ROMA - Si rivedono, "Giovanni e Paolo", nonostante la promessa di non incontrarsi più. "Due caratteri troppo forti alla lunga si scontrano". L'aveva detto con ironia e decisione Borsellino a quel suo grande amico e prezioso collega, Falcone: "Chissà che scintille se ci fossimo ritrovati in Procura a Palermo". Si rincontrano nella "casa degli uomini eletti", luogo metafisico pensato dal magistrato Alessandra Camassa che fa rivivere Giovanni Falcone e Paolo Borsellino attraverso un testo- un dialogo immaginario fra i due giudici che si ritrovano un giorno a guardare giù verso la Terra - dal titolo originale "Noi e loro". Un work in progress che ha subito, nel tempo, diverse evoluzioni e ha visto la messa in scena- sempre sotto l'egida dell'Associazione Nazionale Magistrati - di altrettante trasposizioni teatrali. Ed è poi divenuto popolare con il titolo "Giovanni e Paolo", ci tiene a sottolineare l'autrice, oggi Presidente di sezione del Tribunale di Trapani, allora stretta collaboratrice di Borsellino a Marsala, dove quest'ultimo fu Procuratore Capo per qualche anno. Ma "conobbi prima Falcone, quando ero all'università. Era un caro amico di mia sorella maggiore. Molto più grande di me, Giovanni mi prese subito sotto la sua ala protettiva".
[[ge:rep-locali:repubblica:86123331]]
A distanza di anni dalla loro morte, il giudice Camassa scrive un testo per ricordare davvero chi fossero Giovanni e Paolo, "al di là della memoria storica ripercorsa durante le celebrazioni istituzionali". E soprattutto per ricordare le loro diversità. "Così ho deciso che avrei dedicato la mia personale commemorazione ai miei due grandi amici e ai due magistrati che hanno rappresentato il faro della mia formazione professionale ". Nel dialogo che ha immaginato convivono infatti le loro personalità e il loro ruolo sociale. Due persone agli antipodi "Giovanni e Paolo", lo si dedurrà in questo testo che il 17 e il 18 maggio, in prossimità del XXII anniversario della morte di Giovanni Falcone, andrà in scena al Teatro Arvalia di Roma, nella sua versione originale, sotto la direzione di Luca Milesi che ha già lavorato alla pièce lo scorso anno.
[[ge:rep-locali:repubblica:86123329]]
Alessandra Camassa sottolinea che il suo "dialogo immaginario", ma ricco di riferimenti biografici dei due giudici, "è materiale che non recrimina alcuna appartenenza": quindi è scambio culturale per chiunque voglia rappresentarlo. Così è accaduto che diverse compagnie teatrali lo abbiano accolto nel loro repertorio e ne abbiano fatto nascere una propria interpretazione scenica. Ed è anche accaduto che il documento, per il prezioso materiale storico e morale che custodisce, sia stato presentato gratuitamente alle scuole o sia diventato extradidattico, anche attraverso la diretta testimonianza del giudice Camassa.
Scopriremo con questo documento - che durante il weekend chiuderà una rassegna di Teatro civile all'Arvalia- un Falcone ideologo di Cosa Nostra, un uomo dalla chiara visione 'politica' della materia antimafia, con una forte dedizione allo svago. A lui "piaceva proprio ridere con i suoi amici leggeri", lontano dal senso della famiglia e della paternità.
Ed un Borsellino dalla "onnipotenza infantile", più tradizionalista, paterno e protettivo, che passava il tempo spiegando ai giovani cosa fosse la mafia, la legalità, la giustizia, magari con qualche appello alle fede e agli ideali.
In scena lo stesso Milesi vestirà il ruolo di Paolo Borsellino, e Alberto Albertino quello di Giovanni Falcone. E poi la partecipazione di Paolino Blandano nel ruolo di un personaggio di Cosa Nostra. "Si tratta di Peppe Ferro- spiega il giudice Camassa- mafioso della provincia di Trapani, condannato, tra l'altro, con sentenza definitiva per la strage di Firenze (27 maggio 1993 ) e poi divenuto collaboratore di giustizia". Uno dei brani è tratto dal dibattimento del 2002 del processo 'Arca', in cui Giuseppe Ferro racconta come la mafia si sia riorganizzata subito dopo le stragi".
Nel dialogo immaginario tra "Giovanni e Paolo", i due guidici affermano: "Se non fossimo morti non avrebbero fatto neanche la legge sui collaboratori di giustizia". Eppure, si legge tra le righe il loro forte, personale, senso dello Stato: uno Stato che, nonostante tutto, vince e che non si arrende. Lo spettacolo sarà preceduto da una breve docufiction teatrale, un'interessante lettura interpretata da due attrici e cinque attori, dedicata ad alcuni nodi della vita vissuta da ragazzi e poi dell'attività professionale di Falcone e Borsellino; così come di alcuni personaggi a loro vicini durante la giovinezza, e poi da loro stessi più tardi "sottoposti a giudizio". Entrambe le serate vedranno la partecipazione speciale del giudice Alessandra Camassa.