Dylan Dog, ecco 'Dopo un lungo silenzio', Tiziano Sclavi torna a scrivere
A nove anni di distanza e in concomitanza con i festeggiamenti per i trent’anni dell’Indagatore dell’Incubo, Tiziano Sclavi torna alla sceneggiatura con 'Dopo un lungo silenzio', n. 362 di 'Dylan Dog', in edicola dal 28 ottobre. Una storia che affronta due temi molto intimi sia per l’autore sia per l’Old Boy: l’alcolismo e la solitudine. Un’opera i cui disegni sono stati affidati a Giampiero Casertano, storico e amato illustratore del personaggio che con Sclavi ha realizzato capolavori come 'Attraverso lo specchio', 'Memorie dall’invisibile', 'Dopo Mezzanotte' e 'La casa degli uomini perduti'. La storia: Dylan Dog è un uomo che non può più bere, perché è stato alcolizzato, ma quando conosce Crystal, pian piano, ci ricasca. Owen Travers è un uomo che beve da quando l’adorata moglie se n’è andata. Dylan viene ingaggiato da Owen perché il fantasma della moglie morta continua ad abitarne la casa. Ancor prima di raggiungere le edicole italiane, 'Dopo un lungo silenzio' è già diventato un albo da collezione, tanto è stato atteso e sperato il ritorno di Sclavi alla scrittura. Questa storia, che affonda la lama nel cuore di tenebra degli esseri umani, sarà celebrata anche due edizioni da libreria. Pochi giorni dopo l’uscita in edicola, in anteprima a Lucca Comics & Games e dal 3 novembre in libreria, arriverà il volume di 'Dopo un lungo silenzio', un’edizione speciale, in grande formato e con molti contenuti extra, tra cui la sceneggiatura completa della storia. Ma non è tutto: presso i Mondadori Store è in vendita l’esclusiva giftcard caratterizzata da un disegno di Giampiero Casertano che, dal 5 novembre, darà diritto all’edizione di 'Dopo un lungo silenzio', in formato gigante con copertina esclusiva per Mondadori Store firmata proprio da Giampiero Casertano.
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"È una leggenda appunto. Nessun litigio, testimoni Mauro e Cristina. Direi un'amabile insistenza. Anzi quasi una seduzione visto che Roberto per convincermi mi ha fatto tanti e tali complimenti da mettermi in imbarazzo. In ogni caso non è stato determinante: si vede che dopo tanto tempo era venuto il momento. Tutto qui. Ma non sono un bastian contrario: se mi viene lo faccio, altrimenti no".
È vero che dopo una settimana ha mandato questa sceneggiatura a Roberto con scritto: "Sei il mio curatore, curami"? L'ha curata?
"Non dopo una settimana, magari fossi così veloce. Ma la frase è giusta. E la sceneggiatura l'ho mandata contemporaneamente anche a Mauro, chiedendo il suo consiglio. Tutti e due mi hanno 'curato' e grazie ai loro suggerimenti ho riscritto molte tavole, tagliando, ricucendo e aggiungendo".
È stato faticoso?
"Molto. Così come lo è stata l'altra storia che adesso sta illustrando Stano. E poi ne avevo iniziato una terza ma dopo venticinque pagine mi sono bloccato: avevo trovato una chiave bellissima, ero molto contento e... poi l'ho persa, svanita, dimenticata. E così sono tornato a fare il pensionato".
Questa storia parla anche di fantasmi. I fantasmi sono molto importanti per lei. Può raccontare come nasce questo interesse?
"I fantasmi sono da sempre la cosa che mi fa più paura, non so perché. Il mio terrore più grande è, come in Io sono Helen Driscoll di Matheson, di svegliarmi di notte e vedere ai piedi del letto una donna vestita di nero, un'ombra nel buio. Ma questa storia è diversa: qui il fantasma non è una presenza più o meno terrificante, ma un'assenza. L'assenza di una persona che il protagonista ha amato e ama ancora. Io, come credo tutte le persone di una certa età, di assenze ne ho tante. E tutte le sere parlo con i miei fantasmi, esseri umani o animali che siano, gli chiedo perdono e molto spesso piango".
Davvero lei non hai mai avuto un'esperienza paranormale o conosciuto gente che l'ha avuta?
