Cultura

Gaetano Pesce: "Il mio design ribelle e casuale"

Il designer si racconta e anticipa i contenuti della retrospettiva a lui dedicata che sarà inaugurata il 26 giugno al Maxxi di Roma

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È L'ACROBATA che cammina sul filo sospeso fra arte e design. Si chiama Gaetano Pesce ed è tornato molto di moda. Senza fare nulla per esserlo. Semplicemente restando fedele a se stesso. Alla fine è stata la moda a tornare da lui. Come dimostrerà la retrospettiva che dal 26 giugno gli dedica il Maxxi di Roma, e che anticipiamo con
questa intervista.

Il tempo della diversità, che cosa significa il titolo della mostra?
"Veniamo da epoche di produzione seriale e standardizzazione. La rivoluzione francese proclamava l'égalité. Oggi vogliamo tutti sentirci unici. Adesso anche l'industria vuole produrre pezzi personalizzati, diversi uno dall'altro".

Anche i suoi lavori sono spesso pezzi unici o comunque diversi in qualche particolare. Oggetti in cui la funzione non è mai il carattere dominante; opere dove arte, protesta, provocazione, colore e gioco si mescolano. Non sempre facili da capire.
"Forse. Ma ciò che conta è che ciascuno vi trovi qualcosa. Alla fine degli anni 50 sono stato tra i fondatori del gruppo N, che faceva arte astratta. Poi mi sono accorto che sbagliavamo. Nell'arte ci deve essere la realtà che conosciamo e riconosciamo, con cose e persone. Mi piacciono gli oggetti e i materiali vivi, che si muovono".

E infatti lei lavora molto con materiali che si modificano al tatto, come la Up5, poltronaicona del 1969 in morbido poliuretano.
"L'idea mi era venula ta sotto la doccia, stringendo la spugna. Ma a parte il materiale, è il suo messaggio che purtroppo resta vero ancor oggi: guardandola è facile riconoscere una donna accovacciata, con accanto Up6, un pouf che simboleggia una palla al piede. Malgrado tanti discorsi, le donne continuano a subire ingiustizie e violenza. Alla fine del percorso della mostra ci sarà una Up5 alta 7 metri in cui i visitatori potranno entrare. Ci saranno delle sbarre, come in una prigione, e da alcuni televisori verranno domande sulla condizione femminile".

In mostra c'è anche la Chador Lamp per Meritalia, il cui paralume evoca appunto un chador. La condizione femminile è un tema ricorrente. Perché?
"Da bambino ero un ribelle, mio padre, un ufficiale di marina, è morto che ero molto piccolo, ma ho avuto la fortuna di crescere circondato da donne, da cui ho avuto tantissimo. Mi chiedo perché vogliamo continuare a farci del male impedendo alla metà del genere umano di esprimersi".

Porta due fedi, come mai?
"Per ricordare due donne che non ci sono più. Una è la madre dei miei figli più grandi, Francesca. L'altra è Milena Vettore, che ho conosciuto da ragazzo, e che è morta in un modo un po' assurdo. Cesare Cassina, che poi sarebbe diventato il mio mecenate e quasi un padre, aveva fondato con Piero Busnelli la C&B (oggi B&B) e ci aveva invitato ad andare a trovarlo in fabbrica, dove aveva dei macchinari modernissimi, per fare degli esperimenti creativi. Durante una di queste prove di produzione, un ultrasuono prodotto da uno dei macchinari colpì Milena al cervello procurandole un embolo. Morì dopo undici giorni di coma".

L'eclettismo è un suo segno distintivo. Ci sono degli esempi in mostra?
"Certo. C'è un 33 giri con della musica elettronica, La canzone dello yeti , prodotto dalla Rca nel 1959. O il modellino di una performance del 1967, con un piano inclinato su cui c'era una persona seduta di spalle. Venivano spente le luci in sala, si sentiva uno sparo e quando tornava la luce la persona seduta sanguinava copiosamente al punto che il sangue arrivava fino al pubblico...".

Certi suoi oggetti hanno forme bizzarre, apparentemente casuali.
"In parte è vero. Intanto, io non sono uno di quelli che arrivano con il loro disegnino e le idee perfettamente chiare su quello che vogliono. Per me è fondamentale scambiare idee ed esperienze sul campo, confrontandosi per esempio con gli artigiani e le maestranze delle aziende. E poi mi piace il fattore sorpresa. Per esempio una volta dovevo fare una scala e per un mio errore lo stampo è esploso. Ne è venuta fuori una scala stranissima che è molto piaciuta anche al committente ".

La sorpresa come frutto del caso.
"Il caso e le combinazioni. Che sono sempre in agguato nella nostra vita. Giovanna Melandri (presidente del Maxxi), che ha molto voluto questa mostra, mi diceva di essere nata a New York e nominava la stessa via in cui abito. Poi mi ha mostrato la foto dell'edificio in cui è nata. Beh, è casa mia".