CINQUE firme su una gigantesca botte di Avarone. Si chiuderà così - sabato 27 - la cerimonia del premio Masi, che da 33 anni assegna i suoi riconoscimenti intrecciando vino e cultura, con una particolare attenzione al Nord-est. Sono cinque i vincitori nelle tre categorie del premio. Il tenore Andrea Bocelli, la scrittrice bielorussa Svetlanta Alexievic, lo sceneggiatore Umberto Contarello, lo scrittore e storico Mario Isneghi e l'associazione Ville venete, con il presidente Alberto Passi.
Ad aprire la cinquina, con il premio internazionale "Masi civiltà del vino", sarà proprio il tenore Bocelli scelto perché - si legge nella motivazione - "contribuisce a dare lustro al vino, diffondendo il messaggio che una bottiglia è una bottiglia di felicità". Non tutti sanno, infatti, che Bocelli ha tra le sue passioni - insieme a musica e cavalli - quella per la cultura della terra: 120 ettari, nel cuore della Val d'Era (in provincia di Pisa), gestiti insieme al fratello Alberto. Di questi, 8 destinati a vigneto.
A Svetlana Alexievic andà invece il premio "Grosso d'oro veneziano", per il lavoro d'indagine compiuto nel periodo sovietico e postcomunista. La giornalista bielorussa è stata infatti tra i testimoni più importanti della vita nell'Urss durante gli ultimi decenni del ventesimo secolo. E il suo lavoro di cronista è diventato fonte di ispirazione dei suoi libri più conosciuti: La guerra non ha un volto di donna, Ragazzi di zinco, Preghiera per Chernobyl.
A Contarelllo la fondazione Masi assegna il premio "Civiltà venetà 2014" per aver "contribuito a raccontare sin dagli esordi con Mazzacurati l'originalità del Veneto" e per aver realizzato - con La grade bellezza di Sorrentino - "un geniale ritratto della città eterna" (lo sceneggiatore ha collaborato anche con altri registi italiani, da Salvatores, a Placido, a Bentivoglio).
A Isneghi, professore veneziano, viene riconosciuto il merito di aver "avvicinato generazioni di italiani alla Grande guerra, tragedia di cui il Triveneto è stato uno dei principali scenari, sfrondandolo dai luoghi comuni". La sua opera più famosa dedicata al primo conflitto mondiale, Il mito della Grande guerra, è tra l'altro da poco tornato in libreria.
Infine, premio al trevigiano Alberto Passi, presidente di Ville venete, associazione che riunisce oltre 600 dimore storiche del territorio regionale. Insomma arte, storia, cultura e valorizzazione del vino inteso come sapienza della coltivazione e legame con il territorio. Il denominatore comune del premio Masi non cambia, anche se i protagonisti sul palco delle premiazioni - nei 33 anni della rassegna - sono stati i più diversi.
Ad aprire la cinquina, con il premio internazionale "Masi civiltà del vino", sarà proprio il tenore Bocelli scelto perché - si legge nella motivazione - "contribuisce a dare lustro al vino, diffondendo il messaggio che una bottiglia è una bottiglia di felicità". Non tutti sanno, infatti, che Bocelli ha tra le sue passioni - insieme a musica e cavalli - quella per la cultura della terra: 120 ettari, nel cuore della Val d'Era (in provincia di Pisa), gestiti insieme al fratello Alberto. Di questi, 8 destinati a vigneto.
A Svetlana Alexievic andà invece il premio "Grosso d'oro veneziano", per il lavoro d'indagine compiuto nel periodo sovietico e postcomunista. La giornalista bielorussa è stata infatti tra i testimoni più importanti della vita nell'Urss durante gli ultimi decenni del ventesimo secolo. E il suo lavoro di cronista è diventato fonte di ispirazione dei suoi libri più conosciuti: La guerra non ha un volto di donna, Ragazzi di zinco, Preghiera per Chernobyl.
A Contarelllo la fondazione Masi assegna il premio "Civiltà venetà 2014" per aver "contribuito a raccontare sin dagli esordi con Mazzacurati l'originalità del Veneto" e per aver realizzato - con La grade bellezza di Sorrentino - "un geniale ritratto della città eterna" (lo sceneggiatore ha collaborato anche con altri registi italiani, da Salvatores, a Placido, a Bentivoglio).
A Isneghi, professore veneziano, viene riconosciuto il merito di aver "avvicinato generazioni di italiani alla Grande guerra, tragedia di cui il Triveneto è stato uno dei principali scenari, sfrondandolo dai luoghi comuni". La sua opera più famosa dedicata al primo conflitto mondiale, Il mito della Grande guerra, è tra l'altro da poco tornato in libreria.
Infine, premio al trevigiano Alberto Passi, presidente di Ville venete, associazione che riunisce oltre 600 dimore storiche del territorio regionale. Insomma arte, storia, cultura e valorizzazione del vino inteso come sapienza della coltivazione e legame con il territorio. Il denominatore comune del premio Masi non cambia, anche se i protagonisti sul palco delle premiazioni - nei 33 anni della rassegna - sono stati i più diversi.