Combattere gli orrori del terrorismo islamico con le sole "armi" della cultura attraverso l'esposizione di testimonianze archeologiche di templi antichi, teatri all'aperto, palazzi reali e mosaici d'epoca, antiche scritte sumeriche. Vale a dire reperti di valore storico-artistico inestimabile, testimonianze di una civiltà culturalmente avanzata risalente ad oltre 3000 a. C. emerse dagli scavi di una vasta area da qualche tempo minacciata dagli estremisti islamici, tra la Siria e la Turchia.
E' quanto si può ammirare nella mostra in corso al Liceo di Scienze Umane "Rosmini" di Domodossola sugli scavi della zona archeologica di Urkesh, a pochi chilometri dall'area controllata dal sedicente Stato islamico. L'esposizione si concluderà il prossimo 14 dicembre e che gli organizzatori puntano a far diventare itinerante tra le maggiori città italiane. Ma fin dal titolo ("Dal profondo del tempo, all'origine della comunicazione e della comunità dell'antica Siria") si presenta come "una chiara risposta della cultura all'orrore della guerra e della distruzione delle memorie storiche", spiega il professor Giorgio Buccellati, docente di archeologia all'università di Los Angeles (Usa) e curatore della rassegna, nella quale vengono presentati i risultati di anni di scavi da lui diretti nel Kurdistan insieme alla moglie Marilyn Kelly-Buccellati e a studiosi del posto, operai, ricercatori siriani, coordinati da un team di archeologi italiani.
Il sito di Urkesh - città fondata nel 4.000 a. C. - è vicino a zone cadute sotto il controllo dell'Is come Mosul, Erbil, Aleppo, Raqqa, Palmira, dove lo scorso agosto fu decapitato il noto archeologo siriano Khaled Asaad, per oltre 50 anni responsabile degli scavi di tutta l'area. Il corpo di Asaad - collega, ma soprattutto amico del professor Buccellati - dopo la decapitazione fu barbaramente appeso ad una colonna di un tempio di Palmyra dai militanti dell'Is.
"Una barbarie inaudita alla quale non dobbiamo arrenderci mai, un orrore senza fine a cui si deve reagire non con la violenza, ma con la promozione della cultura e della difesa della antica civiltà siriana", è la sfida che lancia Buccellati insieme ad i suoi collaboratori con l'esposizione di archeologica siriana che, prima della tappa di Domodossola, ha avuto una sorta di "battesimo" del fuoco proprio nella città di Urkesh, "col chiaro intento di sfidare solo con la cultura e la salvaguarda delle testimonianze delle antiche civiltà siriane i pericoli legati alle possibili aggressioni dei militanti Isis presenti a pochi chilometri", confida l'archeologo.
La rassegna - promossa dall'associazione Dignitatis Personae - è ricca di testimonianze, emerse in una vasta area del nord est della Siria, nella zona curda di Mozan, dove - particolare di non secondaria importanza - è stato addestrato nel delicato lavoro di scavo e di pulizia degli antichi reperti personale siriano che "ora è nel mirino degli estremisti islamici", confidano con preoccupazione i curatori della mostra che ha i suoi "pezzi" forti nelle immagini di due templi del 2.600 e del 3.500 a. C., di un Palazzo reale del 2.250 a. C, interessanti scritte sumeriche rinvenute nel sud dell'Iraq e testimonianze della civiltà degli Hurriti.
"Dopo anni di proficuo lavoro gli scavi sono stati interrotti a causa della guerra e delle minacce dell'Isis", lamenta Buccellati, che però paventa altri "gravi pericoli legati alle intemperie climatiche, con estati eccessivamente calde ed inverni freddissimi, con conseguenti escursioni climatiche che possono solo danneggiare i tanti reperti che non sono stati messi ancora in sicurezza". Ma, oltre alla guerra e al clima, l'archeologia siriana - è l'allarme dei curatori della mostra - "è minacciata ancora di più dalla furia distruttiva degli estremisti islamici che già hanno abbattuto con violenza vandalica tanti monumenti e distrutto siti architettonici di inestimabile valore storico". E' bene, quindi, che la Mostra "continui a vivere e a girare per tenere viva la memoria della storia, dell'arte e dell'archeologia siriana, ma senza gli interventi di sponsor privati e delle istituzioni sarà difficile andare avanti". E bloccare la rassegna "sarebbe una sconfitta per tutti e una vittoria per gli estremisti dell'Is".