"Mia moglie Cristina ne ha avute parecchie, compresi infausti sogni premonitori. Io solo una e non sono neanche sicuro che sia vera. Potrebbe intitolarsi Il carretto fantasma. Da bambino vivevo in un paesino dell'Oltrepò Pavese. Nel cortile c'era una grande buca dove si gettava l'immondizia e una volta ogni tanto veniva un uomo con un carretto trainato da un asino e la svuotava. Il cortile era di ciottoli e quindi il carretto produceva un rumore inconfondibile. Una sera ero a letto, era tardi, e ho sentito il carretto giù da basso. Non ci ho fatto molto caso, solo che la sera dopo l'ho sentito di nuovo e così per molte sere. Alla fine l'ho detto a mia mamma e lei mi ha detto che era impossibile, che l'uomo che svuotava la buca veniva al massimo una volta alla settimana e non certo a quell'ora di sera. Da allora in poi l'ho sentito tutte le sere e ho avuto paura. Quando ci siamo trasferiti vicino a Pavia ero contento anche perché non l'avrei più sentito. E il cortile era asfaltato. Ma la prima notte che dormivo nella nuova casa eccolo ancora, quel rumore di zoccoli e ruote sui ciottoli. E poi basta, non è più tornato. Era venuto a salutarmi per l'ultima volta".
Come concilia questo col fatto che nella storia c'è anche un riferimento al Cicap, l'associazione che indaga sui presunti fenomeni 'paranormali' di cui se non sbaglio lei fai parte?
"È nato tutto più di vent'anni fa, quando ho conosciuto Massimo Polidoro, segretario del Cicap, saggista e narratore. Non ricordo perché ci siamo incontrati, fatto sta che siamo diventati molto amici. E da allora ho letto gran parte delle pubblicazioni del Cicap e di altri editori scettici, e ho scoperto che i misteri sono affascinanti ma le loro spiegazioni scientifiche lo sono forse ancora di più. E riguardo al paranormale sono perfettamente d'accordo col Cicap: va benissimo per storie di fantasia, ma non bisogna spacciarlo per vero. E comunque essere scettici non vuol dire uccidere la speranza, anzi. Tutti nel Cicap sperano di trovare un giorno un vero soggetto ESP, o di vedere un fantasma, o che un UFO atterri in piazza del Duomo. Finora non è mai successo, ma chissà".
Viaggio a casa di Dylan Dog: cimeli, incubi e segreti di un fumetto cult
"Non parliamo dei miei genitori che mi hanno messo al mondo col solo scopo di rovinarmi la vita e ci sono perfettamente riusciti, almeno fino a quando non ho avuto quarant'anni e ho incontrato Cristina. Quanto ai genitori di Dylan, raccontare il suo passato è una cosa che vorrei non aver mai fatto; ci sono tanti personaggi che ho inventato e che adesso detesto, per esempio lord H. G. Wells: non mi piace, lo odio. Il passato di Dylan, i suoi genitori, avrebbero dovuto restare nel mistero, ognuno se li sarebbe dovuti immaginare come voleva".
Che lavoro facevano i suoi genitori?
"Mio padre il segretario comunale, mia madre insegnante".
Nel suo Dylan le mamme sono spesso cattive.
"La mia era un genio del male".
La storia di Dopo un lungo silenzio affronta un tema che la tocca molto da vicino: l'alcolismo. Il suo racconto è bellissimo e fa venire i brividi più di qualsiasi mostro. Come mai ha voluto raccontarlo?
"Ce l'avevo in mente da decenni. Sono un alcolista e grazie agli Alcolisti Anonimi non bevo dal 1987, a parte una sciagurata ricaduta (ma gli AA usano il termine 'scivolata') nel 2000, da cui sono uscito grazie a Cristina. In parte ne avevo già parlato nel mio romanzo Non è successo niente, ma ci tenevo a testimoniare ancora, per un pubblico più vasto, il mio amore per gli Alcolisti Anonimi. Non so se l'ho fatto bene: è un tema che avrebbe richiesto molte più pagine di quelle di un albo a fumetti e probabilmente un narratore migliore. Ma ci ho provato".
Come è avvenuta la 'scivolata'?
"In pratica tutto quello che ho scritto fino al 1987 l'ho scritto da ubriaco. L'alcolista non può permettersi di bere niente, mai. Io sono scivolato in un periodo in cui stavo molto bene: assaggi due dita di vino dolce, una birra analcolica - sono terribili le birre analcoliche - e senza che te ne rendi conto ci ritorni dentro. Io sono uno che diventa dipendente da tutto, da tutto. Adesso sono dipendente dalla Coca Cola, per non parlare delle sigarette...".
Quanto fuma?
