L'AMERICANO s'appoggia al suo famoso bastone da passeggio con trombetta "per far spostare la gente" (un designer italiano gliel'ha copiato). L'italiano arriva col suo celebre giubbotto di pelle. Elliott Erwitt e Gianni Berengo Gardin, entrambi ben oltre gli ottant'anni, due monumenti della fotografia umanista, due grandi occhi del Novecento e oltre. Si conoscono da decenni, ma solo oggi un volume double face edito da Contrasto e una mostra all'Auditorium Parco della musica di Roma celebrano la loro Amicizia ai sali d'argento.
Oggi la inaugurano assieme. Li abbiamo fatti incontrare prima.
Gianni Berengo Gardin: Elio, una tua fotografia mi ha cambiato la vita. Quella con la moglie sul letto, gatto e bambino. La vidi sul catalogo di The Family of Man, ero un dilettante. Dalla tua foto ho capito tutto.
Ell iott Erwitt: Gianni, io invece invidio il tuo atteggiamento quando fotografi.
GBG : Fotografo quel che mi incuriosisce. Se lo pensassi come un lavoro avrei fatto altro nella vita... Trovo ancora stupefacente che mi paghino per fotografare.
EE : Io mi considero un "professionale", ma le fotografie che amo sono quelle che faccio per hobby. Non mi ritengo neanche un giornalista. Mi sono trovato in situazioni in cui la notizia si imponeva, ad esempio quando a Mosca mi passò davanti una sfilata militare coi missili che nessuno in Occidente aveva ancora visto. Ma solo perché ero già lì. Fotografare è soprattutto essere lì. Non amo essere messo in una categoria.
GBG : Bè io forse sì. Ho sempre pensato che quello che faccio somiglia molto di più alla scrittura che alla pittura. Quindi fotogiornalista mi sta bene, a metà fra giornalista e fotografo.
EE: Quel che conta nella buona fotografia è l'attenzione alla condizione umana. Ma un fotografo non è un riformatore sociale. Se una foto può migliorare il mondo non so, ma non mi riguarda.
GBG : Iniziai a fotografare per sfida. Avevo quattordici anni e i tedeschi a Roma imponevano di consegnare non solo le armi ma anche le fotocamere, e io che ero un bastian contrario pensai: se questa cosa dà così fastidio, mi piace. Ora però mi sono convinto che una fotografia cambia lo stato d'animo di chi la guarda, ma non abbastanza per cambiare le cose.
Una buona fotografia non migliora il mondo, dice Ferdinando Scianna, ma una cattiva fotografia lo peggiora.
EE: Suona bene. Qualche volta ho fatto foto che forse erano utili.
Segregazione razziale, Guerra fredda... Ma non l'ho fatto in modo premeditato. Le fotografie non si preparano, si aspettano. Si ricevono.
GBG : Se poi c'è qualcuno che le usa per un'azione politica, allora sì. Il reportage che feci nei manicomi con Carla Cerati non avrebbe avuto quell'impatto se non ci fosse stato Franco Basaglia a usarle. Invece le foto che ho fatto alle navi da crociera che incombono su Venezia hanno fatto impressione, ma poi? Chi ha il potere di decidere non si lascia spaventare da una foto.
EE: Mi interessa fare una buona fotografia, non una dichiarazione. La foto che feci a Mosca, ad esempio, a Nixon che punta il dito sul petto di Kruscev... Io ero lì per fotografare frigoriferi a una fiera di prodotti americani, loro si misero a discutere davanti a me... Io mi preoccupavo solo di trovare una buona inquadratura. Poi Nixon la usò per una sua campagna elettorale, per fortuna quella volta non vinse. Ecco, quella foto ha mosso qualcosa, ma io non c'entro.
E dunque, perché un fotografo fotografa?
EE: Volevo fare qualcosa di indipendente nella vita. La macchina fotografica ti porta in situazioni dove non andresti mai. A pensarci, la fotografia è tutta qui: far vedere a un'altra persona quel che non può vedere perché è lontana, o distratta, mentre tu invece sei stato fortunato e hai visto.
GBG : Le fotografie si fanno coi piedi, dice Scianna. Devi andare, devi esserci.
EE: In un'intervista, a Mosca, un giornalista mi chiese: ma lei, era lì quando ha scattato questa foto? Be', sembra ridicolo, ma continuo a ripensare a quella domanda. A volte un fotografo scatta automaticamente senza essere davvero lì...
GBG : Con Photoshop quella domanda non è più così assurda. La gente ha cominciato a farsi idee strane. Guarda questa foto che ho preso al caffè Florian, c'è una donna che si bacia con un uomo... Be', senti un po', una signora di Venezia mi ha fatto causa dicendo che lei non è mai stata in quel ristorante e dunque è un fotomontaggio... Ho risposto cara signora, io non l'ho mai vista prima d'ora, sarò anche un bravo fotografo, ma che riesca a fotografare una persona che non c'è...
