Più passa il tempo, più ci rendiamo conto che la Prima guerra mondiale è stata all'origine di tutti i nostri mali. Nel 1914 erano esattamente cento anni, dal tempo di Waterloo, che in Europa non si combatteva. L'Ottocento è stato un secolo inglese, come il Settecento francese e il Novecento americano.
Durante questo lunghissimo periodo di pace la ricchezza delle nazioni più avanzate, dove era nata l'industria del carbone e dell'acciaio, era salita a livelli esponenziali, in particolare in Inghilterra, guardata come la più forte e la più ricca nazione della terra in tutta la storia umana. Era anche la meno amata. Ma questa invidia, aveva detto Lord Palmerston, doveva essere tenuta nel conto generale.
SPECIALE - LA COLLANA SULLA GRANDE GUERRA
Le scienze e le matematiche erano ammirate e praticate in qualsiasi campo che volesse essere credibile. Negli ultimi quarant'anni dell'Ottocento ci sono state più invenzioni che nei duemila anni precedenti: la macchina fotografica, l'elettricità, il telefono, il telegrafo, la radio, il cinema, i raggi x, il vaccino e molte cose utilissime che rendevano la vita, se non felice, almeno molto più comoda. Le città si erano trasformate in mechanical paradise , dove l'umanità finalmente si era tolta di dosso quel fardello che si trascinava dietro dalla Cacciata dell'Eden. A partire da questo momento la fatica fisica del lavoro manuale venne reso sopportabile, affidandolo alle macchine.
Ma improvvisamente, nel 1914, l'Europa precipitò in un buco nero. Tutti dicevano che si sarebbe trattato di una guerra breve. Solo pochi artisti, in veste di veggenti, con la loro capacità di percepire onde magnetiche negative, intuirono quello che stava succedendo: "Le civiltà stanno sprofondando in questo abisso di sangue e di oscurità, un fatto così tragico che non si può nemmeno raccontare", aveva scritto Henry James.
Sembrava che i cento anni di pace avessero fatto male, invece di tranquillizzare i popoli e mantenerli calmi nel diffuso benessere e che avesse risvegliato in loro l'istinto bellicoso. Come era possibile che nazioni con la stessa cultura, che vivevano in città molto simili, che ogni giorno prendevano il tram per andare a lavorare, avevano gli stessi orari e lo stesso grado di educazione e con i vicini di confine si scambiavano visite gradite e tutti insieme costituivano un complesso chiamato Europa, di cui c'era da essere orgogliosi, di colpo, si fossero gettati nella più irrazionale delle attività, la guerra?
Un grande storico americano, Mark Mazower, ha chiamato un suo libro The dark continent , Il continente nero , inteso come lugubre, ma l'aggettivo è riferito non all'Africa, ma all'Europa, che non è mai stata così dark come nel ventesimo secolo. Quando l'Inghilterra entrò in guerra nell'agosto del '14, molti ebbero l'impressione che lo facesse in maniera casuale. Nessuno o quasi si ricordava di quell'attentato a Sarajevo, avvenuto due mesi pri-
ma. Il morto ammazzato era l'erede al trono dell'Impero asburgico, l'arciduca Francesco Ferdinando, ma il fattaccio non aveva commosso gli inglesi: l'attentato si era svolto in un paese balcanico turbolento, un posto remoto.
Dall'Inghilterra si guardava con forte sospetto il comportamento del Kaiser di Germania, con le sue manie militari, attorniato da generaloni che facevano tintinnare le loro sciabole in modo che il loro sinistro rumore si propagasse per tutta l'Europa. Ma molti, soprattutto nelle alte sfere della Germania, pensavano che i tedeschi, lanciati verso il primato, avessero dovuto battersi in guerre economiche e non militari. I potentissimi industriali della Ruhr non avrebbero mai permesso ai generali prussiani di rovinare un mercato così promettente come l'Europa. Ma nel 1914 tutto cambiò.
Sono passati cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e il materiale a disposizione degli storici è diventato immenso e sempre più difficile da gestire. Ma tutti i nuovi testi non hanno mai risposto alle domande che ciclicamente sono portata dalla riflessione sulla prima guerra mondiale: la guerra era inevitabile, qualsiasi fossero le cause? Perché l'Inghilterra decise di intervenire in una guerra che riguardava solo il continente? Era vero che la stampa anglosassone spinse il governo ad intervenire ad ogni costo, come pensava Karl Kraus? Che livello di colpevolezza si può attribuire alla diplomazia segreta e alla corsa agli armamenti avvenuta all'insaputa di quasi tutti i governi?