"Adesso sono due pacchetti al giorno. In passato sono arrivato a fumarne anche cinque. Ma sa qual è la cosa che mi fa più arrabbiare? Mauro, per esempio, se va a mangiare una pizza e si beve una birra non ha problemi, è capace di dire di no. Se invece lo faccio io, non riesco a fermarmi, ne bevo dieci. Ma perché lui sì e io no? Il problema di tutti gli alcolisti è che all'inizio hanno un periodo buono in cui l'alcol sembra aiutarti apparentemente senza effetti collaterali. Per me è durato tantissimo, qualcosa come quindici, vent'anni considerando che ho incominciato a bere quando ero ancora a scuola. Solo che, prima o poi comunque il periodo buono finisce. E arriva il disastro".
Quando è stata la prima volta?
"La prima volta in assoluto credo sia stata a quattro, cinque anni. Da noi nell'Oltrepò si faceva il vino, che prima di essere tale è mosto. Il mosto era buonissimo. Una volta ne ho bevuto tanto che poi ho dormito per due giorni di fila. Che dire, forse era un destino...".
L'altro tema importante del suo racconto è il silenzio: c'è un continuo gioco di riferimenti a riguardo. Cosa è per lei il silenzio?
"Dipende. Il silenzio può essere una solitudine assordante e io l'ho provata. Oppure può significare, come qui nel bosco in cui abito, pace. Nella storia è sinonimo di disperazione che può risolversi solo con la morte".
In questo racconto ho trovato molti riferimenti anche a Non è successo niente, che lei mi regalò. Quanto è stato importante quel libro?
"Quanto tutti gli altri, tutti tentativi patetici. Sono contento che siano finiti al macero e che oggi siano introvabili. E dato che di quasi tutti possiedo i diritti impedirò a chiunque di ristamparli".
Anche in quel caso non ha avuto timore di raccontare molti particolari della sua vita, dall'alcolismo alla depressione fino all'elettroshock.
"Sì, in parte è vero, ma è pur sempre un romanzo di fantasia. Attenzione a non credere a tutto quello che ho scritto. Un aneddoto: per un altro mio romanzo, Il tornado di Valle Scuropasso, il critico di non so più che giornale ha scritto una cosa tipo: 'Questo non è un libro, è un grido di dolore. Qualcuno aiuti l'autore'. In realtà ero in un periodo della vita sereno e felice".
La copertina di Dopo un lungo silenzio è tutta bianca: come è avvenuta questa scelta?
"È stata un'idea di Recchioni. Prima voleva metterci solo la mia firma ma sono contento che abbia rinunciato, sarebbe stato un po' megalomane".
Credo, per la prima volta nella storia di Dylan, non ci saranno solo disegni ma anche immagini. Immagini di fantasmi. Da dove vengono?
"Sono foto tratte dal libro di Polidoro, che viene citato nella storia, e che sono state prese da Internet. Basta googlare 'foto di fantasmi' e ne trovi quante ne vuoi. Tutti finti ovviamente".
In realtà lei ha scritto non una, ma due sceneggiature e mezzo: perché mezzo? Quando usciranno?
"Neanche mezzo, solo una ventina di tavole. Poi mi sono bloccato, non sapevo come andare avanti. Quindi sono tornato a fare il pensionato".
Bob Dylan ha vinto il premio Nobel per la letteratura. È giusto?
"Giustissimo, anche se io non conosco bene l'inglese e non posso dare un giudizio sulle canzoni ma il principio è assolutamente corretto".
Cos'altro ascolta?
"In questo periodo niente. Forse perché non voglio disturbare il silenzio del bosco".
Non c'entra niente vero Bob Dylan con il suo personaggio?
"No, assolutamente. Viene da Dylan Thomas e da un romanzo di Spillane, Dog figlio di, che ho visto nella vetrina di una libreria ma non l'ho mai né comprato né letto".
