L'ultimo atto per noi, pubblico fedele, saranno gli ultimi e davvero ultimi episodi in arrivo del Wallander televisivo: quello sontuoso, targato Bbc, con Kenneth Branagh protagonista. Forse la trasposizione più alta degli ultimi decenni, in questo genere. Poi, sipario davvero, con la tela che aveva iniziato a scendere quel bruttissimo giorno in cui Henning Mankell annunciò la sua malattia e con toni che facevano capire tutto. Il far capire le sue intenzioni era del resto da sempre un dovere: si portava addosso negli anni la singolare - quanto diffusissima tra i suoi colleghi - sindrome del personaggio perfetto, creato su carta e adorato da milioni e milioni sparsi per il pianeta. Da fuori ci viene sempre da pensare che uno in grado di creare una cosa simile dovrebbe coltivarla come una pianta rara e produrre sempre più frutti e non chiedere nient'altro alla vita, quasi ingelositi se sappiamo che il nostro autore pensa ogni tanto anche ad altro: invece Mankell dopo tutti quei libri smerciati a milioni si ritrovò banalmente a soffrire il personaggio a cui rimaneva incatenato.
Gli altri romanzi (a parte il Maestro di Danza) non sobillavano le folle, lui prendeva e partiva per l'amato Mozambico oppure andava in prima persona a sostenere le cause più ostiche del mondo, vedi la Freedom Flotilla anti-israeliana. Per chi rimaneva a casa abbarbicato ai libri di Wallander l'unica possibilità era rileggerli, o ripassare in video la saga con Branagh protagonista (esiste anche la lunghissima serie di telefilm brevi "tratta dai romanzi di" ma era prodotto al consumo, alla Derrick, e non poteva e non può bastare). La sindrome però era dura e lui era feroce - se lo ricordano, pochi anni fa, al Salone del Libro di Torino, impeccabile e professionale ma di pessimo umore. Soprattutto nelle decisioni drastiche: quando di Wallander non ne potè davvero più scelse un'uscita micidiale di scena. Ovvero non far morire il personaggio - a quello sono capaci tutti - ma condannarlo all'Alzheimer e su questo costruirci l'ultimo romanzo (poi venne comunque fuori un inedito precedente e si sa come vanno queste cose, ma quella decisione resta fortissima e inquietante). Wallander era il detective perfetto, incarnando una miscela impossibile da ignorare tra toni tardo-maigrettiani e le brume di Svezia, una montagna di debolezze chiuse in un involucro di ferro umano. Lui, Mankell, quando esplose definitivamente il giallo scandinavo grazie a Stieg Larsson aveva l'aria di chiedersi cosa fosse invece successo fino a quel momento tra lui e i milioni di adepti: mentre a Ystad, Scania, Svezia meridionalissima, facevano affari d'oro portando i turisti nei luoghi di Wallander, Mariagatan 8 l'indirizzo di casa.
Gli altri romanzi (a parte il Maestro di Danza) non sobillavano le folle, lui prendeva e partiva per l'amato Mozambico oppure andava in prima persona a sostenere le cause più ostiche del mondo, vedi la Freedom Flotilla anti-israeliana. Per chi rimaneva a casa abbarbicato ai libri di Wallander l'unica possibilità era rileggerli, o ripassare in video la saga con Branagh protagonista (esiste anche la lunghissima serie di telefilm brevi "tratta dai romanzi di" ma era prodotto al consumo, alla Derrick, e non poteva e non può bastare). La sindrome però era dura e lui era feroce - se lo ricordano, pochi anni fa, al Salone del Libro di Torino, impeccabile e professionale ma di pessimo umore. Soprattutto nelle decisioni drastiche: quando di Wallander non ne potè davvero più scelse un'uscita micidiale di scena. Ovvero non far morire il personaggio - a quello sono capaci tutti - ma condannarlo all'Alzheimer e su questo costruirci l'ultimo romanzo (poi venne comunque fuori un inedito precedente e si sa come vanno queste cose, ma quella decisione resta fortissima e inquietante). Wallander era il detective perfetto, incarnando una miscela impossibile da ignorare tra toni tardo-maigrettiani e le brume di Svezia, una montagna di debolezze chiuse in un involucro di ferro umano. Lui, Mankell, quando esplose definitivamente il giallo scandinavo grazie a Stieg Larsson aveva l'aria di chiedersi cosa fosse invece successo fino a quel momento tra lui e i milioni di adepti: mentre a Ystad, Scania, Svezia meridionalissima, facevano affari d'oro portando i turisti nei luoghi di Wallander, Mariagatan 8 l'indirizzo di casa.