Cultura

Premio Alpi, proclamati i vincitori nell'anno della desecretazione degli atti

Ventesima edizione all'insegna di po' di luce nel buio delle indagini sulla giornalista uccisa in Somalia, grazie alla messa in rete dei documenti sul caso. Boldrini: "Svelare i misteri della storia recente è un nostro dovere"
di CARMINE SAVIANO

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RICCIONE - Pronunciare il nome di Ilaria Alpi è farsi carico di un tragitto. Di un viaggio, scomodo e allo stesso tempo illuminante, in quella terra di confine che il giornalismo riesce a percorrere quando svolge al meglio il proprio compito. Pronunciare il nome di Ilaria Alpi è farsi carico di un racconto: quello che conduce l'opinione pubblica alla verità delle cose. Tra resistenze e opacità del potere, tra quei muri paradossalmente eretti nelle istituzioni, nel cuore della democrazia e l'insopprimibile esigenza di trasparenza.

1994-2014, vent'anni dal più "crudele dei giorni". Da quel venti marzo in cui la giornalista di Rai 3 e Miran Hrovatin furono giustiziati a Mogadiscio. Giustiziati: perché verità giornalistica, storica e giudiziaria tendono ormai a convergere verso quella parola, "esecuzione", che mai dovrebbe trovare spazio in comunità che dichiarano se stesse come civili. Una parola che oggi i terroristi iracheni fanno di nuovo rimbalzare sulle cronache mondiali: uccidere chi racconta, chi svela, chi rintraccia la danza macabra del potere. E il Premio Ilaria Alpi, che arriva oggi alla ventesima edizione, lungi dall'essere passarella, è anche questo: dirsi sempre che chi parla, chi lavora, chi scrive in nome della verità è sempre dalla parte giusta. Patrimonio pubblico proprio perché vessato.

1994-2014, vent'anni e finalmente si inizia a scorgere un po' di luce nel tunnel della vicenda Alpi. Perché questo è l'anno della de-secretazione degli atti che la riguardano. Un modello virtuoso: la pressione della società civile, l'impegno delle istituzioni, la decisione del governo. E la messa in rete dei documenti: qualche migliaio a oggi, per un percorso che si concluderà il prossimo anno. "Svelare i misteri della storia recente dell'Italia è un nostro dovere. Nel nome della trasparenza e del rispetto delle regole", commenta, commossa, il presidente della Camera dei Deputati, Laura Boldrini. Commossa perché "Ilaria aveva la mia età". Commossa perché "quel 20 marzo lo ricordo benissimo, ero in Somalia quando arrivò la notizia". Commossa perché "fare chiarezza è uno dei compiti della nostra generazione: solo così i cittadini possono riavvicinarsi alla politica".

Cinque giorni di dibattiti. Dove "fare il punto sulla situazione" è solo uno degli aspetti. Perché è al futuro che si guarda. Alle prossime sfide. Una delle quali viene sintetizzata da Giancarlo Caselli: "Che la presidenza italiana dell'UE sia occasione per proporre uno strumento giuridico che renda più snelle le procedure per la gestione dei patrimoni confiscati alla criminalità organizzata". Perché mai dimenticarlo: Ilaria Alpi aveva "visto" proprio quello. Traffico di rifiuti tossici, di armi. Pezzi di Stato che girano il volto dall'altra parte. "Bisogna fare i conti con la propria storia. Solo così si contribuisce a rendere più forte il Paese". Così Marco Minniti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. E la de-secretazione degli atti "ristabilisce anche l'onore della Repubblica, infangato da chi, nelle istituzioni, non ha dato peso alla vicenda". Il riferimento, di Mariangela Gritta Grainer, è alla Commissione d'inchiesta Taormina.

Poi, certo, l'Ilaria Alpi è anche un premio, che individua quei racconti in immagini che rendono ancora la televisione un "servizio pubblico". Il premio miglior inchiesta televisiva italiana sotto 15 minuti va a Elena Redaelli, "Con gli occhi della Neet Generation", Lucignolo 2.0, "per aver descritto senza orpelli narrativi una situazione che spesso il Paese tenta di rimuovere". La miglior inchiesta televisiva italiana sopra i 15 minuti è quella di Francesca Nava di Piazza Pulita, La7, per "Occhio al farmaco". L'inchiesta internazionale vincente è quella di Eduard Perrin, "Underhand tactics: The Untaxable", realizzata per TVE, Spieghel TV e France 2.

Poi il Premio Doc Rai. Va ad Alessandro Marinelli per "Pino Masciari, storia di un imprenditore calabrese". Perché "il giovane regista ha saputo trovare una chiave narrativa efficace e potente per raccontare la storia della ribellione di un uomo che insieme alla moglie Marisa ha rinunciato alla vita professionale e alla  libertà". Poi la menzione "Miran Hrovatin" per la miglior fotografia a Marcel Mettelsiefen, Arte, per "Syrie, la vie obstinement" che ottiene anche la Menzione speciale della giuria internazionale, un piccolo capolavoro che "racconta la guerra attraverso gli occhi dei bambini di un comando militare". Menzione speciale per il servizio TG a Valerio Cataldi che ha documentato "con freddezza chirurgica un momento di terrificante follia nel centro per gli immigrati di Lampedusa". Infine i premi speciali: quello della Critica a Sandro Ruotolo e Dina Lauricella , Servizio Pubblico Più, La7, per "Inferno atomico". Quello Coop Ambiente ad Antonio Condorelli, speciale La7, per "Morire di sviluppo" e il Premio UniCredit a Solange Lusiku Nsimire.

Non solo. L'Ilaria Alpi è anche un luogo dove riflettere sul futuro dell'informazione nella televisione generalista. La sfida del web, la necessità di aggiornare lo storytelling. E, soprattutto, la rigenerazione di quei format che generano approfondimento. Talk show, faccia a faccia, l'inchiesta. Con Andra Vianello che ne discute con due "pesi massimi": Massimo Gramellini, in procinto di "allargare" il suo impegno con Fabio Fazio. E Massimo Giannini, che il 16 settembre inizia la sua conduzione di Ballarò. Entrambi dalla carta stampata alla televisione, quasi a coniugare - nel nome del primato del racconto, di una televisione da leggere - rigore, approfondimento e volontà di allargare la platea di chi s'informa guardando. 

Infine, Ilaria Alpi come detonatore di cultura e spettacolo. Mostre fotografiche, pièce teatrali,  musica. Con il Premio che si conclude, domenica sera, con Massimo Zamboni e Vasco Brondi che "musicano" le parole di Gherardo Colombo. Da segnalare, per concludere, "Io, la Verità, parlo". Parole di Aldo Nove, voce di Sabrina Impacciatore, musiche di Julia Kent, violoncellista, e di Inserire Floppino, musicista di Riccione. Per un'ora che emotivamente è quasi insostenibile tanta la densità. "La morte di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin mi turba da ormai due decenni", dice Aldo Nove. "Specchio insanguinato di un mondo pieno di ombre mostruose; ombre mostruose a cui, per paura, non vogliamo o non sappiamo opporre resistenza. La verità ci fa paura". E, proprio per questo, va raccontata, vissuta, respirata.