di MASSIMO ARCANGELI
Chi si aggiudicherà, fra le dodici candidate di quest'anno, il titolo di parola regina di un 2014 da dimenticare, chiuso nel peggiore dei modi dalla cupola di una Roma capitale con vista sulla sentina della corruzione?
VOTA IL SONDAGGIO SULLA PAROLA DELL'ANNO
Vinceranno i droni, sempre più spesso fatti alzare in volo per salvare vite umane, controllare il territorio, prevenire o monitorare disastri ambientali, o in compagnia dei quali trascorrere semplicemente il tempo libero, o prevarranno invece i giochi pericolosi di chi è affetto da ludopatia e non riesce a smettere? S'imporranno le minacce lontane portate dai neocaliffi a capo di regimi islamisti sanguinari, o le prime avvisaglie di una penetrazione del virus dell'ebola fin nel cuore dell'Europa? La spunterà il Sinodo sulla famiglia che ha diviso la Chiesa dei vescovi, o avranno la meglio le nuove frontiere dell'ombelicalismo dei "selfisti"?
Ce n'è anche per la solita Italia a due facce, che ben conosciamo. Ha incantato Hollywod con la bellezza strozzata di una Roma in disfacimento, per poi scivolare sul provincialismo in odor di razzismo che ha partorito i calciatori mangiabanane. È tornata a farsi ammirare per i suoi giovani angeli scavatori improvvisati e a mani nude, con il loro commovente abbraccio agli alluvionati di Genova, ma in tanti l'avevano criticata per la messa in scena sulla Sla, con i gavettoni e autogavettoni-spot di Fiorello o di Bocelli, di Pausini o Balotelli, della ministra Lorenzin o del premier Renzi.
È proprio lui a completare la lista delle magnifiche dodici. Complice il filoamericanismo (Jobs act) di un inglese un po' guascone, e un'avventurosità lessicale (annuncite) che ha messo in ombra anche i più disinvolti o inventivi fra i comunicatori della Seconda Repubblica.
Ora l'ultima parola è dei nostri lettori. Alla fine, come sempre, decideranno loro.
* l'autore è linguista, docente universitario e consulente scientifico della Dante Alighieri
Chi si aggiudicherà, fra le dodici candidate di quest'anno, il titolo di parola regina di un 2014 da dimenticare, chiuso nel peggiore dei modi dalla cupola di una Roma capitale con vista sulla sentina della corruzione?
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Vinceranno i droni, sempre più spesso fatti alzare in volo per salvare vite umane, controllare il territorio, prevenire o monitorare disastri ambientali, o in compagnia dei quali trascorrere semplicemente il tempo libero, o prevarranno invece i giochi pericolosi di chi è affetto da ludopatia e non riesce a smettere? S'imporranno le minacce lontane portate dai neocaliffi a capo di regimi islamisti sanguinari, o le prime avvisaglie di una penetrazione del virus dell'ebola fin nel cuore dell'Europa? La spunterà il Sinodo sulla famiglia che ha diviso la Chiesa dei vescovi, o avranno la meglio le nuove frontiere dell'ombelicalismo dei "selfisti"?
Ce n'è anche per la solita Italia a due facce, che ben conosciamo. Ha incantato Hollywod con la bellezza strozzata di una Roma in disfacimento, per poi scivolare sul provincialismo in odor di razzismo che ha partorito i calciatori mangiabanane. È tornata a farsi ammirare per i suoi giovani angeli scavatori improvvisati e a mani nude, con il loro commovente abbraccio agli alluvionati di Genova, ma in tanti l'avevano criticata per la messa in scena sulla Sla, con i gavettoni e autogavettoni-spot di Fiorello o di Bocelli, di Pausini o Balotelli, della ministra Lorenzin o del premier Renzi.
È proprio lui a completare la lista delle magnifiche dodici. Complice il filoamericanismo (Jobs act) di un inglese un po' guascone, e un'avventurosità lessicale (annuncite) che ha messo in ombra anche i più disinvolti o inventivi fra i comunicatori della Seconda Repubblica.
Ora l'ultima parola è dei nostri lettori. Alla fine, come sempre, decideranno loro.
* l'autore è linguista, docente universitario e consulente scientifico della Dante Alighieri