Ma c'è ancora bisogno di qualcuno che "è lì"?
GBG: Un giorno Libération è uscita con le cornici bianche, per far capire che quando la fotografia non c'è, ti manca. Non bastano le foto che fai tu col cellulare, perché tu scatti quello che vedi, mentre la buona fotografia è qualcosa che tu non hai visto e qualcuno ti mostra.
EE : C'è bisogno di buone fotografie per bilanciare tanta spazzatura visiva in giro. La comunicazione oggi è molto veloce, lo sguardo non si ferma. C'è bisogno di qualcuno che arresta lo sguardo su qualcosa e ti dice "guarda questo".
GBG : Credo però ci sia un'inflazione su certi soggetti drammatici, lo scrisse Susan Sontag, alla fine l'eccesso di foto della violenza, magari fatte per denunciarla, ottiene lo scopo inverso.
EE: Sì, sono le fotografie tranquille che mancano. Di me dicono che sono un umorista: le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta... La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente.
GBG: Nei miei libri difficilmente c'è un "evento speciale". La mia scelta è stata di fotografare persone che non vengono normalmente fotografate per i libri e per i giornali.
Be', ora tutti fotografano tutti.
EE: Ma non sono fotografie. Sono immagini con una faccia sopra. Non sono foto cattive, anzi sono molto carine, ma le buone fotografie sono quelle che mostrano ciò che nessuno di solito vede o vuol vedere. Come tutti i regali, una buona fotografia non dev'essere né banale, né arrogante.
Vi si rimprovera di non aver accettato la "rivoluzione digitale"...
EE: Ma io uso ancora la pellicola perché non sono capace...
GBG: In genere gli uomini anziani preferiscono le donne giovani, io invece resto fedele alla mia compagna di vita, il digitale ha dei vantaggi ma la pellicola non mi ha mai tradito, perché dovrei lasciarla?
EE: Una rivista tedesca mi ha appena chiesto di fare un servizio con i Google Glass. È incredibile, per scattare devi solo dare un colpetto qui sull'asticella, presto basterà un battito di ciglia. Fotografare diventa uguale a vedere, non hai cornice, inquadratura, nulla...
GBG: E come sono venute le foto?
EE: Be', si vede qualcosa. Ma è terribile, non hai controllo sulla composizione, allora non è più fotografia, è una specie di pensiero, ma dice ancora qualcosa?
Se arriva un quindicenne che vuol fare il fotografo, che gli dite?
GBG: Apri una drogheria, poi la domenica vai a fotografare.
EE: Fallo come se fosse un hobby. La fotografia è il lavoro dell'anima.
Oggi la inaugurano assieme. Li abbiamo fatti incontrare prima.
Gianni Berengo Gardin: Elio, una tua fotografia mi ha cambiato la vita. Quella con la moglie sul letto, gatto e bambino. La vidi sul catalogo di The Family of Man, ero un dilettante. Dalla tua foto ho capito tutto.
Ell iott Erwitt: Gianni, io invece invidio il tuo atteggiamento quando fotografi.
GBG : Fotografo quel che mi incuriosisce. Se lo pensassi come un lavoro avrei fatto altro nella vita... Trovo ancora stupefacente che mi paghino per fotografare.
EE : Io mi considero un "professionale", ma le fotografie che amo sono quelle che faccio per hobby. Non mi ritengo neanche un giornalista. Mi sono trovato in situazioni in cui la notizia si imponeva, ad esempio quando a Mosca mi passò davanti una sfilata militare coi missili che nessuno in Occidente aveva ancora visto. Ma solo perché ero già lì. Fotografare è soprattutto essere lì. Non amo essere messo in una categoria.
GBG : Bè io forse sì. Ho sempre pensato che quello che faccio somiglia molto di più alla scrittura che alla pittura. Quindi fotogiornalista mi sta bene, a metà fra giornalista e fotografo.
EE: Quel che conta nella buona fotografia è l'attenzione alla condizione umana. Ma un fotografo non è un riformatore sociale. Se una foto può migliorare il mondo non so, ma non mi riguarda.
GBG : Iniziai a fotografare per sfida. Avevo quattordici anni e i tedeschi a Roma imponevano di consegnare non solo le armi ma anche le fotocamere, e io che ero un bastian contrario pensai: se questa cosa dà così fastidio, mi piace. Ora però mi sono convinto che una fotografia cambia lo stato d'animo di chi la guarda, ma non abbastanza per cambiare le cose.
Una buona fotografia non migliora il mondo, dice Ferdinando Scianna, ma una cattiva fotografia lo peggiora.
EE: Suona bene. Qualche volta ho fatto foto che forse erano utili.
Segregazione razziale, Guerra fredda... Ma non l'ho fatto in modo premeditato. Le fotografie non si preparano, si aspettano. Si ricevono.
