EDITORIA in difficoltà. Libertà d'informazione sotto attacco in decine di nazioni, dal Messico alla Russia. La ricerca di nuove coordinate, di una nuova bussola per il mestiere, oramai esigenza non più rimandabile. La crisi c'è, conclamata. Ma una crisi porta con se, sempre, la possibilità di guarire. E in questo contesto che giorno dopo giorno si compone di linee di faglia, almeno c'è una sicurezza: "il giornalismo non è mai stato meglio". Parte da qui la nona edizione del Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, in programma nella città umbra dal 15 al 19 aprile. Con un ospite d'eccezione: Edward Snowden racconterà la sua esperienza tra privacy, sorveglianza e giornalismo.
[[ge:rep-locali:repubblica:109450298]]
L'eroe del Datagate dialogherà al Festival con la CILD, la Coalizione Italiana per i Diritti Civili, rappresentata dal presidente Patrizio Gonnella. Ma questo è solo l'evento principe del Festival. La punta dell'edificio che anche quest'anno, grazie alla passione di Arianna Ciccone e di Chris Potter - e all'aiuto dei numerosi sponsor: da Amazon a Tim, da Sky a Google fino alla Nestlè - trasformerà l'Italia nel luogo dove si svolge il più grande Media Event europeo: migliaia di ospiti, centinaia di incontri, decine di temi. Per trattare il giornalismo a 360°. Nella convinzione, ed è questo lo slogan scelto per il Festival, che "everybody learning from everybody else", che "tutti possono imparare da tutti".
La prima dimensione è quella della mappatura della superfice. Il Paese che ci circonda, con le sue crepe e le sue fonti di speranza. Con le deformazioni del tessuto democratico e con l'impegno di chi cerca, informando, di comprendere e cambiare. E allora le sfide della televisione, il ruolo dei talk show politici affrontato da Massimo Giannini e Corrado Formigli. Poi le nuove, liquide, frontiere della comunicazione politica. Nando Pagnoncelli e Filippo Sensi - portavoce del premier - cercheranno di fornire quelle coordinate per separare la trasmissione di contenuti politici, pubblici, dalla pura e semplice propaganda. Marco Damilano ed Enrico Mentana, poi, racconteranno la Repubblica del Selfie.
La seconda dimensione è la congiuntura internazionale in cui si muove il giornalismo. E qui il Festival si supera. In cartellone decine di appuntamenti. La situazione dei media in Russia e Ucraina, lo sguardo sul Messico dove si muore di giornalismo, la necessità di nuovi modi per raccontare le guerre e di un nuovo vocabolario per oltrepassare quei pregiudizi occidentali che rendono oscuro il sud del mondo. Poi la censura in Turchia, la copertura mediatica dell'emergenza Ebola. E non poteva mancare l'omaggio a Charlie Hebdo: la lente - non l'unica - attraverso cui, al Festival, saranno declinati i temi connessi alla libertà d'espressione, alla sicurezza e alla sorveglianza. Con un occhio al modello propagandistico messo in piedi dall'Isis e al programma mediatico in Cina.
Terzo anello. Quello che incrocia le linee di fondo su cui si muove il giornalismo. La cui necessità è assumere uno sguardo di lunga durata, interrogarsi sul destino della professione. A partire da un punto: i nuovi modelli di business non vanno solo studiati ma applicati, per far sì che la forma del giornalismo sia sempre accordata ai tempi e sia sempre forte delle propria autorevolezza. Le sfide del fact checking, il ruolo dei social media, la possibilità di usare strumenti che possano rendere chi si avvicina alla professione all'altezza e in grado di raccontare il mondo, o il pezzo di mondo, su cui si interviene. Anche a partire dalla domanda sull'essere un free-lance: a Perugia ne parleranno Giovanna Zucconi, Giuseppe Smorto, Caterina Soffici, Chiara Baldi.
E in questo contesto sono tante le piattaforme che sarà possibile osservare al Festival. Luoghi che fanno dell'implementazione hi-tech del giornalismo la loro ragion d'essere. Realtà virtuale, crowdfunding, giornali pensati e costruiti per i social media, il ruolo delle positive News, l'uso dei dati analitici per tracciare la rete come pietra di valutazione dell'attività giornalistica.
Un Festival pensante. Anche quando il registro cambia. Pierangelo Buttafuoco, Nicolò Ammaniti, Walter Veltroni, Diego Bianchi (in diretta su Repubblica. it), Marco Travaglio, Beppe Severgnini, Zerocalcare e Chef Rubio presenteranno i loro format a metà tra informazione e intrattenimento. Poi i documentari. Da segnalare "Cabu, politicamente scorretto", girato nel 2006 e dedicato alla vita di redazione di Charlie Hebdo. Poi la radio, da Luca Bottura a Caterpillar. E i libri. Tra le presentazioni, "Guantanamo Diary", i diari di prigionia di Larry Siems. Insomma, cinque giorni per circumnavigare il pianeta in metamorfosi costante del giornalismo.
