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La forza di esordire ultraottantenne

La lettura integrale e il commento dell’intera Commedia dantesca era stata un’operazione di grande successo, anche nelle scuole
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Vittorio Sermonti ci ha lasciato poche ore fa ed è difficile pensare che sia finita la grande avventura intellettuale di uno scrittore che aveva trovato la voglia e la forza di esordire, ultraottantenne, con un romanzo,“Se avessero”, con cui aveva anche partecipato al Premio Strega. Sermonti era nato nel 1929. Di recente aveva raccolto in un librone dal titolo emblematico, “Il vizio di scrivere”, alcune tra le moltissime cose che, appunto, aveva scritto: quattordici intrattenimenti verdiani (Sempreverdi), poesie e poesiole tratte da una raccolta che si intitolava “Ho bevuto e visto il ragno”, scritti sulla poesia, anche tecnici, che cioè parlavano di metrica…

Ma tutti ricordano Sermonti per la grande impresa dantesca che gli aveva dato se non la fama una forte popolarità: la lettura integrale e il commento dell’intera Commedia dantesca. Era stata un’operazione di grande successo, anche nelle scuole. Non bisog…
Vittorio Sermonti ci ha lasciato poche ore fa ed è difficile pensare che sia finita la grande avventura intellettuale di uno scrittore che aveva trovato la voglia e la forza di esordire, ultraottantenne, con un romanzo,“Se avessero”, con cui aveva anche partecipato al Premio Strega. Sermonti era nato nel 1929. Di recente aveva raccolto in un librone dal titolo emblematico, “Il vizio di scrivere”, alcune tra le moltissime cose che, appunto, aveva scritto: quattordici intrattenimenti verdiani (Sempreverdi), poesie e poesiole tratte da una raccolta che si intitolava “Ho bevuto e visto il ragno”, scritti sulla poesia, anche tecnici, che cioè parlavano di metrica…

Ma tutti ricordano Sermonti per la grande impresa dantesca che gli aveva dato se non la fama una forte popolarità: la lettura integrale e il commento dell’intera Commedia dantesca. Era stata un’operazione di grande successo, anche nelle scuole. Non bisogna dimenticare che Sermonti aveva anche insegnato negli anni Sessanta al liceo Tasso di Roma e chi lo aveva avuto come professore non lo ha mai dimenticato. All’Università era stato studente insieme a Cesare Garboli , con cui aveva preparato il terribile esame di latino: terribile per la mole dei testi da studiare e da tradurre. Incolonnati vicino alla scrivania di casa Garboli quei libri raggiungevano l’altezza di un bambino. Ma oltre a diventare un lettore finissimo di Dante, Sermonti aveva poi anche tradotto Virgilio e altri classici latini.

Al fondo della sua scrittura, che trova il suo compimento massimo nel frammento, nel racconto breve, c’è sempre la sua autobiografia.  “Se avessero” ritorna agli anni della seconda guerra mondiale e alle vicende di un suo fratello (ne aveva cinque). Il libro che preferiva è però “Il tempo fra cane e lupo” che risale al 1980. Racconta, in una serie di brevi storie, Praga, dove Sermonti era stato come giornalista , all’epoca del “socialismo dal volto umano” e dei carri armati sovietici. Alla fine del “Vizio di scrivere” Sermonti ha raccolto una serie di annotazioni prese nel corso del tempo. Il titolo è “La morte non esiste”. Un titolo perfetto per chi ha, fino all’ultimo, celebrato la gioia e la bellezza del vivere.