Se l'iperconnessione diventa carcere. Al Maxxi la mostra del dopo-Orwell
Si intitota "Please Come Back - Il mondo come prigione?": è la mostra che inaugura domani al Maxxi di Roma (fino al 21 maggio). 26 artisti e 50 opere raccontano il carcere come metafora del mondo contemporaneo e il mondo contemporaneo come metafora del carcere: tecnologico, iperconnesso, condiviso e sempre più controllato. Curata da Hou Hanru e Luigia Lonardelli, la mostra mette in luce le problematiche relative al controllo, che sono una delle peculiarità della società contemporanea, in un mondo in cui la condivisione figlia di internet e dei social network finisce per smantellare la privacy. Ecco, appunto, che la parola prigione assume signifcati nuovi. Allestita nella Galleria 5, l’esposizione prende il titolo dall’opera omonima del collettivo Claire Fontaine, nata da una riflessione degli autori sulla società come spazio di reclusione e sul modo inquietante in cui ne facciamo parte. La mostra si compone di tre sezioni: Dietro le mura, Fuori dalle mura e Oltre i muri.