Milano gli ha aperto le porte del MUDEC, il nuovo Museo delle Culture, fino al 26 febbraio, con una ricca retrospettiva che racconta l’essenza della sua poetica, che è appunto la contaminazione tra arte e vita. Oltre 100 lavori, in gran parte provenienti da una imponente collezione privata, la Yosef Mugrabi iniziata quando l’artista era ancora vivo, insieme ad altri prestiti, permettono un percorso in cui si incontrano alcune opere note e altre totalmente inedite.
Basquiat a Milano, la grande mostra al MUDEC
"Jean Michel Basquiat" la mostra al Mudec – Museo delle Culture di Milano, fino al 26 febbraio 2017,celebra uno dei più importanti esponenti della street art americana, scomparso nel 1988 a soli 27 anni.
La mostra, a cura di Jeffrey Deitch e Gianni Mercurio, espone quasi 100 opere provenienti da collezioni private e attraversa la breve ma intensa carriera di Basquiat
“Jean Michel Basquiat è stato il primo artista nero famoso della storia dell’arte in un periodo in cui la discriminazione razziale era più forte di quella che esiste ancora oggi negli Stati Uniti, di cui leggiamo quasi quotidianamente sui giornali”, ha sottolineato Gianni Mercurio che ha curato la mostra insieme a Jeffrey Deitch. Quindi, nel suo lavoro approfondì attraverso l’orgoglio e la rabbia, quei valori primitivi che erano propri delle cultura africana, andando oltre gli esiti formali, oltre la superfice, rielaborandoli e portandoli dentro la sua poetica da writer. Diversamente da come avevano fatto gli artisti delle avanguardie, tra cui gli amati Matisse o Picasso, non si limitò ad appropriarsi delle forme senza scandagliarne la conoscenza: Basquiat fece sua quella cultura, comprendendola a fondo.
“E’ profondamente sbagliato affiancare Basquiat ai graffitisti, come del resto lo stesso errore viene fatto per il suo amico Keith Haring, che ha avuto una vita molto simile”, ci ha spiegato il curatore, “con i graffitisti condivideva lo stile di vita e una cultura quasi tribali, nell’ultimo periodo della storia dell’arte in cui gli artisti hanno vissuto questa dimensione di condivisione totale, di scambi. Infatti, dopo gli anni ‘80 a causa principalmente del mercato, cambia l’attitudine degli artisti a scegliere atteggiamenti collettivi e i percorsi sono quasi tutti individuali”. Evidente invece, il confronto con il movimento del riscatto dell’arte americana, l’Espressionismo astratto. Infatti, nelle sue opere padroneggia il linguaggio espressionista e carica la tela di forza istintiva e di emozioni estreme.
Il rapporto con Andy Warhol fu di adorazione. Nato a Brooklyn, il 22 dicembre del 1960 da padre haitiano, lascia gli studi presto, cercando di guadagnarsi da vivere vendendo cartoline da lui decorate. Le stesse che provò a far acquistare anche al re della Pop Art, che dopo averlo snobbato si accorse del suo potenziale e in breve tempo divennero anche grande amici. Graffitista solo in apparenza, in realtà scriveva poesie di strada sulla tela, con ritmi sincopati che avevano dei legami con la musica Hip Hop e con il Jazz, fra rappresentazioni crude e stilizzate. Nonostante la profonda differenza espressiva tra i due, Warhol seppe intravvedere dei punti di contatto tra il suo lavoro e quello di Basquiat. "Erano gli anni ‘80, quelli dell’ascesa del post modernismo e fecero delle 'collaboration' ", ci ha raccontato il curatore, "ma proprio a causa di questo lavoro condiviso e di alcune critiche ricevute, si ruppe quel rapporto quasi paterno con Andy Warhol. Uno dei grandi dispiaceri di Basquiat fu proprio quello di non riuscire a far pace con il suo mentore, prima che questo morisse".
Milano, l'anima di Basquiat invade il Mudec: il backstage
Abbozzi di personaggi disperati con cui voleva ricordare le sue origini, riferimenti al jazz, visioni infantili e semplici pittogrammi; colori portati sulla tela di getto, spesso strizzandovi sopra direttamente i tubetti. E' l'arte dell'americano Jean-Michel Basquiat, uno dei più interessanti artisti della Seconda metà del Novecento, ricordato con una mostra al Mudec-Museo delle Culture di Milano dal 28 ottobre al 26 febbraio. Sono poche le opere prodotte dall'artsita, morto a 27 anni per overdose, e dunque appare eccezionale averne raccolte circa cento per questa rassegna, che per la gran parte provengono dalla collezione dell'imprenditore israeliano Josef Mugrabi. Aveva acquistato diversi lavori di Basquiat dopo averlo conosciuto attraverso Andy Warhol. Poco più che bambino, Basquiat era rimasto colpito dai giovani autori dei graffiti con cui venivano ricoperti i muri delle periferie di New York. Si era così unito a loro. Oltre che sui muri, dipingeva sui materiali di scarto che trovava nelle strade. A notare il suo talento fu lo stesso Warhol, che lo proiettò nell'ambiente artistico della grande città americana