NANNI BALESTRINI E UMBERTO ECO si conoscevano da sessant'anni. Amici, ma soprattutto animatori della grande avventura intellettuale del Gruppo 63, che scombussolò e rinnovò la società letteraria italiana dei primi anni Sessanta.
Balestrini, che posto ha avuto Umberto Eco nella sua vita?
"È stato un punto di riferimento irrinunciabile. Lo avevo visto l'ultima volta un mese fa, per me era un po' come un fratello maggiore. Era la mia bussola, tenevo molto al suo giudizio. In tutti questi anni non ci siamo mai persi di vita. Ogni volta che scrivevo qualcosa avevo bisogno di confrontarmi con lui".
A quando risale il vostro primo incontro?
"A metà degli anni Cinquanta. Eravamo tra i collaboratori portati da Luciano Anceschi alla rivista Il Verri.
Ci si incontrava a Milano al Blu Bar, un posto frequentato da filosofi e intellettuali. Noi eravamo i più giovani".
Poi venne il Gruppo 63. Che ruolo ha avuto Eco nell'esperienza della neo-avanguardia?
"Era un faro. Con Opera aperta aveva inaugurato una nuova maniera di vedere le cose. La nostra era una rivolta generazionale: la società stava cambiando, l'Italia diventava un paese industriale, e noi volevamo qualcosa di nuovo, fuori dai canoni".
Eco ha detto una volta che esprimevate una forma di gaiezza, in che senso?
"Eravamo contrari all'impegno ideologico della vecchia sinistra comunista. Eco era un personaggio gaio e vivace come pochi. Questa sua natura è molto chiara nell'ironia che percorre Diario minimo e le Bustine di Minerva ".
Nessuna invidia tra voi?
"Mai, era il più bravo di tutti e bisognava ammetterlo " .
Balestrini, che posto ha avuto Umberto Eco nella sua vita?
"È stato un punto di riferimento irrinunciabile. Lo avevo visto l'ultima volta un mese fa, per me era un po' come un fratello maggiore. Era la mia bussola, tenevo molto al suo giudizio. In tutti questi anni non ci siamo mai persi di vita. Ogni volta che scrivevo qualcosa avevo bisogno di confrontarmi con lui".
A quando risale il vostro primo incontro?
"A metà degli anni Cinquanta. Eravamo tra i collaboratori portati da Luciano Anceschi alla rivista Il Verri.
Ci si incontrava a Milano al Blu Bar, un posto frequentato da filosofi e intellettuali. Noi eravamo i più giovani".
Poi venne il Gruppo 63. Che ruolo ha avuto Eco nell'esperienza della neo-avanguardia?
"Era un faro. Con Opera aperta aveva inaugurato una nuova maniera di vedere le cose. La nostra era una rivolta generazionale: la società stava cambiando, l'Italia diventava un paese industriale, e noi volevamo qualcosa di nuovo, fuori dai canoni".
Eco ha detto una volta che esprimevate una forma di gaiezza, in che senso?
"Eravamo contrari all'impegno ideologico della vecchia sinistra comunista. Eco era un personaggio gaio e vivace come pochi. Questa sua natura è molto chiara nell'ironia che percorre Diario minimo e le Bustine di Minerva ".
Nessuna invidia tra voi?
"Mai, era il più bravo di tutti e bisognava ammetterlo " .