La letteratura sui populismi europei è, ormai, ampia. E in continua evoluzione. Come il fenomeno in questione. I populismi, appunto. Affrontati in chiave teorica, storica, sociopolitica. In questo panorama, il volume di Eva Giovannini, Europa anno zero (Marsilio), però, si distingue per un approccio specifico. È un viaggio suggestivo, condotto senza paura - e visti alcuni ambienti e alcuni personaggi che incontra, ce ne sarebbe motivo. E senza chiavi di lettura pre-definite. Per questo è "utile". Perché esplora soggetti e contesti noti, ma da una prospettiva diversa. Quella del viaggiatore, meglio: della viaggiatrice curiosa. Che riesce a sorprendersi, prima ancora di indignarsi, di fronte alla marea montante di paure e risentimenti, raccolti e mobilitati in nome del popolo. Del "nostro" popolo. In Grecia, Germania, Germania, Francia, Ungheria, Regno Unito. E, infine, in Italia. I Paesi dove Eva Giovannini ha condotto la sua inchiesta. Seguendo e inseguendo le tracce di altre inchieste, realizzate nel corso del suo lavoro di inviata e di giornalista. In ogni Paese l'autrice incontra partiti, movimenti e leader diversi. Che, tuttavia, echeggiano temi comuni. Due su tutti. L'ostilità e l'avversione per gli "altri". L'opposizione nei confronti dell'Unione Europea. E verso l'Euro.
Gli Altri, che minacciano la nostra sicurezza e il nostro benessere. Gli stranieri: immigrati, migranti e profughi. Dovunque, o quasi: i rom. Che Salvini promette di cacciare, spianando i loro campi con le ruspe. Mentre Gyöngyöspata, villaggio rurale est dell'Ungheria, nell'aprile del 2011, è stato davvero "spianato". Teatro di una sorta di pogrom, ai danni della minoranza rom, ad opera della milizia paramilitare di Jobbik. Il partito populista che incalza da destra il partito populista di destra al governo, guidato da Viktor Orbán. Gli Altri sono, ancora come un tempo, gli ebrei. Evocati dai populisti ungheresi. Mentre altrove il Nemico è diverso. Opposto. In Francia, "il messaggio antisemita è ormai irricevibile per una forza politica che sogna di diventare mainstream", come annota l'autrice. Così Marine Le Pen, dopo aver consumato fino in fondo lo strappo con il padre Jean-Marie, ha spostato il bersaglio del risentimento in direzione dell'anti-islamismo. Tanto più dopo il massacro commesso da alcuni estremisti della jihad contro i giornalisti di Charlie Hebdo. L'altro nemico ricorrente è l'Unione Europea. Soprattutto dove la moneta nazionale è stata sostituita dall'euro. Ma non solo. Perché anche in Ungheria Márton Gyöngyösi, leader di Jobbik, propone di uscire dalla Ue, "non per una questione ideologica, ma per un problema di costi". Mentre nel Regno Unito l'Ukip ha fatto dell'indipendenza dall'Europa il proprio brand. Anche se Alan Sked, che ha fondato il partito insieme a Nigel Farage, intervistato dall'autrice, oggi prende nettamente le distanze dal co-fondatore. Accusandolo di aver trasformato il partito in "un'accolita di personaggi razzisti e xenofobi". Così da far prevalere "la paura dell'immigrazione sui problemi europei".
L'Unione Europea è, comunque, il nemico ricorrente. Al di là di ogni differenza, unisce gli opposti populismi. Come il Front National di Marine Le Pen e la Ligue Nationale di Matteo Salvini. Così vicini e amici. E così lontani, nelle strategie politiche. Perché Salvini cerca di nazionalizzare il partito, allargandone la base elettorale nel Centro e perfino a Sud. In Sicilia. A Catania, dove comincia l'inchiesta di Eva Giovannini. E per questo ha spostato a destra l'identità del partito. Non esitando a "sfruttare" la pericolosa e attraente vicinanza di Casa Pound. Mentre Marine Le Pen, interpellata dall'autrice, afferma, in modo esplicito: "Io non mi sono mai sentita una donna di destra" Anche perché, aggiunge, la vera differenza non passa tra destra e sinistra, "ma tra mondialisti e nazionalisti". D'altronde, annota l'autrice, in Grecia, nel referendum sul piano proposto dai creditori, "Alba Dorata e Syriza, l'estrema destra e la sinistra radicale, si sono ritrovate insieme a difendere la scelta del No".
