L'artista che fa cantare le pietre: "Con una carezza si liberano le loro emozioni"
Anna Puricella, ANNA PURICELLAA San Sperate, in Sardegna, Pinuccio Sciola realizza "sculture sonore": con un tocco speciale riesce a far uscire suoni da monoliti di calcare o basalto. Le sue opere esposte e richieste in tutto il mondo
LA recensione più bella alle sue opere è stata quella di una bambina: "Hai fatto i colori di Mondrian, senza usare i colori". Già, perché a Pinuccio Sciola i colori non servono. A lui bastano le pietre. Lo scultore di San Sperate ne ha fatto una ragione di vita: "Sono nato dalla pietra", continua a ripetere, ed è l'unico che con le pietre riesce a parlarci. Sotto il suo tocco la roccia emette suoni. Sciola, classe 1942, vive ancora nel suo paesino d'origine, in provincia di Cagliari. Anzi, ne ha fatto un "paese-museo" perché - tornato da Parigi dopo aver vissuto l'esperienza del Maggio francese, nel 1968 - cominciò a decorarne i muri "perché mi rendevo conto che si stava creando un divario culturale con gli amici di sempre". Le case del paese furono dipinte con la calce bianca, poi la creatività degli artisti fece il resto. Oggi a San Sperate si possono ammirare centinaia di murales …
LA recensione più bella alle sue opere è stata quella di una bambina: "Hai fatto i colori di Mondrian, senza usare i colori". Già, perché a Pinuccio Sciola i colori non servono. A lui bastano le pietre. Lo scultore di San Sperate ne ha fatto una ragione di vita: "Sono nato dalla pietra", continua a ripetere, ed è l'unico che con le pietre riesce a parlarci. Sotto il suo tocco la roccia emette suoni. Sciola, classe 1942, vive ancora nel suo paesino d'origine, in provincia di Cagliari. Anzi, ne ha fatto un "paese-museo" perché - tornato da Parigi dopo aver vissuto l'esperienza del Maggio francese, nel 1968 - cominciò a decorarne i muri "perché mi rendevo conto che si stava creando un divario culturale con gli amici di sempre". Le case del paese furono dipinte con la calce bianca, poi la creatività degli artisti fece il resto. Oggi a San Sperate si possono ammirare centinaia di murales che raccontano le tradizioni e i costumi sardi ma anche gli esiti più contemporanei della street art.
Sciola è andato già oltre. La sua vocazione sono le "sculture sonore" cui lavora da decenni. Il suo laboratorio in paese si completa con un grande giardino di monoliti, immerso nel profumo degli agrumi. Sciola li plasma, ne fa risaltare le asperità, procura tagli longitudinali che permettono alla luce di perforare la materia. Soprattutto, li suona. Semplicemente con lievi pressioni delle mani, il resto lo fa la pietra. La prima distinzione fondamentale per Sciola è tra i termini "percussione" e "carezza". "Proviamo a isolarli: la parola percussione credo che sia la più violenta che esista, la carezza invece è quel gesto che trasmette emozioni". Ed è quello che lui fa, scovando inedite analogie tra il modo in cui la materia si esprime e i rumori registrati dalla Nasa ai limiti dell'universo. Tutto è collegato, per Pinuccio: "Il calcare ha un suono liquido, semplicemente perché questa pietra dal punto di vista geologico non è altro che acqua fossilizzata. La memoria della 'materia acqua' evidentemente è rimasta impressa. Basta accarezzarla e vengono fuori i suoi suoni, non sono i miei suoni. Il basalto ha invece origine vulcanica, si sente soltanto il suono del fuoco e della terra. Ogni materia ha la propria memoria, accarezzandola tiro fuori quello che c'è dentro".
