découper l'Histoire en tranches (Seuil).
Le Goff è stato uno storico del medioevo che però non è mai rimasto chiuso nel passato...
"E' vero, non era studioso chiuso nella torre d'avorio delle sue ricerche. S'interessava molto al presente e difendeva volentieri - e sempre con grande coerenza - le sue idee di sinistra. In diverse occasioni ha anche preso posizione pubblicamente, sebbene non fosse uno di quegli intellettuali che hanno bisogno d'intervenire sempre su tutto. Negli settanta e ottanta è stato molto vicino agli storici polacchi e al suo amico Bronislaw Geremek, aiutandoli a liberarsi dal peso e dal controllo del partito. Era quindi molto attento ai temi della libertà, e in seguito alle problematiche dell'Europa."
Sul piano umano com'era?
"Era un uomo molto socievole, che amava la musica e la buona cucina. Gli piaceva molto discutere. E infatti alle riunioni delle Annales discutevamo spesso appassionatamente, ma sempre in maniera cortese e conciliante. Le Goff aveva inoltre il gusto della trasmissione e dell'insegnamento. Ha avuto molti allievi e discepoli, riuscendo a formare tutta una nuova generazione di storici. Insomma, la storiografia francese gli deve moltissimo. E il suo nome va collocato al fianco di quelli dei grandi storici che lo hanno preceduto, Marc Bloch, Lucien Febvre e Fernand Braudel."