Cultura

Eduardo Galeano, testimone del continente depredato

(reuters)
Tutta l'opera dello scrittore uruguayano ha come scopo quello di ristabilire la verità sull'America Latina. E la sua forza è sempre stata di costruire un grande racconto da piccoli aneddoti
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Un continente depredato, prima dai conquistadores spagnoli e portoghesi, poi dalle multinazionali americane ed europee, e infine anche dalle classi dirigenti locali. E' questa la visione dell'America Latina che Eduardo Galeano, morto all'età di 74 anni, ha narrato nei suoi libri da Le vene aperte del 1971. Un libro che divenne subito in un classico, tradotto in tutto il mondo. E che divenne anche una Bibbia per tutta la sinistra latinoamericana, un viatico indispensabile per le speranze di riscatto. La grande forza letteraria di Galeano è stata sempre, sia nelle Vene aperte dell'America Latina che più tardi in un altro suo libro trasformatosi in un classico, Memorie del Fuoco, quello di riuscire a costruire un grande racconto da piccoli aneddoti. Dalle caravelle di Cristoforo Colombo ai tecnocrati in jet. Da Hernan Cortes ai marines che invadono Grenada e Panama. Dai dividendi dei trafficanti di schiavi ai profitti della General Motors. Raccontando infamie, speranze e sacrifici di un continente saccheggiato dai colonizzatori di ieri e di oggi.

Tutto il suo lavoro di scrittore è stato dedicato a questo compito di testimonianza dei soprusi subiti con l'obiettivo di cancellare l'amnesia delle cose che bisogna ricordare e che la Storia ufficiale ha invece dimenticato. "Il passato delle Americhe - ci disse in una intervista di qualche anno fa - è soltanto il piccolo spettacolo della vittoria dei ricchi, dei bianchi, dei 'machos', e dei militari". Sempre molto critico nei confronti della politica latinoamericana, Galeano è stato molto impegnato anche come giornalista, prima a Marcha e poi a Brecha, il settimanale che fondò insieme a Mario Benedetti dopo l'esilio per la dittatura militare nel suo Paese, prima a Buenos Aires e poi a Madrid.

Negli ultimi anni, dopo l'inizio della malattia (era già stato operato ai polmoni nel 2007), aveva seguito con entusiasmo l'ascesa della sinistra verso il potere in America Latina. Dal Frente Amplio di Tabarè Vazquez e Pepe Mujica, in Uruguay, a Lula in Brasile. Ma era diventato anche ipercritico verso sé stesso, tanto da defire il suo libro-mito "un'opera superata".