Cultura

Palazzo Te, il "Sogno mantovano" si rinnova

Al via la seconda parte di uno degli eventi artistisci più interessanti del programma per l'anno da Capitale Italiana della Cultura 2016. L'idea è quella di far dialogare gli spazi storici dell'edificio con la contemporaneità

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“La poesia è restituire alle cose, fra le quali viviamo, e agli esseri con cui viviamo, la pienezza della loro presenza a se stessi.”
Yves Bonnefoy

Così, recita il verso di una poesia dell'autore francese, contenuta nella rassegna dal titolo “Un sogno fatto a Mantova”, stesso nome preso in prestito dall'esposizione ospitata ora nello splendido Palazzo Te, che propone solide presenze, piuttosto curiose da incontrare in questi spazi. Infatti, un rinoceronte staziona nel primo cortile della villa giuliesca, mentre un ghepardo passeggia per i giardini dell’esedra e un cavallo bianco sbuca da dietro l'entrata di una delle sale interne. Ecco che l'antico incontra il presente e vengono presi per mano da filiformi presenze, già molto note.

“Un sogno fatto a Mantova” è decisamente uno degli eventi più intensi nel programma di Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016. Pensato da Cristiana Collu, direttrice della Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e membro del Comitato scientifico del Centro Palazzo Te, con la cura di Saretto Cincinelli, è un progetto espositivo che si è compiuto in due fasi: la prima è stata inaugurata lo scorso 11 giugno, e la seconda ha da poco preso il via e si concluderà il 13 novembre 2016. La prima sezione ha proposto opere di artisti storici, protagonisti della scena internazionale e artisti emergenti. Le sculture femminili nella sala dei Cavalli, Femme de Venise VI e Grande donna, sono lavori di Alberto Giacometti, mentre la scultura Fall III dell’inglese Antony Gormley, presenta la trasformazione geometrizzata del corpo stesso dell'artista. Alcuni video con teorie di persone pensanti, Parade e Dance, del belga Hans Op de Beeck, spiazzano con la loro lettura del presente e cercano un contatto con animali feroci, quattro opere a grandezza naturale realizzate da Davide Rivalta, che arrivano da esperienze fotografiche fatte durante safari africani. La seconda parte del progetto, inaugurata il 6 settembre, ha aggiunto  invece lo sguardo e l’opera di Ettore Spalletti e nello spazio delle Fruttiere, ha sommato la richezza delle ricerche artistiche di Paola Di Bello, Armin Linke, Paolo Meoni, Luca Pancrazzi, Barbara Probst, Luca Rento, Grazia Toderi, Eulalia Valldosera.

«Non è una mostra - ha sottolineato Baia Curioni direttrice del Centro Te, durante la presentazione alla stampa -, è una sperimentazione espositiva. È come quando ci si alza la mattina dopo un sogno, i cui frammenti, inizialmente non collegati, gradualmente si ricompongono. E così, un luogo come Palazzo Te, talmente bello da essere un’autolegittimazione del potere, può essere visto con occhio diverso: le opere creano uno spazio attorno a loro, mostrando una dimensione altra della potenza». La costruzione di uno spazio temporale in cui dialogano presente e passato è sempre una sfida interessante: «Relazionarsi con l’arte del passato è più facile - continua a spiegare il presidente del Centro Te - più difficile è farlo con l’arte contemporanea, magari commentando “questo ero capace di farlo anch’io”. Più difficile ancora se le due arti vengono collegate. Superare questa diffidenza è però possibile, come ha dimostrato anche la mostra di Stefano Arienti, precedente produzione che ha dato il via a questa nuova fase espositiva del Palazzo».

Soddisfatto dell'esperimento artistico anche il sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, che ha sottolineato: «Quando si governa una città capolavoro come Mantova, ci si chiede cosa si possa fare di più, o se sia meglio limitarsi alla valorizzazione e conservazione dell’esistente. Ebbene, io credo che non si debba solo contemplare e conoscere la città, bisogna provare a rileggerla. E il grande sforzo che il nuovo Centro Te sta facendo, va in questa direzione».