Per Niall Ferguson, l'autore di The pity ofWa r , considerato il più brillante storico della nuova generazione, come per Paul Johnson, l'autore di Offshore Islanders , la prima guerra mondiale è stato il più grande errore del Ventesimo secolo. Nel libro di Ferguson si riprende una moda storico-letteraria chiamata If, "Se". Così se gli inglesi non fossero scesi in guerra affianco dei francesi, questi ultimi sarebbero stati sconfitti dai tedeschi. Ma sarebbe stata una sconfitta sopportabile, molto più di quella subita venti anni dopo dalle Panzer divisionen dei nazisti. La Germania, diventata la prima potenza europea, sarebbe stata controllata da un'Inghilterra rimasta integra. La Russia non sarebbe caduta in mano ai bolscevichi. Hitler sarebbe rimasto a Vienna a dipingere pessimi acquarelli e Mussolini non avrebbe compiuto nessuna marcia su Roma.
Ma era impossibile arrestare la furia bellicosa che aveva preso anche gli anglosassoni: "Una vera voglia di menare le mani" avrebbe detto Winston Churchill. Gli unici che resistevano erano i pacifisti guidati da Bertrand Russell e una parte del partito laburista. Il più intelligente contestatore fu Ramsay MacDonald. Alla camera dei Comuni attaccò con sarcasmo il discorso di Edward Gray. Il Ministro degli Esteri aveva dichiarato che l'Inghilterra era entrata in guerra in nome dell'onore: "Abbiamo combattuto in Crimea per l'onore, siamo andati a combattere i Boeri in Sudafrica per l'onore e adesso per l'onore dobbiamo difendere il Belgio".
Così cominciò una guerra che aveva tutte le anomalie e le apparenze di un grandissimo errore. Cosa ci faceva la Gran Bretagna insieme alla Russia, suo nemico per tutto il secolo Diciannovesimo, due imperialismi che si azzannavano a vicenda? E perché improvvisamente la Germania era diventata il nemico pubblico numero uno per gli inglesi? E David Lloyd George prima della guerra non aveva dichiarato che le relazioni che la Germania e l'Inghilterra erano migliorate? Ma come dicevano i greci: "Gli dei sconvolgono la mente degli uomini che vogliono perdere".
Quando mai si era visto un vescovo di Londra che nel 1915 nel suo sermone dell'avvento aveva urlato dal pulpito: "Ammazzate i tedeschi, ammazzate i cattivi come i buoni, ammazzate i giovani come i vecchi, ammazzateli tutti! Prima che la civiltà del mondo muoia ammazzate per i principi della cristianità. E chi morirà in questa battaglia sarà considerato un martire!".
Questo testo verrà letto in pubblico al Festival Storia di Gorizia ( 22-2-5 maggio). È tratto dal nuovo libro di Stefano Malatesta, La verità della cavalleria e altre storie di guerra in uscita questa estate per Neri Pozza
Durante questo lunghissimo periodo di pace la ricchezza delle nazioni più avanzate, dove era nata l'industria del carbone e dell'acciaio, era salita a livelli esponenziali, in particolare in Inghilterra, guardata come la più forte e la più ricca nazione della terra in tutta la storia umana. Era anche la meno amata. Ma questa invidia, aveva detto Lord Palmerston, doveva essere tenuta nel conto generale.
SPECIALE - LA COLLANA SULLA GRANDE GUERRA
Le scienze e le matematiche erano ammirate e praticate in qualsiasi campo che volesse essere credibile. Negli ultimi quarant'anni dell'Ottocento ci sono state più invenzioni che nei duemila anni precedenti: la macchina fotografica, l'elettricità, il telefono, il telegrafo, la radio, il cinema, i raggi x, il vaccino e molte cose utilissime che rendevano la vita, se non felice, almeno molto più comoda. Le città si erano trasformate in mechanical paradise , dove l'umanità finalmente si era tolta di dosso quel fardello che si trascinava dietro dalla Cacciata dell'Eden. A partire da questo momento la fatica fisica del lavoro manuale venne reso sopportabile, affidandolo alle macchine.
Ma improvvisamente, nel 1914, l'Europa precipitò in un buco nero. Tutti dicevano che si sarebbe trattato di una guerra breve. Solo pochi artisti, in veste di veggenti, con la loro capacità di percepire onde magnetiche negative, intuirono quello che stava succedendo: "Le civiltà stanno sprofondando in questo abisso di sangue e di oscurità, un fatto così tragico che non si può nemmeno raccontare", aveva scritto Henry James.
Sembrava che i cento anni di pace avessero fatto male, invece di tranquillizzare i popoli e mantenerli calmi nel diffuso benessere e che avesse risvegliato in loro l'istinto bellicoso. Come era possibile che nazioni con la stessa cultura, che vivevano in città molto simili, che ogni giorno prendevano il tram per andare a lavorare, avevano gli stessi orari e lo stesso grado di educazione e con i vicini di confine si scambiavano visite gradite e tutti insieme costituivano un complesso chiamato Europa, di cui c'era da essere orgogliosi, di colpo, si fossero gettati nella più irrazionale delle attività, la guerra?
