PERUGIA - Finisce in selfie. Tutti a fotografarsi, fuori dalle sale, in coda ai teatri, lungo il corso cittadino di Perugia, nell'ultima giornata del Festival del Giornalismo. Le spalle delle giacche dei nomi più gettonati sono logore dallo strofinamento di estranei che chiedono lo scalpo iconografico. E il giornalismo va in confusione. Assurto a materiale televisivo, quindi famoso, il popolo dei cronisti subisce l'ennesimo spintone di allontanamento dai propri lettori. I "selfisti" leggono poco e guardano molto, portano poco ossigeno alla salute dei gruppi editoriali, e a ben vedere finiscono col guardare più loro stessi che il beniamino che gli sta a fianco. Ne parlano anche Mentana, Damilano e la stessa Arianna Ciccone, in una stipata Sala dei Notari. Molti mea culpa, "abbiamo sfruttato la situazione fino alla fine", ammette il direttore de La 7, che in fondo ha gli stessi sessant'anni di un pimpantissimo Jeff Jarvis, mattatore della giornata di ieri. Il selfie del Festival vede molti giovani, la gran parte di loro volontari, molto show giornalistico, con i più noti in teatro davanti a platee stracolme, scoop in numero esiguo, tanto coraggio nei Paesi lontani e altrettanto nei piccoli paesini dello Stivale, dove a rimetterci sono spesso anonimi cronisti.
La cupola sopra Berlino
Si parla di mafia glocale, scritta in Italia e tradotta in tedesco. C'è il serio rischio che fra vent'anni il giudizio più severo su Angela Merkel non riguardi il tardivo ripiano dei debiti greci ma la folle sottovalutazione dell'infiltrazione mafiosa in terra tedesca, porta d'accesso privilegiata a tutto il nord Europa. "Se si scopre che un clan è chiuso al ristorante per un rito di affiliazione - spiegano Giulio Rubino e Cecilia Anesi -, mentre le forze dell'ordine italiane urlano "arrestateli!", la polizia tedesca rimane immobile perché non esiste il reato di associazione mafiosa e dunque quei bislacchi individui di origine italiana sono liberissimi di compiere strani ed esotici rituali". Facile immaginare come andrà a finire.
Il confronto
Bel duetto tra Lucia Annunziata e Arianna Ciccone, ideatrice del Festival. La conduttrice di "In mezz'ora", in diretta da Perugia con Giuliano Pisapia, è generosa con la giovane collega. A sua volta Arianna è intelligente a lasciare spazio alle domande giunte in diretta dai social. Sembra che a viale Mazzini qualcuno si sia incuriosito tanto da impugnare il calamaio e inviare un fonogramma a tutti i dirigenti.
Bill, Annalisa e Joshua
Le news e gli approfondimenti sul grande schermo hanno sempre più successo e non è difficile immaginare sviluppi a crescere. Galvanizzati dal successo di Girlfriend in a coma Annalisa Piras e Bill Emmot portano a Perugia la crisi di casa nostra, The great european disaster movie. Un ritratto impietoso e malgrado tutto europeista di un continente spazzato via dalla folata asiatica, regredito, per tanti aspetti, al millennio appena concluso. La sera prima altra incursione in sala cinematografica con Joshua Oppenheimer, intervistato via skype dopo la proiezione del suo toccante e premiatissimo "The look of silence". Una proiezione figlia della collaborazione tra Festival del Giornalismo e Perugia Social film festival, la rassegna di documentari a sfondo sociale che ogni sera ha riempito la sala del Postmodernissimo. Posti in piedi perfino con i ragazzi dell'Aquila, alla loro opera prima.
L'ibridazione della specie
Sono quattro, tutte giovanissime, tutte immerse nella loro realtà social. Alcune come Costanza e Chira sono nate proprio qui a Perugia ma vivono all'estero e preferiscono parlare in inglese, c'è Giorgia, dai tratti spiccatamente orientali, che lavora a Bologna. Sono la vera generazione ibrida, quella che lancia la propria iniziativa su Thunderclap e raggiunge 80 mila contatti, concentrati alle nove di sera in punto. Una generazione che deve fare i conti in tutti i sensi con i social, con il capo azienda che fruga nelle discussioni per capire il loro carattere, i punti deboli. Perché oggi anche uno scazzo con un'amica può fregarti la carriera.