[[ge:rep-locali:repubblica:109450298]]
L'eroe del Datagate dialogherà al Festival con la CILD, la Coalizione Italiana per i Diritti Civili, rappresentata dal presidente Patrizio Gonnella. Ma questo è solo l'evento principe del Festival. La punta dell'edificio che anche quest'anno, grazie alla passione di Arianna Ciccone e di Chris Potter - e all'aiuto dei numerosi sponsor: da Amazon a Tim, da Sky a Google fino alla Nestlè - trasformerà l'Italia nel luogo dove si svolge il più grande Media Event europeo: migliaia di ospiti, centinaia di incontri, decine di temi. Per trattare il giornalismo a 360°. Nella convinzione, ed è questo lo slogan scelto per il Festival, che "everybody learning from everybody else", che "tutti possono imparare da tutti".
La prima dimensione è quella della mappatura della superfice. Il Paese che ci circonda, con le sue crepe e le sue fonti di speranza. Con le deformazioni del tessuto democratico e con l'impegno di chi cerca, informando, di comprendere e cambiare. E allora le sfide della televisione, il ruolo dei talk show politici affrontato da Massimo Giannini e Corrado Formigli. Poi le nuove, liquide, frontiere della comunicazione politica. Nando Pagnoncelli e Filippo Sensi - portavoce del premier - cercheranno di fornire quelle coordinate per separare la trasmissione di contenuti politici, pubblici, dalla pura e semplice propaganda. Marco Damilano ed Enrico Mentana, poi, racconteranno la Repubblica del Selfie.
La seconda dimensione è la congiuntura internazionale in cui si muove il giornalismo. E qui il Festival si supera. In cartellone decine di appuntamenti. La situazione dei media in Russia e Ucraina, lo sguardo sul Messico dove si muore di giornalismo, la necessità di nuovi modi per raccontare le guerre e di un nuovo vocabolario per oltrepassare quei pregiudizi occidentali che rendono oscuro il sud del mondo. Poi la censura in Turchia, la copertura mediatica dell'emergenza Ebola. E non poteva mancare l'omaggio a Charlie Hebdo: la lente - non l'unica - attraverso cui, al Festival, saranno declinati i temi connessi alla libertà d'espressione, alla sicurezza e alla sorveglianza. Con un occhio al modello propagandistico messo in piedi dall'Isis e al programma mediatico in Cina.
Terzo anello. Quello che incrocia le linee di fondo su cui si muove il giornalismo. La cui necessità è assumere uno sguardo di lunga durata, interrogarsi sul destino della professione. A partire da un punto: i nuovi modelli di business non vanno solo studiati ma applicati, per far sì che la forma del giornalismo sia sempre accordata ai tempi e sia sempre forte delle propria autorevolezza. Le sfide del fact checking, il ruolo dei social media, la possibilità di usare strumenti che possano rendere chi si avvicina alla professione all'altezza e in grado di raccontare il mondo, o il pezzo di mondo, su cui si interviene. Anche a partire dalla domanda sull'essere un free-lance: a Perugia ne parleranno Giovanna Zucconi, Giuseppe Smorto, Caterina Soffici, Chiara Baldi.
E in questo contesto sono tante le piattaforme che sarà possibile osservare al Festival. Luoghi che fanno dell'implementazione hi-tech del giornalismo la loro ragion d'essere. Realtà virtuale, crowdfunding, giornali pensati e costruiti per i social media, il ruolo delle positive News, l'uso dei dati analitici per tracciare la rete come pietra di valutazione dell'attività giornalistica.
Un Festival pensante. Anche quando il registro cambia. Pierangelo Buttafuoco, Nicolò Ammaniti, Walter Veltroni, Diego Bianchi (in diretta su Repubblica. it), Marco Travaglio, Beppe Severgnini, Zerocalcare e Chef Rubio presenteranno i loro format a metà tra informazione e intrattenimento. Poi i documentari. Da segnalare "Cabu, politicamente scorretto", girato nel 2006 e dedicato alla vita di redazione di Charlie Hebdo. Poi la radio, da Luca Bottura a Caterpillar. E i libri. Tra le presentazioni, "Guantanamo Diary", i diari di prigionia di Larry Siems. Insomma, cinque giorni per circumnavigare il pianeta in metamorfosi costante del giornalismo.