Floreale e modernista. A Reggio Emilia il Liberty all'italiana
di VALENTINA TOSONI
Straordinario viaggio nell'arte di passaggio dall’Ottocento al Novecento. Attraverso più di 300 opere tra dipinti, ceramiche e progetti architettonici, provenienti dai più importanti musei italiani e da straordinarie collezioni private
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Il Liberty è un vasto movimento artistico che, tra fine Ottocento ed inizi Novecento, interessò soprattutto l’architettura e le arti applicate. Prese nomi diversi a seconda delle nazioni, in Francia vinse la definizione di «Art Nouveau», in Germania fu denominato «Jugendstil», in Austria ci fu la «Secessione», in Spagna il «Modernismo». In Italia ebbe inizialmente il nome di «Floreale», per assumere poi il più noto «Liberty», così come veniva chiamato in Inghilterra. Ora Palazzo Magnani a Reggio Emilia, popone fino al 14 febbraio 2017 una ampia e attenta indagine di quel periodo, con la mostra “Liberty in Italia”, che in sette sezioni riunisce circa 300 opere tra dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche e incisioni.
Il Liberty in Italia. La mostra a Reggio Emila
Reggio Emilia presenta nella sede di Palazzo Magnani, fino al 14 febbraio 2017, la mostra: "Il Liberty in Italia". Un'ampia e raffinata indagine sul Liberty in Italia a cura di Francesco Parisi e Anna Villari (catalogo SilvanaEditoriale), divisa in sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche e incisioni
Il Liberty nacque principalmente dal rifiuto degli stili storici del passato nell’architettura, trovando ispirazione nella natura e nelle forme vegetali. Da qui si sviluppò uno stile nuovo, totalmente originale rispetto a quelli allora in voga che si diffuse e contagiò tutti i tipi di espressione artistica. Caratteri distintivi divennero l’accentuato linearismo e l’eleganza decorativa. Nato inizialmente in Belgio, grazie all’architetto Victor Horta, il Liberty si diffuse velocemente in tutta Europa, divenendo lo stile della nuova borghesia in ascesa. Forma e funzione andarono fondendosi, anche grazie alle nuove tecniche di produzione industriale, nuovi materiali quali il ferro, il vetro e il cemento, e per la prima volta si diede spazio a una nuova progettualità: l’industrial design.
“All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – sottolineano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze, quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze moderniste o secessioniste”.
Il percorso della mostra procede per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista, manifesti, illustrazione e incisione. In ognuna viene messo in evidenza soprattutto il dialogo tra opera e processo creativo, cercando di entrare nel “vivo” del fare di un movimento che ha aperto le porte a tendenze e mode che a più di cento anni di distanza, non hanno perso fascino. Seguendo questo schema sono varie le scoperte curiose in cui ci si imbatte, ad esempio c’è modo di conoscere lo scultore Arturo Martini come disegnatore di vasi in ceramica, si scoprono Felice Casorati progettista di una fontana, Vittorio Corcos cartellonista e Umberto Boccioni disegnatore umoristico di alcune vignette per il “Corriere dei Piccoli”.