Cultura

Le mille sfumature di Elliott Erwitt, la sua visione del mondo a colori

Prima grande retrospettiva a colori del celebre fotografo. A Genova la sua produzione inedita, 130 immagini che rivelano le tinte del suo sguardo
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E' un'occasione da non perdere e non solo per gli amanti della fotografia: per la prima volta in assoluto nel mondo Elliott Erwitt espone le sue immagini a colori, questo succede a Palazzo Ducale di Genova con la mostra "Kolor", dall'11 febbraio fino al 16 luglio. E non solo, è anche la prima volta in assoluto che vengono stampate come copie fine-art, in precedenza erano solo state pubblicate nel libro Kolor del 2013. Sono fotografie rimaste accantonate e archiviate per decenni, quindi l'invito ad esporle a Genova è stato accettato dall'artista con entusiasmo e grande partecipazione anche nella preparazione dell'evento. Elliott Erwitt nel 2018 compirà novanta anni, è uno dei grandi fotografi che per quasi tutta la sua carriera ha scattato principalmente in bianco e nero, come facevano i migliori in passato, perché potevano controllare direttamente i negativi, stampare in camera oscura e fare pulizia sulle immagini. Negli anni '40 e '50 il colore era ottenuto solo in laboratorio, i procedementi erano molto differenti rispetto ad oggi: solo con la diffusione del digitale le immagini a colori sono diventate più semplici da realizzare. I negativi a colori di Elliot Erwitt sono stati conservati negli archivi di Magnum e nei suoi personali, ci ha rimesso mano solo nel 2010 e in sei mesi, tra gli oltre cinquemila scatti, ne ha selezionati circa quattrocentocinquanta, che sono quelli pubblicati nel libro e in parte presentati ora in mostra. "Rivedere tutta questa produzione a decenni di distanza, rivivendo situazioni, emozioni, viaggi, è stato per lui una grande riscoperta e quando gli abbiamo chiesto di poterne fare una mostra ha accettato subito senza esitazione - ci ha spiegato la curatrice Biba Giacchetti - poi nel progetto ci ha seguito dall'inizio alla fine. A New York Elliott ed io abbiamo selezionato 130 immagini che sono quelle che fanno parte della mostra, stampate per la prima volta. Ha controllato tutto, abbiamo lavorato anche sette ore di seguito, con una dedizione per la fotografia che non considera solo il suo lavoro, ma è la sua vita, è lui". Quindi, questi scatti a colori permettono di scoprire aspetti inediti del suo lungo percorso, danno la possibilità di percepire diverse tensioni del suo linguaggio espressivo: acquistano vibrazioni nuove la poesia, il romanticismo, l'umanità, la capacità compositiva, la grande l'ironia, tutte anime queste, che da sempre convivono nel suo lavoro con grande coerenza.

"Dedico questo libro a Mussolini che mi ha cacciato dal mio Paese", ha scritto il fotografo in una delle sue passate pubblicazioni. Infatti, Elliott Erwitt ha un fortissimo legame con l'Italia, che ama particolarmente perché vi ha trascorso la stagione fatata della sua vita, quella con i colori più puri: l'infanzia (oltrettutto parla benissimo la nostra lingua). Nato da genitori ebrei di origine russa, scappati al tempo della rivoluzione negli anni Venti e venuti in Europa, insieme ad artisti e altre persone di cultura. Dopo un iniziale periodo parigino, il padre architetto scelse Milano per stabilirsi con la famiglia e qui Elliot visse fino all'età di 10 anni. Poi, a causa delle leggi razziali, dovettero nuovamente scappare e si trasferirono definitivamente a New York. Della passione per il nostro Paese è intrisa l'arte di Erwitt, la si riconosce in tanti riferimenti e citazioni culturali: dal cinema neorealista, alla pittura della scuola del Novecento, fino alla dedizione per Modigliani, aspetti che hanno segnato la sua ricerca.

Infine, imperdibile l'ascolto dell'audioguida che accompagna il percorso delle immagini in mostra. Costruita per raccontare cosa sta dietro gli scatti, riporta  avventure, aneddoti, storie, come per l'immagine scelta a far da copertina dell'esposizione e che è il ritratto degli attori protagonisti della pellicola di John Huston "Gli spostati" del 1961. Un film epocale, sceneggiato da Arthur Miller, con la partecipazione di Clark Gable e Montgomery Clift, importante anche perché fu l'ultimo interamente girato da Marilyn Monroe prima della scomparsa e da Clark Gable, morto per infarto subito dopo le riprese.  "E' un'immagine di gruppo dove però non si legge un gruppo, ma si leggono delle individualità, che proprio Elliott è riuscito a comporre insieme - ha sottolineato la curatrice  - ci sono poi fotografie completamente inedite tra cui quella di due ballerine di Las Vegas che si affacciano la mattina dalla loro stanza appena sveglie, emblema di come si viveva negli anni Cinquanta, che Elliott Erwitt riuscì a catturare in un attimo".