Dylan Dog, i 30 anni si celebrano con 'Mater Dolorosa', la copertina è di Zerocalcare
I festeggiamenti per i trent’anni dell’Indagatore dell’Incubo, il celebre Dylan Dog creato da Tiziano Sclavi, continuano: Zerocalcare è infatti l’autore scelto per la realizzazione della variant cover di 'Mater Dolorosa' - che vi sveliamo in anteprima in questa galleria insieme ad alcune tavole - il numero 361 di 'Dylan Dog' attualmente in edicola. La storia è stata scritta da Roberto Recchioni e disegnata da Gigi Cavenago. L'edizione speciale, con contenuti extra e stampata in tiratura limitata, sarà disponibile presso il padiglione Sergio Bonelli Editore (piazza Antelminelli) di Lucca Comics & Games, in programma dal 28 ottobre all'1 novembre. Il festival quest'anno ha stretto una importante partnership con 'La Repubblica' che realizzerà interviste, incontri, dirette video Facebook, fotogallerie e molto altro. "Per molti versi Michele Rech, in arte Zerocalcare, è il Dylan Dog di questi anni: autore di un fumetto capace di intercettare il sentire comune del momento presente e di raccontarlo splendidamente", ha commentato Roberto Recchioni, curatore editoriale di 'Dylan Dog' e sceneggiatore di 'Mater Dolorosa'. "L'incontro tra Dylan e Zerocalcare era in qualche maniera inevitabile ed è avvenuto in occasione di un compleanno importante", ha aggiunto Recchioni. 'Mater Dolorosa' è un racconto di amore e sofferenza che rivela alcuni segreti del passato e del presente di Dylan. Un albo dove ritroviamo personaggi ed elementi classici della vita dell’Indagatore dell’Incubo come Morgana, Xabaras, il galeone, il siero della vita eterna, i morti viventi ma anche elementi i più recenti come John Ghost e Mater Morbi. I festeggiamenti per i trent’anni di Dylan Dog proseguono con l’arrivo in edicola, il 29 ottobre, di 'Dopo un lungo silenzio', che segna il ritorno alla sceneggiatura di Tiziano Sclavi con una storia disegnata da Giampiero Casertano e a Lucca Comics & Games con i volumi da libreria 'Dopo un lungo silenzio' e 'Dylan Dog Diary', con la 'Dylan Dog Experience' e molto altro.
"Per me quello è l'inferno: io in mezzo a 500mila persone? È una follia. Ho paura della folla".
Però so che un tempo ci andava con la mamma.
"La prima volta sì, ero piccolo, poi da solo. Era tutto nel teatro del Giglio con due o tre bancarelle davanti e basta".
A Lucca quest'anno ci sarà anche un'altra persona che non ama molto andare in giro: Francesco Guccini. Racconterà il suo amore per il fumetto in un incontro con Milo Manara. So che lei lo ama molto...
"Guccini è tutto per me. Sapevo a memoria moltissime delle sue canzoni. Il primo che mi ha fatto scoprire che non esisteva solo Sanremo è stato De André, poi c'è stato Guccini. Una volta mi ha anche telefonato ma purtroppo, incredibilmente, non ero in casa. Mi ha lasciato un messaggio di ringraziamento sulla segreteria per una lettera che gli avevo scritto".
Non l'ha richiamato?
"No. Non avevo il numero. E comunque non l'avrei fatto".
Un altro ospite sarà Frank Miller, l'uomo che ha cambiato la storia dei supereroi con il suo graphic novel Il ritorno del Cavaliere Oscuro. Anche lui ha avuto seri problemi con l'alcol tra l'altro. Lo ha letto?
"No, non ho mai letto niente legato al mondo dei supereroi, il mio mondo era quello del fumetto francese. Ho visto i film di Nolan: il primo mi è piaciuto gli altri due li ho trovati insostenibili".
Sono di Miller anche Sin City e 300.
"Sin City non mi è dispiaciuto, 300 è un bel film ma fascistoide".
I famosi graphic novel?
"Qualcosa leggo. Ultimamente ho letto Lo scultore di Scott McLoud e mi è piaciuto molto. Leggo Zerocalcare: è bravissimo e certe volte mi fa davvero morire dal ridere".
È soddisfatto del nuovo corso di Dylan Dog?
"Sì, assolutamente".
Continua a non leggere i giornali?
"No, da diciassette anni non guardo la tv se non i film in dvd, non leggo i giornali e non ascolto la radio. Qualcosa mi dicono Mauro o Roberto".
Lei sa chi è Renzi?
"Lo so ma non so che faccia ha".
I candidati delle elezioni Usa?
"So che sono Trump e la Clinton. L'America fa schifo".
Trent'anni di Dylan, l'avrebbe mai detto?
"Figuriamoci. All'inizio non avrei scommesso neanche su un anno solo, temevo che avrebbe chiuso dopo pochi numeri".
Un po' di nostalgia?
"Nessuna. Non rileggo mai le cose che ho scritto perché so che me ne vergognerei. Io ho nostalgia solo del futuro".
E allora nel futuro cosa succederà?
"Non lo so. Altri trent'anni...?".
Un saluto. Cagnolini ululanti. Prato. La porta automatica si chiude alle nostre spalle. Silenzio.