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Il misterioso delitto di Silvia nella Riviera del divertimento

Il romanzo d'esordio di Stefania Parmeggiani, ispirato a un vero caso di cronaca nera, racconta l'inferno italiano di una giovane albanese

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TU DICI Riccione e pensi all'Adriatico d'inverno o ai profumi dei solari. I lidi, certo, ma anche le orde di giovani sudati che saltano da un locale all'altro. O le pensioni per famiglie in vacanza, che hanno quei nomi di fiori o di certe signore. Strano posto per ambientarci questa storia criminale, La notte di Silvia, di Stefania Parmeggiani, Castelvecchi.

Una storia che parte da Valona, passa per Milano e arriva nel profondo Sud, ma che lì in quella Riviera senza la Riviera si svolge. Tra strade notturne che portano lontano, nella quiete omertosa di alberghetti che diventano rifugi, con lo scroscio del mare che senti e non vedi. Con la pioggia che lava cadaveri e coscienze.

Stefania Parmeggiani, che è di quei posti lì, conosce l'anima della sua terra. La sua storia importante e quella miserabile. La nera, che deve nutrirsi di quella prosa questurina, algida e inutilmente magniloquente, è il pane che ha masticato per anni. Ne ha spulciati di mattinali e verbali, alla ricerca dei dettagli. Questi sforzi li apprezzi tutti, nella cura della minuzia di un calibro che non è un numero ma l'essenza di un'arma, la scelta non casuale di chi la userà, nella preferenza di termini puntuali per una ricostruzione che non si perde mai nulla nella messa a fuoco.

Ed eccola la vita di Silvia, albanese che vede l'Italia dalla finestra di un 28 pollici. Se la portano via che è poco più che adolescente. Arriva in quel Paese che non è il suo sogno, ma l'inferno di chi dovrebbe marcire in topaie per maschi arrapati alla ricerca di carne fresca. Il romanzo, che non è solo un romanzo ma anche una storia vera, inizia dall'ultimo viaggio di questa ragazzina che nella fretta di lasciare la sua tana non ha indossato le scarpe e ora che sta per morire perde anche le pantofole ritrovandosi a piedi nudi quando le sparano alla testa. Silvia ha avuto un amore, Alex, un balordo che tira cocaina e si carica così prima delle rapine. Le loro esistenze si intrecciano al bivio del crimine, quando lei che trasporta cocaina per certa gente che ha i piedi a Buccinasco e la testa in Calabria e Sicilia incontra lui che è latitante, protetto da quella stessa gente che ha assoldato Silvia. Per un istante le loro vite a perdere trovano anche uno scopo ma poi a sostenerne la ragione resta soltanto quella ragazzina che sognava l'Italia e commette un imperdonabile sbaglio.

Tocca al magistrato il rovello del dubbio, l'affanno della ricerca di un nome per un corpo sfregiato sul ciglio di una strada, la partita a scacchi col presunto colpevole, l'ansia di una verità che è sempre più complessa di quella che riesci a ficcare dentro un faldone da procura o in sei colonne ad aprire la cronaca.