GBG : Se poi c'è qualcuno che le usa per un'azione politica, allora sì. Il reportage che feci nei manicomi con Carla Cerati non avrebbe avuto quell'impatto se non ci fosse stato Franco Basaglia a usarle. Invece le foto che ho fatto alle navi da crociera che incombono su Venezia hanno fatto impressione, ma poi? Chi ha il potere di decidere non si lascia spaventare da una foto.
EE: Mi interessa fare una buona fotografia, non una dichiarazione. La foto che feci a Mosca, ad esempio, a Nixon che punta il dito sul petto di Kruscev... Io ero lì per fotografare frigoriferi a una fiera di prodotti americani, loro si misero a discutere davanti a me... Io mi preoccupavo solo di trovare una buona inquadratura. Poi Nixon la usò per una sua campagna elettorale, per fortuna quella volta non vinse. Ecco, quella foto ha mosso qualcosa, ma io non c'entro.
E dunque, perché un fotografo fotografa?
EE: Volevo fare qualcosa di indipendente nella vita. La macchina fotografica ti porta in situazioni dove non andresti mai. A pensarci, la fotografia è tutta qui: far vedere a un'altra persona quel che non può vedere perché è lontana, o distratta, mentre tu invece sei stato fortunato e hai visto.
GBG : Le fotografie si fanno coi piedi, dice Scianna. Devi andare, devi esserci.
EE: In un'intervista, a Mosca, un giornalista mi chiese: ma lei, era lì quando ha scattato questa foto? Be', sembra ridicolo, ma continuo a ripensare a quella domanda. A volte un fotografo scatta automaticamente senza essere davvero lì...
GBG : Con Photoshop quella domanda non è più così assurda. La gente ha cominciato a farsi idee strane. Guarda questa foto che ho preso al caffè Florian, c'è una donna che si bacia con un uomo... Be', senti un po', una signora di Venezia mi ha fatto causa dicendo che lei non è mai stata in quel ristorante e dunque è un fotomontaggio... Ho risposto cara signora, io non l'ho mai vista prima d'ora, sarò anche un bravo fotografo, ma che riesca a fotografare una persona che non c'è...
Ma c'è ancora bisogno di qualcuno che "è lì"?
GBG: Un giorno Libération è uscita con le cornici bianche, per far capire che quando la fotografia non c'è, ti manca. Non bastano le foto che fai tu col cellulare, perché tu scatti quello che vedi, mentre la buona fotografia è qualcosa che tu non hai visto e qualcuno ti mostra.
EE : C'è bisogno di buone fotografie per bilanciare tanta spazzatura visiva in giro. La comunicazione oggi è molto veloce, lo sguardo non si ferma. C'è bisogno di qualcuno che arresta lo sguardo su qualcosa e ti dice "guarda questo".
GBG : Credo però ci sia un'inflazione su certi soggetti drammatici, lo scrisse Susan Sontag, alla fine l'eccesso di foto della violenza, magari fatte per denunciarla, ottiene lo scopo inverso.
EE: Sì, sono le fotografie tranquille che mancano. Di me dicono che sono un umorista: le mie foto dei cani che saltano quando gli abbaio, o suono la trombetta... La cosa più difficile e utile al mondo è far ridere la gente.
GBG: Nei miei libri difficilmente c'è un "evento speciale". La mia scelta è stata di fotografare persone che non vengono normalmente fotografate per i libri e per i giornali.
Be', ora tutti fotografano tutti.
EE: Ma non sono fotografie. Sono immagini con una faccia sopra. Non sono foto cattive, anzi sono molto carine, ma le buone fotografie sono quelle che mostrano ciò che nessuno di solito vede o vuol vedere. Come tutti i regali, una buona fotografia non dev'essere né banale, né arrogante.
Vi si rimprovera di non aver accettato la "rivoluzione digitale"...
EE: Ma io uso ancora la pellicola perché non sono capace...
GBG: In genere gli uomini anziani preferiscono le donne giovani, io invece resto fedele alla mia compagna di vita, il digitale ha dei vantaggi ma la pellicola non mi ha mai tradito, perché dovrei lasciarla?
EE: Una rivista tedesca mi ha appena chiesto di fare un servizio con i Google Glass. È incredibile, per scattare devi solo dare un colpetto qui sull'asticella, presto basterà un battito di ciglia. Fotografare diventa uguale a vedere, non hai cornice, inquadratura, nulla...
GBG: E come sono venute le foto?
EE: Be', si vede qualcosa. Ma è terribile, non hai controllo sulla composizione, allora non è più fotografia, è una specie di pensiero, ma dice ancora qualcosa?
Se arriva un quindicenne che vuol fare il fotografo, che gli dite?
GBG: Apri una drogheria, poi la domenica vai a fotografare.
EE: Fallo come se fosse un hobby. La fotografia è il lavoro dell'anima.