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Rick Moody: "Welcome To The Hotel America"

Intervista allo scrittore, che nel nuovo libro svela le inquietudini contemporanee attraverso le recensioni online di alberghi: "Il web è il nuovo realismo letterario"
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"Scrivi una recensione su questo schifo". L'ultimo libro di Rick Moody è nato così. "Stavo lavorando a un romanzo tradizionale, dal 2009. Ero a quasi 250 pagine. Una mattina, però, mi sono svegliato nel panico. Andava bene per una famiglia borghese inglese del XIX secolo. Non per il nostro". E quindi? "Un giorno ero con mia moglie a Bergen, in Norvegia. Cercavamo un hotel a buon mercato. Siamo finiti in una catapecchia. E allora mi ha costretto a pubblicarne la recensione su Internet".

Hotel del Nord America è l'opera ultima dell'autore della Tempesta di ghiaccio. Che è tornato in libreria con un audace romanzo epistolare. Una "Lonely Planet" di hotel spesso brutti, sporchi e cattivi, dove si respira malinconia e uno humor sommesso ma irresistibile. Una pila di emozioni aguzze, che rimanda a Chaplin, W. C. Fields e Beckett: "Perché solo nel solco tra tristezza e commedia la letteratura …
"Scrivi una recensione su questo schifo". L'ultimo libro di Rick Moody è nato così. "Stavo lavorando a un romanzo tradizionale, dal 2009. Ero a quasi 250 pagine. Una mattina, però, mi sono svegliato nel panico. Andava bene per una famiglia borghese inglese del XIX secolo. Non per il nostro". E quindi? "Un giorno ero con mia moglie a Bergen, in Norvegia. Cercavamo un hotel a buon mercato. Siamo finiti in una catapecchia. E allora mi ha costretto a pubblicarne la recensione su Internet".

Hotel del Nord America è l'opera ultima dell'autore della Tempesta di ghiaccio. Che è tornato in libreria con un audace romanzo epistolare. Una "Lonely Planet" di hotel spesso brutti, sporchi e cattivi, dove si respira malinconia e uno humor sommesso ma irresistibile. Una pila di emozioni aguzze, che rimanda a Chaplin, W. C. Fields e Beckett: "Perché solo nel solco tra tristezza e commedia la letteratura si arricchisce ", spiega dalla sua casa di New York. Moody, che oggi ha 54 anni e ammette di soffrire di una cronica "delusione semantica ", un'impotenza a trovare sempre le parole giuste: "E sarà così fino alla fine. In vita è impossibile fare di meglio ". Il protagonista di Hotel del Nord America è Reginald Edward Morse, prima broker fallito poi "oratore motivazionale". Con sua moglie K., Reginald visita alberghi americani (e non solo) per recensirli sul suo sito Internet. Tra una stanza e l'altra c'è tutta la sua vita, falsamente inutile. Il risultato è un'opera un po' manzoniana - manoscritto ritrovato, autore scomparso - e una terza via tra Cheever e Updike, che dice addio al sogno del grande romanzo americano: "Non significa più niente, oggi. La stagione dei Mailer e dei Roth è finita, come quelli che cercavano di imitarli ", sostiene Moody. Che aggiunge: "L'unico romanzo che potrebbe rivendicarla è I Hotel di Karen Tai Yamashita, il più eccelso massimalismo letterario dopo Infinite Jest di D. F. Wallace".

Ma poi lei l'ha scritta quella recensione, signor Moody?
"Sì. Ma soprattutto mi sono accorto che c'era un mondo parallelo dedicato a questa attività. Allora ho capito: era la forma migliore per descrivere la contemporaneità. La più realistica".

Cos'è il realismo oggi?
"David Foster Wallace diceva che nei romanzi non c'è realismo se non c'è la televisione. Allo stesso modo, un romanzo oggi non può ignorare la vita online. Se non lo fa, è irreale, fallisce il suo compito culturale. Hotel del Nord America descrive la frammentarietà del web, delle nostre identità online. Dove ci comportiamo in tanti modi diversi. Perciò diventiamo sempre più effimeri".

Come è cambiato il ruolo della letteratura in questo mondo digitale?
"C'è un'energia furiosa della scrittura online, dai blog alle produzioni letterarie: certamente più democratica, perché succhia potere alle grandi case. Ma con un linguaggio minore".

E il ruolo dello scrittore?
"La scrittura online lascia sempre un alone evanescente. I compensi sono minori. E la vita di un autore diventa molto più difficile".

Questo anche nel confronto con il lettore, prima pressoché inesistente, non trova?
"Il 99% delle interazioni online sono spazzatura. Solo invettive, offese, inutilità. Il resto è di qualche interesse, stimolante. Sono stato online, ma ora basta. Accetto di parlare solo a un tavolo".

Nel frattempo, le recensioni online, come nel suo romanzo, spopolano per ogni prodotto, dai libri agli alberghi. Cosa ne pensa di questo "alveare"?
"Le recensioni "ufficiali", come quelle dei giornali o dei media convenzionali, diventano sempre più rare. E questo è davvero triste. Certo, online ci sono riviste letterarie interessanti. Ma, principalmente, le cose virali sono inutili o di scarsa qualità. Oggi nella democrazia del web non vince la qualità, ma la quantità".

Come accenna nel suo romanzo, nella nostra epoca sparire è un atto rivoluzionario?
"Ovviamente. Anche perché le tracce che lasciamo online sono così contraddittorie, incomplete e paradossali che è meglio eclissarsi. Perciò in Hotel del Nord America scompaio come narratore. E il Rick Moody del libro non è affatto il vero Rick Moody. È solo un personaggio paradossale".

Come scrive nel libro, di noi in Internet resteranno solo schizzi tragicomici?
"Chissà. Online c'è molto poco di tragicomico. Si prendono quasi tutti così sul serio. Ma la spersonalizzazione e la frammentazione fa sempre più danni. E quindi di noi rimarranno scarabocchi, non disegni".

Il protagonista Reginald è l'uomo medio americano di oggi, preda di una compulsione nomade?
"Sì. È l'irrequietudine del borghese buttato fuori dalla società durante la crisi del 2008: l'addio a speranze e progetti. Quello che sta succedendo in Occidente, dalla Brexit a Donald Trump, è proprio questo: persone, soprattutto bianche, che si sono risvegliate in un incubo, afflitte da recessione, immigrazione, globalizzazione. Ogni giorno si sentono sempre più inutili. Non a caso, qui in America, il tasso di mortalità tra le persone di mezz'età bianche è salito vertiginosamente".

Secondo lei Trump può davvero diventare presidente?
"Non lo credo. Sarebbe un atto di irresponsabilità inaudita. Ma nessuno credeva neanche alla Brexit. Il populismo non è ideologia ma emozione. E non è un caso che molti sostenitori di Sanders voterebbero per Trump o ce l'abbiano con la Clinton. I social network aumentano la percezione dell'irrealtà, gonfiano queste false ideologie. E favoriscono i radicali come Trump e Sanders. Oggi tutto è possibile".

Oggi le periferie, dove lei è nato, vengono considerate i roventi epicentri della rivolta contro l'establishment.
"Già. Anche in America la situazione sta precipitando. Le periferie statunitensi stanno diventando più povere. Niente lavoro, valore delle case crollato. E questo è insostenibile. Un tempo nelle periferie americane c'era una comunità. Ora è tutto sfarinato. Chi può scappa in città e lascia un vuoto incolmabile di inutilità e indigenza in cui prospera il populismo. Stiamo diventando come voi".