Cultura

Mogol e Cristicchi:
"Cittadini di tutte le età, unitevi"

Sviluppo, nuovo welfare, uguaglianza in vista delle sfide di questi anni: sono alcuni temi della seconda edizione di un evento, dal 2 al 4 ottobre a Firenze, che vuole riavvicinare vecchi e giovani. Perché i loro interessi sono gli stessi. Come spiegano i protagonisti di due epoche diverse della musica italiana

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Uno ha 79 anni e si sente"lucido e attivo" come quando ne aveva venti, assicura. Ha fatto cantare generazioni di ragazzi dagli anni Sessanta in poi, da Riderà a Una lacrima sul viso, a Emozioni ... È l'autore che più di ogni altro ha visto i suoi brani scalare le hit, un maestro, Giulio Rapetti, in arte Mogol. L'altro, Simone Cristicchi, è nato quando Mogol scriveva per Lucio Battisti, i versi "amarsi un po' è come bere/ più facile è respirare...". Anno 1977. Autori molto diversi fra loro, figli di culture musicali e di epoche differenti. Cristicchi è un discepolo del teatro canzone alla maniera di Giorgio Gaber, ha ora firmato uno spettacolo dal titolo Magazzino18 sull'esodo degli italiani d'Istria che ha fatto discutere e commuovere.

I due artisti, Mogol-Cristicchi, si incontrano al Festival delle Generazioni, il confronto è in programma il 3 ottobre, alle ore 18.30, in piazza Santa Croce, prenotazioni via web, ingresso gratuito.

La crisi economica, il lavoro che manca: è questa la radice del conflitto generazionale? Esiste davvero un conflitto fra generazioni?
MOGOL: "Io non credo al concetto di rottamazione, quando la politica ha portato in primo piano questa idea, il riferimento non era tanto all'età, quanto al ricambio, all'aprire la strada a facce nuove. Questo è un problema reale che attraversa molti settori della società. Quanto al conflitto, io ho fondato il Cet (il Centro europeo di Toscolano di Avigliano Umbro), una scuola che è ormai una realtà internazionale, e la scuola è proprio il punto di incontro, non certo di scontro, fra le generazioni. È il trasferimento del sapere. Io che ho la mia bella età, a scuola parlo ai giovani, racconto quello che ho imparato, il sapere è un bene collettivo. Cerco di dare loro una formazione. Ho messo nella scuola quello che avevo guadagnato e sono felice di averlo fatto".
CRISTICCHI: "Non vedo una competizione generazionale, non nel mondo in cui vivo e che ha il suo centro nella musica. Però è vero che in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando i giovani faticano ad emergere, si tende a non rischiare, ad andare su autori collaudati. Così i giovani finiscono con l'avere pochi spazi".

Quando scrive i versi di una canzone usa il computer o la penna e il foglio?
M: "Penna e foglio, poi però ricopio i versi sull'i-Pad. All'inizio ho fatto un po' di resistenza al computer, mi faceva sentire in prigione e io quando scrivo voglio invece sentirmi totalmente libero. In realtà ho capito presto le potenzialità della tecnologia applicata alla musica".
C: "Biro e foglio, dopo uso il computer per la stesura e la registrazione. Ho tanti blocchetti a casa della mia mamma e ogni tanto, quando sono in crisi di creatività, vado a sfogliarli e in genere trovo sempre qualcosa a cui agganciarmi per ripartire. Lei me li tiene in ordine, quasi catalogati".

Ha un profilo Facebook o Twitter? Dialoga attraverso la rete con chi ascolta le sue canzoni?
M: "Su Twitter ci sono da pochi mesi, ho 12mila follower: pubblicherò presto un secondo libro con gli aforismi e i pensieri mandati in rete. Il primo si intitolava Le ciliegie e le amarene. Non metto io direttamente le cose online, le mando in posta a un mio amico fidato e lui pensa a inserirle. Io però seguo quello che mi scrive la gente".
C: "Mi piace usare la rete per dialogare con chi mi segue o scambiare opinioni. Quando leggo un commento che mi incuriosisce mi metto in contatto e a volte nascono scambi anche profondi. Su Facebook ho circa centomila amici (su Twitter ne ha 74mila, ndr)".

In quale luogo scrive?
M: "Ovunque, davvero. Il luogo fisico per me perde importanza perché sono concentrato sulla scrittura, a volte dimentico tutto il resto, compresi gli appuntamenti, compreso rispondere al telefono. Chi scrive canzoni deve rispettare la metrica, pensare che ogni due sillabe c'è un accento... è complicato. Quando ho scritto Emozioni ho immaginato il testo mentre stavo andando con la famiglia, figli compresi che allora erano piccoli, da Milano in vacanza a Silvano d'Orta, in Piemonte. Si viaggiava su una Giardinetta, non c'era ancora l'autostrada e quando arrivai presi un foglio e scrissi di getto tutto quello a cui avevo pensato nel viaggio, verso dopo verso".
C: "Per diverso tempo ho scritto sui bus, fino a 24 anni non ho preso la patente perché mi avevano bocciato e allora mi spostavo con i mezzi pubblici. Guardavo la gente scendere e salire, guardavo le facce e le situazioni e prendevo appunti. Sono una bella finestra sul mondo i mezzi pubblici. Adesso scrivo spesso in una stanza della mia casa".

L'incontro che professionalmente le ha cambiato la vita?
M: "So quello che vi aspettate che dica... a pensarci bene, non c'è un incontro che mi ha cambiato, io sono sempre stato me stesso. Adesso come allora con i file ordinati in testa. Magari oggi preferisco avere un disco finito in inglese maccheronico su cui mettere le parole, perché le parole devono dire la stessa cosa della musica. Ma per il resto sono sempre rimasto lo stesso".
C: "Direi quello con Alda Merini perché mi ha cambiato come artista, ho capito con lei cos'è far poesia e vivere un'ispirazione. La ricordo con grande affetto. Poi anche Franco Battiato".
L'ultima cosa che avete scritto.
M: "Un testo per Eros Ramazzotti che parla d'amore e della vita di un ragazzo che sbandando cerca di capire la sua vita".
C: "Una canzone sul tornare nei paesi abbandonati dell'Istria, nei luoghi dell'esodo. Tornerò a suonare in quei paesi abbandonati, fra quelle rovine".

Al festival è in programma anche una maratona musicale in cui vengono assegnate dieci borse di studio ad altrettanti giovani selezionati dal Festival delle Arti. Le borse di studio per interpreti permetteranno di frequentare alcuni corsi al Cet, la scuola di Mogol in Umbria.