Cultura

Cosa pensano (e cosa fanno) le ragazze

Alessia e gli embrioni come non li avevate mai visti. Valentina e Sara, mamme dopo la malattia. E poi le donne che Repubblica racconta ogni giorno. Ecco l'Italia dell'orgoglio femminile

2 minuti di lettura
Cosa fanno e cosa pensano le ragazze. Di cosa sono capaci, e a che prezzo e con quanta luce. Non sempre, non tutte, è vero. Con straordinaria frequenza, però: quando c'è un'emergenza, un problema, un compito davvero difficile - nella vita reale, nel lavoro - e bisogna fare subito, farlo bene. Senza issare una bandiera, senza manifesti: semplicemente è così, ciascuno lo sa. Non serve dirlo, anzi: a volte dirlo sciupa. Bisognerebbe vederlo succedere in silenzio, perché mostrarlo corrompe.

Le ragazze lo fanno lavorando di notte, anche continuando a fare il resto in quel miracolo del tempo verticale che le donne conoscono: per necessità o per struttura interna, non so. È proprio così: c'è un tempo orizzontale, in cui le cose accadono una dopo l'altra, e c'è un tempo verticale, in cui le cose accadono una sopra l'altra. Questo tempo che cresce verso l'alto è soprattutto delle donne.

Margherita: sono le ragazze a fare il primo passo, sempre

Da due anni vivo immersa nelle parole e nei pensieri delle mille ragazze che insieme ad altre donne abbiamo intervistato per ascoltare Cosa pensano le ragazze. La magnifica storia di Alessia Deglincerti, partita da Parma per scoprire, a New York, in che terra possono crescere e fiorire gli embrioni di un essere umano fuori dal ventre materno somiglia a così tante delle storie di ragazze che abbiamo sentito, che inseguono un'idea, che vedono qualcosa che gli altri non vedono ma vanno perché sanno che c'è. L'ostinazione, la forza, l'allegria con cui queste ragazze di 20, 40, 60 anni cambiano il mondo e intanto si innamorano, traslocano, curano le piante e i genitori malati, aiutano i figli nei compiti e preparano la merenda per la gita senza mai dire non posso, non ho tempo ma semplicemente facendolo è la stessa ostinata forza con cui Sara, 39 anni, Valentina, 43, Michela, 29, hanno ascoltato da un medico la notizia - "è un tumore, signora" - e sono tornate a casa pensando già per strada come lo vinco, perché devo vincerlo. Devo mettere al mondo i figli, non devo addolorare i padri. Sono nati, infatti, dopo, i loro figli: Agnese, Agata, Anna, Andrea e Alessandro sono nati dopo il cancro. Pensati nel tempo verticale, quello in cui ci si cura e intanto si apparecchia il futuro.

LEGGI Più di un milione di clic per le donne dal vero

Delle ragazze che ci mandano i loro video, sollecitate a farlo da quelli che trovano online e in cui si riconoscono, molte raccontano storie di dolori, di malattie sconfitte. La condivisione è una cura, la parola è una terapia. Le ragazze sono molto brave a condividere, non hanno paura di perderci. È anche per questo che "cosa pensano le ragazze" diventa spesso cosa fanno, insieme, le ragazze. Qualunque età abbiano, il futuro è nei loro ricordi e nei loro progetti, nelle loro mani.

Elisa, ho attraversato il male: il segreto è condividere