Una delle emozioni più grandi è stato dimostrare a Michelangelo quello che lui riteneva impossibile: Sciola ha suonato davanti alla tomba dell'artista rinascimentale a Santa Croce Firenze, per fargli sapere che il suo Mosè - quello che Buonarroti colpì con uno scalpello perché "non parlava" - a distanza di secoli ha risposto. Il suo dialogo con la terra lo ha portato a ideare anche i "Semi della pace", centinaia di grossi massi incisi che, come embrioni, sono stati posati nel 2008 davanti alla basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. Per Gillo Dorfles "le pietre di Pinuccio Sciola hanno il potere di suscitare l'equivalente di un evento sacro". Dalla borsa di studio che vinse come autodidatta e che gli permise di frequentare l'Istituto d'arte a Cagliari sono passati più di 50 anni, Sciola ha di recente combattuto il cancro - "mi hanno piallato lo stomaco" dice con ironia - ma la sua è una vita straordinaria, come le sue pietre: ha girato l'Europa da giovane - "dormivo nelle stazioni tedesche" - e ha conosciuto artisti come Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba, Henry Moore, ha frequentato l'università di Moncloa a Madrid e poi è stato invitato dall'UNESCO in Messico, perché il suo lavoro sul "paese-museo" di San Sperate aveva destato attenzione, tanto da permettergli di collaborare con il maestro muralista David Alfaro Siqueiros.
Le sue "pietre sonore" sono state ovunque, dalla Germania a L'Avana e Budapest, a Parigi per un omaggio a Jaques Prévert e in varie città italiane. Anche all'aeroporto di Fiumicino e a Roma, all'Auditorium Parco della musica, grazie alla collaborazione con l'amico Renzo Piano.
Sciola è andato già oltre. La sua vocazione sono le "sculture sonore" cui lavora da decenni. Il suo laboratorio in paese si completa con un grande giardino di monoliti, immerso nel profumo degli agrumi. Sciola li plasma, ne fa risaltare le asperità, procura tagli longitudinali che permettono alla luce di perforare la materia. Soprattutto, li suona. Semplicemente con lievi pressioni delle mani, il resto lo fa la pietra. La prima distinzione fondamentale per Sciola è tra i termini "percussione" e "carezza". "Proviamo a isolarli: la parola percussione credo che sia la più violenta che esista, la carezza invece è quel gesto che trasmette emozioni". Ed è quello che lui fa, scovando inedite analogie tra il modo in cui la materia si esprime e i rumori registrati dalla Nasa ai limiti dell'universo. Tutto è collegato, per Pinuccio: "Il calcare ha un suono liquido, semplicemente perché questa pietra dal punto di vista geologico non è altro che acqua fossilizzata. La memoria della 'materia acqua' evidentemente è rimasta impressa. Basta accarezzarla e vengono fuori i suoi suoni, non sono i miei suoni. Il basalto ha invece origine vulcanica, si sente soltanto il suono del fuoco e della terra. Ogni materia ha la propria memoria, accarezzandola tiro fuori quello che c'è dentro".
Una delle emozioni più grandi è stato dimostrare a Michelangelo quello che lui riteneva impossibile: Sciola ha suonato davanti alla tomba dell'artista rinascimentale a Santa Croce Firenze, per fargli sapere che il suo Mosè - quello che Buonarroti colpì con uno scalpello perché "non parlava" - a distanza di secoli ha risposto. Il suo dialogo con la terra lo ha portato a ideare anche i "Semi della pace", centinaia di grossi massi incisi che, come embrioni, sono stati posati nel 2008 davanti alla basilica inferiore di San Francesco ad Assisi. Per Gillo Dorfles "le pietre di Pinuccio Sciola hanno il potere di suscitare l'equivalente di un evento sacro". Dalla borsa di studio che vinse come autodidatta e che gli permise di frequentare l'Istituto d'arte a Cagliari sono passati più di 50 anni, Sciola ha di recente combattuto il cancro - "mi hanno piallato lo stomaco" dice con ironia - ma la sua è una vita straordinaria, come le sue pietre: ha girato l'Europa da giovane - "dormivo nelle stazioni tedesche" - e ha conosciuto artisti come Aligi Sassu, Giacomo Manzù, Fritz Wotruba, Henry Moore, ha frequentato l'università di Moncloa a Madrid e poi è stato invitato dall'UNESCO in Messico, perché il suo lavoro sul "paese-museo" di San Sperate aveva destato attenzione, tanto da permettergli di collaborare con il maestro muralista David Alfaro Siqueiros.
Le sue "pietre sonore" sono state ovunque, dalla Germania a L'Avana e Budapest, a Parigi per un omaggio a Jaques Prévert e in varie città italiane. Anche all'aeroporto di Fiumicino e a Roma, all'Auditorium Parco della musica, grazie alla collaborazione con l'amico Renzo Piano.