La presidente della Fondazione Torino Musei, Patrizia Asproni, anticipa la sua proposta di creazione del centro europeo sul futuro degli istituti culturali, in vista di "Vision 2026", nel capoluogo piemontese dal 16 settembre
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Le risposte, forse, potrebbero arrivare dai musei. Si tratterebbe di responsi su quesiti importanti e sarebbero riscontri ragionati, studiati, elaborati, pensati tenendo conto di diversi fattori, sondando differenti settori che spesso non dialogano, dall’arte, alla scienza e alla tecnologia, passando per l’innovazione, perché il futuro dei musei è fatto proprio della sinergia di tutte queste discipline e saperi.
Si muove in questa direzione “Museum Vision 2026”, iniziativa-workshop il cui primo appuntamento si è tenuto lo scorso giugno a Torino, con un evento di due giorni organizzato dalla Fondazione Torino Musei insieme all’università Singularity University di Ginevra e che torna il 16 settembre a Palazzo Madama (uno dei quattro spazi di Torino Musei).
Torino, i musei guardano al futuro
Sono nuovamente in programma una serie di conversazioni tra esponenti di diversi settori che si interrogano, tra le altre cose, anche sul futuro dei musei: questa volta intervengono Stefano Micelli, docente all’università Ca’ Foscari (già autore del libro “Futuro Artigiano”) e Fernando Ferroni, presidente dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Due nomi che vengono da mondi agli antipodi ma che potrebbero essere complementari insieme a tante altre discipline, tra cui la tecnologia, da intendersi come integrata all'arte e alla scienza.
Le reciproche influenze tra saperi sono il futuro secondo Patrizia Asproni, esperta di management culturale e di industrie creative, che presiede la Fondazione Torino Musei, Confcultura e la Fondazione Industria e Cultura di Confindustria. Proprio Patrizia Asproni è stata la prima a proporre la costituzione di un Centro Europeo sul futuro del Museo.
Di cosa si tratta?
"L’ “European Center for the Future of Museums (ECFM)” è un centro pensato dalla Fondazione industria e cultura. Già oggi i musei sono diventati luoghi della memoria e laboratori con un database gigantesco del futuro: tutto quello di cui c’è bisogno per leggere scenari del futuro. Negli Stati Uniti sono già avanti in questo senso e anche noi abbiamo già iniziato, l’Italia per la sua storia è il Paese miglior candidato a livello europeo".
Quali saranno i tempi, i costi e i luoghi per la realizzazione del Centro?
"Sarà un luogo di innovazione, di impatto, anche “smaterializzato”, più una piattaforma che colleghi i vari contenitori di idee. Siamo già al lavoro, il 2017 è l’anno giusto, ci sono già delle candidature per le sedi".
Patrizia Asproni Sedi Torinesi? Strutture già esistenti o realizzate ex novo?
"Non solo Torino, stiamo valutando diverse candidature"
Il museo del futuro sembra profilarsi più come una hub culturale, che produce quindi più che espone.
"L’European Center for the Future of Museums va in questa direzione. Il centro produrrà anziché esporre. Produrrà idee, analisi e studi, produrrà dati, paper e possibilità di decodificazione delle culture più diverse, tra cui quelle islamiche. Sarà un osservatorio sulle tendenze globali. Quello che è successo con la recente distruzione di Palmira ci ricorda quanto è importante il patrimonio culturale nei popoli. La distruzione di vestigia storiche significa quindi distruzione dei popoli: è necessario studiare la consapevolezza di azioni e gli impatti che esse hanno nel mondo della cultura. Il centro dovrà aiutare a capire quali decisioni prendere".
Quali sono i Paesi e i modelli di centri già esistenti che vengono presi come modelli da seguire?
"In Svezia hanno un ministero del futuro: è affidato a una donna che sta studiando scenari per capire cosa succederà anche in ambito culturale, proprio come farà il Centro.
In America hanno già il Center for the future museum, all’interno dell’American Alliance of Museum. A Dubai c’è il Museo del Futuro. In Brasile c’è il Museo del domani. È proprio quest’ultimo quello più affine, un museo che prende in considerazione ecosistema, paesaggio e beni naturali, che rappresentano anch’essi un patrimonio legato al futuro".
Che parte avrà la didattica nel centro?
Sarà una parte fondamentale: la didattica, l’università e la scuola sono formatori, come il museo, di nuovi codici. La parola chiave è "learnimg ecosystem": ci sarà una stretta collaborazione con scuole e atenei