Così, alla fine di questo suggestivo - e inquietante - viaggio fra i populismi, resta un senso di spaesamento profondo, che attraversa l'Europa - e non solo. Dove la ricerca di nemici e di nazioni - vecchie e nuove - risponde al senso di vulnerabilità prodotto dalla scomparsa di confini. Ed è alimentata dai "collezionisti di paure", come li ha definiti Ezio Mauro. Dai difensori e dagli inventori dei popoli. Che dalle paure e dallo spaesamento traggono il loro consenso.
Gli Altri, che minacciano la nostra sicurezza e il nostro benessere. Gli stranieri: immigrati, migranti e profughi. Dovunque, o quasi: i rom. Che Salvini promette di cacciare, spianando i loro campi con le ruspe. Mentre Gyöngyöspata, villaggio rurale est dell'Ungheria, nell'aprile del 2011, è stato davvero "spianato". Teatro di una sorta di pogrom, ai danni della minoranza rom, ad opera della milizia paramilitare di Jobbik. Il partito populista che incalza da destra il partito populista di destra al governo, guidato da Viktor Orbán. Gli Altri sono, ancora come un tempo, gli ebrei. Evocati dai populisti ungheresi. Mentre altrove il Nemico è diverso. Opposto. In Francia, "il messaggio antisemita è ormai irricevibile per una forza politica che sogna di diventare mainstream", come annota l'autrice. Così Marine Le Pen, dopo aver consumato fino in fondo lo strappo con il padre Jean-Marie, ha spostato il bersaglio del risentimento in direzione dell'anti-islamismo. Tanto più dopo il massacro commesso da alcuni estremisti della jihad contro i giornalisti di Charlie Hebdo. L'altro nemico ricorrente è l'Unione Europea. Soprattutto dove la moneta nazionale è stata sostituita dall'euro. Ma non solo. Perché anche in Ungheria Márton Gyöngyösi, leader di Jobbik, propone di uscire dalla Ue, "non per una questione ideologica, ma per un problema di costi". Mentre nel Regno Unito l'Ukip ha fatto dell'indipendenza dall'Europa il proprio brand. Anche se Alan Sked, che ha fondato il partito insieme a Nigel Farage, intervistato dall'autrice, oggi prende nettamente le distanze dal co-fondatore. Accusandolo di aver trasformato il partito in "un'accolita di personaggi razzisti e xenofobi". Così da far prevalere "la paura dell'immigrazione sui problemi europei".
L'Unione Europea è, comunque, il nemico ricorrente. Al di là di ogni differenza, unisce gli opposti populismi. Come il Front National di Marine Le Pen e la Ligue Nationale di Matteo Salvini. Così vicini e amici. E così lontani, nelle strategie politiche. Perché Salvini cerca di nazionalizzare il partito, allargandone la base elettorale nel Centro e perfino a Sud. In Sicilia. A Catania, dove comincia l'inchiesta di Eva Giovannini. E per questo ha spostato a destra l'identità del partito. Non esitando a "sfruttare" la pericolosa e attraente vicinanza di Casa Pound. Mentre Marine Le Pen, interpellata dall'autrice, afferma, in modo esplicito: "Io non mi sono mai sentita una donna di destra" Anche perché, aggiunge, la vera differenza non passa tra destra e sinistra, "ma tra mondialisti e nazionalisti". D'altronde, annota l'autrice, in Grecia, nel referendum sul piano proposto dai creditori, "Alba Dorata e Syriza, l'estrema destra e la sinistra radicale, si sono ritrovate insieme a difendere la scelta del No".
Così, alla fine di questo suggestivo - e inquietante - viaggio fra i populismi, resta un senso di spaesamento profondo, che attraversa l'Europa - e non solo. Dove la ricerca di nemici e di nazioni - vecchie e nuove - risponde al senso di vulnerabilità prodotto dalla scomparsa di confini. Ed è alimentata dai "collezionisti di paure", come li ha definiti Ezio Mauro. Dai difensori e dagli inventori dei popoli. Che dalle paure e dallo spaesamento traggono il loro consenso.