E' quanto si può ammirare nella mostra in corso al Liceo di Scienze Umane "Rosmini" di Domodossola sugli scavi della zona archeologica di Urkesh, a pochi chilometri dall'area controllata dal sedicente Stato islamico. L'esposizione si concluderà il prossimo 14 dicembre e che gli organizzatori puntano a far diventare itinerante tra le maggiori città italiane. Ma fin dal titolo ("Dal profondo del tempo, all'origine della comunicazione e della comunità dell'antica Siria") si presenta come "una chiara risposta della cultura all'orrore della guerra e della distruzione delle memorie storiche", spiega il professor Giorgio Buccellati, docente di archeologia all'università di Los Angeles (Usa) e curatore della rassegna, nella quale vengono presentati i risultati di anni di scavi da lui diretti nel Kurdistan insieme alla moglie Marilyn Kelly-Buccellati e a studiosi del posto, operai, ricercatori siriani, coordinati da un team di archeologi italiani.
Il sito di Urkesh - città fondata nel 4.000 a. C. - è vicino a zone cadute sotto il controllo dell'Is come Mosul, Erbil, Aleppo, Raqqa, Palmira, dove lo scorso agosto fu decapitato il noto archeologo siriano Khaled Asaad, per oltre 50 anni responsabile degli scavi di tutta l'area. Il corpo di Asaad - collega, ma soprattutto amico del professor Buccellati - dopo la decapitazione fu barbaramente appeso ad una colonna di un tempio di Palmyra dai militanti dell'Is.
"Una barbarie inaudita alla quale non dobbiamo arrenderci mai, un orrore senza fine a cui si deve reagire non con la violenza, ma con la promozione della cultura e della difesa della antica civiltà siriana", è la sfida che lancia Buccellati insieme ad i suoi collaboratori con l'esposizione di archeologica siriana che, prima della tappa di Domodossola, ha avuto una sorta di "battesimo" del fuoco proprio nella città di Urkesh, "col chiaro intento di sfidare solo con la cultura e la salvaguarda delle testimonianze delle antiche civiltà siriane i pericoli legati alle possibili aggressioni dei militanti Isis presenti a pochi chilometri", confida l'archeologo.
La rassegna - promossa dall'associazione Dignitatis Personae - è ricca di testimonianze, emerse in una vasta area del nord est della Siria, nella zona curda di Mozan, dove - particolare di non secondaria importanza - è stato addestrato nel delicato lavoro di scavo e di pulizia degli antichi reperti personale siriano che "ora è nel mirino degli estremisti islamici", confidano con preoccupazione i curatori della mostra che ha i suoi "pezzi" forti nelle immagini di due templi del 2.600 e del 3.500 a. C., di un Palazzo reale del 2.250 a. C, interessanti scritte sumeriche rinvenute nel sud dell'Iraq e testimonianze della civiltà degli Hurriti.
"Dopo anni di proficuo lavoro gli scavi sono stati interrotti a causa della guerra e delle minacce dell'Isis", lamenta Buccellati, che però paventa altri "gravi pericoli legati alle intemperie climatiche, con estati eccessivamente calde ed inverni freddissimi, con conseguenti escursioni climatiche che possono solo danneggiare i tanti reperti che non sono stati messi ancora in sicurezza". Ma, oltre alla guerra e al clima, l'archeologia siriana - è l'allarme dei curatori della mostra - "è minacciata ancora di più dalla furia distruttiva degli estremisti islamici che già hanno abbattuto con violenza vandalica tanti monumenti e distrutto siti architettonici di inestimabile valore storico". E' bene, quindi, che la Mostra "continui a vivere e a girare per tenere viva la memoria della storia, dell'arte e dell'archeologia siriana, ma senza gli interventi di sponsor privati e delle istituzioni sarà difficile andare avanti". E bloccare la rassegna "sarebbe una sconfitta per tutti e una vittoria per gli estremisti dell'Is".