Cultura

#Dysturb, il fotogiornalismo arriva sotto casa vostra

I giornali non ne parlano? E due reporter cercano di far parlare i muri
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Dietro un angolo del Marais, il quartiere più alla moda di Parigi, due soldati delle forze speciali nigeriane si stanno esercitando con il mitra. Accanto a un negozio di Lione, un gruppo di profughi musulmani della Repubblica Centrafricana sta cercando di raggiungere la frontiera col Camerun. A Perpignan, sotto la scala monumentale di place Molière, soldati israeliani esausti hanno trovato il luogo adatto per riposare; a pochi isolati da loro due volontari di Medici senza frontiere, in tuta isolante, si stanno occupando di una donna che presenta i sintomi dell'ebola. Le immagini dei reportage dal mondo trovano sempre meno spazio sui giornali, così un gruppo di fotoreporter ha deciso di tappezzare i muri delle città con i propri scatti. Il collettivo di fotografi si chiama #Dysturb e ha due missioni: mostrare alla gente le fotografie che i giornali non pubblicano e smuovere le coscienze. Disturbare, appunto.
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#Dysturb è nato quando, quasi per gioco, due fotoreporter francesi, Pierre Terdjam e Benjamin Girette, hanno deciso di incollare delle gigantografie dei reportage propri e di altri colleghi sui muri della loro città. I due, stanchi di vedersi rifiutare la pubblicazione dei loro lavori a causa della crisi dell'editoria e preoccupati per la crescente indifferenza dell'opinione pubblica nei confronti dei temi della guerra, hanno deciso di rimboccarsi le maniche e prendersi Parigi. La notte del primo maggio, insieme a un gruppo di colleghi, sono montati sui loro scooter e, armati di stampe gigantesche, qualche scopa e tanta colla ad acqua, sono partiti per le vie della città a caccia di muri su cui incollare le più belle immagini di reportage realizzati in tutto il mondo. Dopo Parigi tocca a Lione, poi #Dysturb varca i confini. A luglio Pierre e Benjamin sono stati invitati al primo festival internazionale pluridisciplinare sui conflitti contemporanei, il Warm Festival 2014, che si tiene a Sarajevo, la città dell'attentato che cent'anni fa fece da scintilla per la Grande guerra.

I due partono per la città dell'ex Jugoslavia con un bagaglio pesante: ventitrè chili di stampe con immagini di guerra, piegate e numerate con cura. Arrivati a Sarajevo il copione da seguire è lo stesso collaudato a Parigi e Lione: aspettare che cali la notte e uscire in strada muniti di manifesti, scope e colla. Sulla prima gigantografia srotolata sui muri bosniaci c'è una donna centrafricana che si dispera al funerale di un soldato e in basso a destra, sotto la scritta #Dysturb e una breve didascalia, c'è la firma di Camille Lepage. Solo tre settimane prima Camille Lepage era stata ritrovata morta al confine tra Centrafrica e Camerun. A Sarajevo Pierre e Benjamin hanno voluto ricordare così la loro collega e connazionale, uccisa a soli ventisei anni mentre cercava di raccontare il conflitto tra governo e ribelli Seleka che dal dicembre 2012. L'incursione di #Dysturb nella città bosniaca dura solo quararantott'ore: giusto il tempo di affiggere i ventitre chili di carta e convincere la polizia a non multarli, ma basta per entusiasmare i due fotoreporter.

Pierre e Benjamin cominciano a far circolare sui social network il loro lavoro. Presto al collettivo si aggiungono fotocronisti di diverse nazioni. A settembre nasce il sito #dysturb.com che ha lo scopo di raccogliere adesioni e fondi e nello stesso mese il gruppo partecipa alla ventiseiesima edizione del festival di fotogiornalismo "Visa pour l'image", riempiendo - stavolta alla luce del sole - la cittadina di Perpignan con bellissime immagini dai quattro angoli del mondo. In pochissimo tempo #Dysturb ha percorso molta strada e chissà se domani non ci ritroveremo un reportage proprio sotto casa.