Cultura

Quando l'amore è un'ossessione

In edicola con "Repubblica", in libreria e qui in formato ebook il nuovo iLibra. Natalia Aspesi racconta sesso e sentimenti nella nostra cultura

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Il sesso, che tormento. Quanto farlo, con chi farlo... Non farlo per niente? Oppure farlo e poi a una certa età smettere di farlo? E se poi alla fine scopro che il sesso che faccio io, che ho fatto per tutta la vita, era sbagliato? Che ce n'era un altro, pazzesco, che facevano tutti tranne me? Sentimental, diario italiano di amore e disamore parla di donne e di uomini, di sentimenti e di morte, di libri e di film ma soprattutto di sesso. E di certe, angosciose, questioni. Perché se questa è l'epoca della condivisione massima di informazioni, la paura del confronto non potrà che essere moltiplicata all'infinito.

Dunque qual è il disagio psichico più diffuso oggi?, chiede Simonetta Fiori a Luigi Onnis, neuropsichiatra infantile, nell'intervista che chiude il libro. L'attacco di panico, risponde Onnis, un'ansia travolgente, un senso di spaesamento angoscioso e di perdita di sé che sconvolge il corpo con una sensazione di morte imminente. Eccoci, siamo noi: presenti! Sentimental contiene riflessioni di Loredana Lipperini, Michela Murgia, Sandro Bellassai, una bella chiacchierata con Luisa Muraro, ma soprattutto una raccolta di articoli di Natalia Aspesi. Da lei scelti, rimescolati, rielaborati. Una mappa che evidenzia le nostre tracce di imbranati sentimentali. A partire dalle lettere dei traditori e i traditi fino all'odierno rovello sul femminicidio.
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Una piccola storia di questo paese e del suo disarmo amatorio. Ci sono i traditori seriali, i vitelloni, i maschi scalcinati e imbroglioni di Monicelli, a sua volta elegantemente misogino e misantropo, sia pure con malinconia. Ma soprattutto le donne, che Aspesi in questi anni non hai smesso di raccontare, dribblando genialmente tutti gli ostacoli, dal profondismo isterico anni Novanta al neo moralismo moscio degli anni zero, inventando una lingua e uno sguardo. Di entrambi tutte noi siamo debitrici, oltre che sfegatate fans. Noi, quelle che hanno visto Sex and the city e pensano che gli uomini possono anche essere uno spasso e non solo un marito. E qualche volta sono giusti, altre sono sbagliati ma chi se ne frega, se sanno fare l'amore come ci piace. Quelle che hanno letto Betty Friedan e Simone de Beauvoir, ma anche le Cinquanta sfumature di grigio. Molti uomini, scrive Aspesi, saranno stati tentati di chiedere alle loro donne la prova d'amore: fallo per me, non leggerlo. Per via della questione delle misure di Mister Grey, oltre che delle competenze. Ma le donne lo hanno letto, in massa. E qualcuna si sarà prima stupita e poi sentita defraudata. È possibile, sono i rischi del libero mercato. Del resto sono secoli che noi subiamo icone erotiche con seni grossi come palloni da calcio e un po' più duri. Era chiaro che quando sarebbe toccato a noi infliggere il modello ci saremmo andate giù pesanti.

Non c'è scampo: ossessionati dal sesso, ci trasciniamo su e giù tutta la vita questo sassone di Sisifo, incapaci di lasciarlo rotolare via. Persino gli anziani, scrive Aspesi, non smettono di arrovellarsi. Non ci sono angoletti tranquilli dove riposarsi, nell'era dell'iperconnessione: tutto è a vista. E tanta esposizione, dicevamo, crea angoscia, attacchi di panico e, nei casi peggiori, violenza. E quando la guerra sale di intensità, le vittime sono quasi sempre donne. "L'omicidio femminile non è un evento fortuito, tanto meno occasionale", scrive Francesca Serra in un curioso pamphlet intitolato La morte ci fa belle (Bollati Boringhieri), "ma un mito fondativo della nostra cultura. Provate a levare di mezzo tutte le donne nude. Provate a cancellare tutte le donne morte. Cosa rimarrebbe della nostra letteratura? Dei nostri riferimenti iconografici? Del nostro sistema culturale?".

Dai carmi di Orazio a Ofelia, da Ligeia di Edgard Allan Poe all'invasione degli ultracorpi fino alle foto di Charcot alle isteriche della Salpêtrière... Sul corpo morto, invaso, disanimato delle donne si fonda il nostro immaginario. Anche perché, scrive ancora Serra, "nella difficile arte di morire, le donne sono insuperabili". Le magnifiche prede, secondo Lipperini e Murgia, alle quali si imputa ancora quella misteriosa malìa, quel talento oscuro che fa perdere la testa al maschio fesso, lasciandolo nella difficile posizione di doverci accoppare, per difendersi. Perché questo accade, perché questo accade ancora, si chiede Natalia Aspesi? Forse è davvero arrivato il momento che questa domanda se la facciano gli uomini, seriamente, "tutti quanti, anche i più irreprensibili, e generosi, e ahi! innamorati".