Un grande storico americano, Mark Mazower, ha chiamato un suo libro The dark continent , Il continente nero , inteso come lugubre, ma l'aggettivo è riferito non all'Africa, ma all'Europa, che non è mai stata così dark come nel ventesimo secolo. Quando l'Inghilterra entrò in guerra nell'agosto del '14, molti ebbero l'impressione che lo facesse in maniera casuale. Nessuno o quasi si ricordava di quell'attentato a Sarajevo, avvenuto due mesi pri-
ma. Il morto ammazzato era l'erede al trono dell'Impero asburgico, l'arciduca Francesco Ferdinando, ma il fattaccio non aveva commosso gli inglesi: l'attentato si era svolto in un paese balcanico turbolento, un posto remoto.
Dall'Inghilterra si guardava con forte sospetto il comportamento del Kaiser di Germania, con le sue manie militari, attorniato da generaloni che facevano tintinnare le loro sciabole in modo che il loro sinistro rumore si propagasse per tutta l'Europa. Ma molti, soprattutto nelle alte sfere della Germania, pensavano che i tedeschi, lanciati verso il primato, avessero dovuto battersi in guerre economiche e non militari. I potentissimi industriali della Ruhr non avrebbero mai permesso ai generali prussiani di rovinare un mercato così promettente come l'Europa. Ma nel 1914 tutto cambiò.
Sono passati cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e il materiale a disposizione degli storici è diventato immenso e sempre più difficile da gestire. Ma tutti i nuovi testi non hanno mai risposto alle domande che ciclicamente sono portata dalla riflessione sulla prima guerra mondiale: la guerra era inevitabile, qualsiasi fossero le cause? Perché l'Inghilterra decise di intervenire in una guerra che riguardava solo il continente? Era vero che la stampa anglosassone spinse il governo ad intervenire ad ogni costo, come pensava Karl Kraus? Che livello di colpevolezza si può attribuire alla diplomazia segreta e alla corsa agli armamenti avvenuta all'insaputa di quasi tutti i governi?
Per Niall Ferguson, l'autore di The pity ofWa r , considerato il più brillante storico della nuova generazione, come per Paul Johnson, l'autore di Offshore Islanders , la prima guerra mondiale è stato il più grande errore del Ventesimo secolo. Nel libro di Ferguson si riprende una moda storico-letteraria chiamata If, "Se". Così se gli inglesi non fossero scesi in guerra affianco dei francesi, questi ultimi sarebbero stati sconfitti dai tedeschi. Ma sarebbe stata una sconfitta sopportabile, molto più di quella subita venti anni dopo dalle Panzer divisionen dei nazisti. La Germania, diventata la prima potenza europea, sarebbe stata controllata da un'Inghilterra rimasta integra. La Russia non sarebbe caduta in mano ai bolscevichi. Hitler sarebbe rimasto a Vienna a dipingere pessimi acquarelli e Mussolini non avrebbe compiuto nessuna marcia su Roma.
Ma era impossibile arrestare la furia bellicosa che aveva preso anche gli anglosassoni: "Una vera voglia di menare le mani" avrebbe detto Winston Churchill. Gli unici che resistevano erano i pacifisti guidati da Bertrand Russell e una parte del partito laburista. Il più intelligente contestatore fu Ramsay MacDonald. Alla camera dei Comuni attaccò con sarcasmo il discorso di Edward Gray. Il Ministro degli Esteri aveva dichiarato che l'Inghilterra era entrata in guerra in nome dell'onore: "Abbiamo combattuto in Crimea per l'onore, siamo andati a combattere i Boeri in Sudafrica per l'onore e adesso per l'onore dobbiamo difendere il Belgio".
Così cominciò una guerra che aveva tutte le anomalie e le apparenze di un grandissimo errore. Cosa ci faceva la Gran Bretagna insieme alla Russia, suo nemico per tutto il secolo Diciannovesimo, due imperialismi che si azzannavano a vicenda? E perché improvvisamente la Germania era diventata il nemico pubblico numero uno per gli inglesi? E David Lloyd George prima della guerra non aveva dichiarato che le relazioni che la Germania e l'Inghilterra erano migliorate? Ma come dicevano i greci: "Gli dei sconvolgono la mente degli uomini che vogliono perdere".
Quando mai si era visto un vescovo di Londra che nel 1915 nel suo sermone dell'avvento aveva urlato dal pulpito: "Ammazzate i tedeschi, ammazzate i cattivi come i buoni, ammazzate i giovani come i vecchi, ammazzateli tutti! Prima che la civiltà del mondo muoia ammazzate per i principi della cristianità. E chi morirà in questa battaglia sarà considerato un martire!".
Questo testo verrà letto in pubblico al Festival Storia di Gorizia ( 22-2-5 maggio). È tratto dal nuovo libro di Stefano Malatesta, La verità della cavalleria e altre storie di guerra in uscita questa estate per Neri Pozza