Il babbecedario dei diritti mancati
Si parla di omosessualità e terminologie improprie, se non volutamente false. Qualche esempio? L'outing è una rivelazione sulla sessualità di un individuo fatta da un'altra persona. Se Tiziano Ferro dichiara la propria natura sessuale non fa outing ma coming out. L'utero in affitto è un'aberrante semplificazione, neanche etimologicamente propria. Si deve parlare di "gestazione per altri". Vietato, poi, aprire il capitolo della transessualità, la nuova Babele. Roberto Mauri di Omphalos spiega che non si tratta di accanimento semantico ma che dietro un nome sbagliato esiste un diritto negato. "Noi per primi siamo colpevoli a non insistere su questi dettagli, sta di fatto che, vuoi per la pigrizia dei giornalisti, vuoi per la malafede dei detrattori che ricorrono a questi espedienti, le cronache italiane sono colme di errori e imprecisioni fortemente discriminatori". Impietoso il giudizio su Papa Francesco: "Una brillante operazione di marketing: prima dice che lui non è nessuno per giudicare, poi rimanda a casa un diplomatico francese alla Santa Sede perché omosessuale".
La cupola sopra Berlino
Si parla di mafia glocale, scritta in Italia e tradotta in tedesco. C'è il serio rischio che fra vent'anni il giudizio più severo su Angela Merkel non riguardi il tardivo ripiano dei debiti greci ma la folle sottovalutazione dell'infiltrazione mafiosa in terra tedesca, porta d'accesso privilegiata a tutto il nord Europa. "Se si scopre che un clan è chiuso al ristorante per un rito di affiliazione - spiegano Giulio Rubino e Cecilia Anesi -, mentre le forze dell'ordine italiane urlano "arrestateli!", la polizia tedesca rimane immobile perché non esiste il reato di associazione mafiosa e dunque quei bislacchi individui di origine italiana sono liberissimi di compiere strani ed esotici rituali". Facile immaginare come andrà a finire.
Il confronto
Bel duetto tra Lucia Annunziata e Arianna Ciccone, ideatrice del Festival. La conduttrice di "In mezz'ora", in diretta da Perugia con Giuliano Pisapia, è generosa con la giovane collega. A sua volta Arianna è intelligente a lasciare spazio alle domande giunte in diretta dai social. Sembra che a viale Mazzini qualcuno si sia incuriosito tanto da impugnare il calamaio e inviare un fonogramma a tutti i dirigenti.
Bill, Annalisa e Joshua
Le news e gli approfondimenti sul grande schermo hanno sempre più successo e non è difficile immaginare sviluppi a crescere. Galvanizzati dal successo di Girlfriend in a coma Annalisa Piras e Bill Emmot portano a Perugia la crisi di casa nostra, The great european disaster movie. Un ritratto impietoso e malgrado tutto europeista di un continente spazzato via dalla folata asiatica, regredito, per tanti aspetti, al millennio appena concluso. La sera prima altra incursione in sala cinematografica con Joshua Oppenheimer, intervistato via skype dopo la proiezione del suo toccante e premiatissimo "The look of silence". Una proiezione figlia della collaborazione tra Festival del Giornalismo e Perugia Social film festival, la rassegna di documentari a sfondo sociale che ogni sera ha riempito la sala del Postmodernissimo. Posti in piedi perfino con i ragazzi dell'Aquila, alla loro opera prima.
L'ibridazione della specie
Sono quattro, tutte giovanissime, tutte immerse nella loro realtà social. Alcune come Costanza e Chira sono nate proprio qui a Perugia ma vivono all'estero e preferiscono parlare in inglese, c'è Giorgia, dai tratti spiccatamente orientali, che lavora a Bologna. Sono la vera generazione ibrida, quella che lancia la propria iniziativa su Thunderclap e raggiunge 80 mila contatti, concentrati alle nove di sera in punto. Una generazione che deve fare i conti in tutti i sensi con i social, con il capo azienda che fruga nelle discussioni per capire il loro carattere, i punti deboli. Perché oggi anche uno scazzo con un'amica può fregarti la carriera.
Il babbecedario dei diritti mancati
Si parla di omosessualità e terminologie improprie, se non volutamente false. Qualche esempio? L'outing è una rivelazione sulla sessualità di un individuo fatta da un'altra persona. Se Tiziano Ferro dichiara la propria natura sessuale non fa outing ma coming out. L'utero in affitto è un'aberrante semplificazione, neanche etimologicamente propria. Si deve parlare di "gestazione per altri". Vietato, poi, aprire il capitolo della transessualità, la nuova Babele. Roberto Mauri di Omphalos spiega che non si tratta di accanimento semantico ma che dietro un nome sbagliato esiste un diritto negato. "Noi per primi siamo colpevoli a non insistere su questi dettagli, sta di fatto che, vuoi per la pigrizia dei giornalisti, vuoi per la malafede dei detrattori che ricorrono a questi espedienti, le cronache italiane sono colme di errori e imprecisioni fortemente discriminatori". Impietoso il giudizio su Papa Francesco: "Una brillante operazione di marketing: prima dice che lui non è nessuno per giudicare, poi rimanda a casa un diplomatico francese alla Santa Sede perché omosessuale".